I market mover della settimana: Nell’Eurozona, l’indice ZEW sulle attese è visto ancora in calo a ottobre a 7 da 12,1, meno che nei mesi precedenti; anche l’indice sulla situazione corrente potrebbe tornare a scendere a 65 da 67,5. I dati nazionali suggeriscono un calo di produzione area euro di almeno 0,4%m/m in agosto, dovrebbe trattarsi di un fenomeno…
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- temporaneo in parte legato ad effetti di calendario in Germania. Le seconde stime dovrebbero confermare il ritorno dell’inflazione in territorio negativo in Germania (-0,2%) e Area Euro (-0,1%), e l’affondo in Spagna (-1,2% da -0,5%). In Francia, l’inflazione dovrebbe essere calata a settembre a zero da 0,1%. Settembre dovrebbe aver segnato un minimo per l’inflazione area euro e da ottobre dovrebbe vedersi una rapida risalita su di un effetto statistico favorevole dall’energia. In Italia, la settimana è densa di appuntamenti istituzionali, con la presentazione della Legge di Stabilità e il voto finale del Senato sulla riforma costituzionale.
- La settimana ha molti dati di rilievo negli Stati Uniti. Le prime indagini del manifatturiero a ottobre dovrebbero restare in territorio negativo, confermando la debolezza del settore che dovrebbe emergere anche da una nuova contrazione della produzione industriale a settembre. Dal lato dei consumi i dati restano positivi, con un aumento previsto per la fiducia dei consumatori a ottobre e vendite al dettaglio in rialzo a settembre, a supporto di un altro trimestre di consumi in forte crescita. Il CPI e il PPI a settembre saranno frenati dal calo dei prezzi energetici, mentre gli indici core sono previsti in moderato rialzo. Il Beige Book dovrebbe confermare uno scenario di manifatturiero debole e servizi solidi.
- Il calendario macroeconomico, tuttavia, parte in sordina: l’agenda non prevede alcun evento di rilievo nella giornata di lunedì 12. Oggi, asta BOT: il Tesoro offre 7 miliardi di BOT annuali a fronte di scadenze per circa 8 miliardi.
Ieri sui mercati
- La scorsa settimana è stata caratterizzata da un rimbalzo degli indici azionari mondiali (+5,3% per l’S&P500) e delle quotazioni petrolifere (+7,3% per il Brent Crude Index), aumenti dei rendimenti obbligazionari e rafforzamento dell’euro contro dollaro e yen. In ripresa molte divise emergenti.
- Fra il 2 e il 9 ottobre la curva UST ha subito un aumento più marcato sulla scadenza quinquennale (+12pb) rispetto a quelle corte (+8pb) e lunghe (+10-11pb). In Europa, invece, la curva tedesca ha registrato un aumento di 8pb della pendenza 10-2 anni e di soli 3pb sul tratto 5-2 anni. In calo di 5pb i differenziali decennali BTP-Bund e Bono-Bund.
Area Euro – Durante l’intervento ai meeting annuali del FMI, Draghi ha confermato che la BCE rimane pronta a fare di più nel caso in cui i rischi dagli emergenti dovessero pesare sulle prospettive, già assai incerte, di crescita moderata e graduale risalita dell’ inflazione area euro. Draghi ha però indicato che per il momento il Consiglio è ancora in una fase di valutazione delle nuove informazioni.
Stati Uniti – I prezzi all’import calano di -0,1% m/m (-10,7% a/a) a settembre e il dato di agosto è rivisto verso l’alto a -1,6% m/m, da -1,8% m/m. Al netto dei carburanti, i prezzi calano di -0,3% m/m (-3,1% a/a) , confermando gli effetti deflazionistici dell’apprezzamento del dollaro. I dati confermano la presenza di pressioni disinflazionistiche sui prezzi dei beni finali derivanti dal dollaro forte.
Stati Uniti – Lockhart (Atlanta Fed), Dudley (New York Fed) e Fischer (vice-presidente Fed) hanno ribadito che lo scenario centrale rimane quello di un rialzo entro fine anno, anche se si tratta di una previsione e non di un impegno.
Svizzera – il governatore della banca centrale ha ribadito che il franco è significativamente sopravvalutato e che la Banca Nazionale Svizzera è pronta a intervenire sui mercati valutari.
Fonte: BondWorld.it
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