Il rapporto sul lavoro USA rinvia al 2016 il rialzo del tasso (di Arnaud Masset): Sulla scia del deludente rapporto sul lavoro di settembre negli USA, i partecipanti al mercato iniziano finalmente a mettere in discussione l’eterno ottimismo della Fed. Come emerge dall’ultimo rapporto sulle buste paga non…
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agricole (NFP), a settembre l’economia USA ha creato solo 142 mila posti di lavoro, a fronte dei 201 mila previsti dagli economisti. Persino più grave è la revisione al ribasso della cifra riferita al mese precedente, da 173 mila a 136 mila nuovi posti di lavoro. Pare che ora la Fed non abbia solo il problema dell’inflazione, ma anche quello del mercato occupazionale – le retribuzioni orarie medie di settembre mostrano che la pressione sui salari è stata anemica. L’economia USA sta perdendo slancio e sembra che la principale economia mondiale sia più vulnerabile del previsto al contesto globale. La Fed ora si trova di fronte a un dilemma, o decide di salvare quel poco di credibilità rimasta e aumenta i tassi entro la fine dell’anno, correndo il rischio di peggiorare la situazione rafforzando il dollaro, oppure i membri del FOMC decidono di rivedere il loro giudizio e i loro commenti alla luce dello stato attuale dell’economia globale e locale, mantenendo vicino allo zero il tasso sui fondi federali.
Il mercato ora sconta un rialzo del tasso a marzo 2016. La probabilità di un intervento a ottobre è scesa al 10%, e quella di un rialzo a dicembre è scivolata attorno al 25%. Tuttavia, anche se la Fed sostiene che la sua politica monetaria dipende dai dati, la questione della “credibilità” ci impedisce di escludere del tutto un rialzo del tasso a dicembre. Prevediamo che la Fed interverrà a marzo. Nel breve termine, il biglietto verde continuerà a essere molto sensibile ai commenti dei membri della Fed e ai dati economici dagli USA. Questa settimana, però, in calendario non ci sono molti appuntamenti: oggi saranno diffusi il PMI di Markit e l’indice ISM sul settore non manifatturiero, domani sarà la volta della bilancia commerciale USA e venerdì ci sarà la pubblicazione delle giacenze all’ingrosso e dell’indice dei prezzi all’importazione.
Probabilmente la RBA manterrà i tassi invariati (di Yann Quelenn)
Domani la banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia, RBA) pubblicherà l’obiettivo per il suo tasso di cassa, attualmente pari al 2%. I mercati mettono in conto una probabilità del 90% che i tassi rimangano invariati. Sussiste, tuttavia, l’eventualità, stimata intorno al 40%, che entro l’anno ci sia un taglio del tasso.
I fondamentali stanno migliorando. I dati sull’inflazione, pubblicati stamattina da TD Securities, mostrano un incremento dello 0,3% m/m a settembre. Anche la cifra annua è salita verso il 2% a/a. La valuta australiana si è svalutata e rimane molto bassa, circostanza che ha tolto un po’ di pressione sul paese, perché ha stimolato le esportazioni. Ciò nonostante, uno dei principali partner per il commercio di materie prime è la Cina e i persistenti prezzi bassi delle materie prime stanno pesando sulla crescita australiana. L’industria estrattiva sta soffrendo e gli investimenti sono calati bruscamente. Sembra che gli effetti positivi della valuta debole non riescano a compensare il rallentamento della crescita dovuto alle condizioni negative del mercato globale.
Un’altra questione riguarda la bolla immobiliare a Melbourne e Sydney. Un taglio dei tassi alimenterà questa bolla: se la RBA decidesse di tagliare i tassi entro il prossimo anno, perderebbe il controllo sull’infinito aumento dei prezzi delle abitazioni.
Fonte: BONDWorld.it
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