– La disoccupazione è scesa ancora (per il terzo mese consecutivo), a sorpresa, a settembre, all’11,8% dall’11,9% di agosto. Per trovare un valore più basso occorre risalire al 2012..…
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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo
– Il dettaglio presenta però luci ed ombre: il calo del tasso dei senza-lavoro non è dovuto all’aumento degli occupati, che anzi sono scesi di 36 mila unità (dopo essere cresciuti in ciascuno dei tre mesi precedenti), bensì a una più consistente contrazione delle forze di lavoro dovuta all’aumento degli inattivi (+53 mila unità).
– Dopo che ad agosto la creazione di nuovi posti di lavoro aveva riguardato soprattutto dipendenti a termine, il calo di settembre colpisce soprattutto i dipendenti permanenti (- 26 mila su un totale di -36 mila nel mese).
– Il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni, dopo essere aumentato ad agosto, è tornato a diminuire a settembre, al 40,5% (da 40,8%). Ma anche tra i giovani il calo è spiegato da un aumento degli inattivi che ha più che compensato la flessione degli occupati.
– In sintesi, il dato conferma che il mercato del lavoro sta migliorando, sia pur lentamente. Ciò è coerente con i segnali giunti dalle indagini sia dei consumatori che delle imprese: in particolare, le aspettative delle famiglie sulla disoccupazione hanno toccato a ottobre un minimo negli oltre vent’anni di rilevazione della serie. I progressi in corso sul fronte occupazionale consentiranno un rafforzamento della ripresa già in atto dei consumi delle famiglie (mentre in questa fase più indietro sembrano gli investimenti delle imprese).
– In prospettiva, continuiamo a pensare che la discesa della disoccupazione sarà lenta e irregolare, anche perché condizionata dall’ampia volatilità del tasso di inattività (non inusuale in prossimità dei punti di svolta del mercato del lavoro).
– Tuttavia, il calo della disoccupazione continuerà e potrebbe essere anche aiutato da un possibile “anticipo” delle assunzioni da parte delle imprese all’approssimarsi del termine per godere interamente del taglio contributivo sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato.
– A ottobre, i prezzi al consumo sono cresciuti di due decimi secondo l’indice nazionale e di mezzo punto percentuale in base all’armonizzato Ue. L’inflazione annua è lievemente salita da 0,2% a 0,3% (su entrambi gli indici). I dati sono risultati superiori alle aspettative di consenso e in linea con le nostre previsioni.
– L’aumento nel mese (sull’indice NIC) è dovuto per metà ai rincari nel capitolo “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (+0,9% m/m), peraltro ampiamente atteso per via degli aumenti delle tariffe di elettricità e gas (+3,4% e +2,4% rispettivamente). Meno attesa invece la salita dei listini nei servizi ricettivi e ristorazione (+0,7% m/m), dovuta probabilmente al permanere anche nel primo mese autunnale di flussi turistici superiori alla media del periodo. Non sorprendenti (anzi meno marcati rispetto alla stagionalità di ottobre) i rincari nell’istruzione (+0,5% m/m). In aumento significativo per il secondo mese consecutivo anche i prezzi degli alimentari (+0,4% m/m; ad ottobre come a settembre hanno inciso soprattutto i vegetali freschi).
– Viceversa, sono calati per il secondo mese consecutivo i prezzi dei trasporti (-0,6% dopo il calo record di -3,4% m/m registrato a settembre); mentre il mese scorso avevano contribuito soprattutto i servizi di trasporto aereo e marittimo, in questo caso si segnala la diminuzione dei prezzi dei carburanti (benzina -1,2% m/m). In flessione (di un decimo) anche i listini nel settore dei servizi sanitari e delle spese per la salute.
– Su base annua, il numero dei capitoli di spesa che conservano una tendenza deflattiva è invariato (2 su un totale di 12): i trasporti (-3,3% a/a) e le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,4% a/a). Anche il numero delle componenti che mostrano rincari superiori all’1% è stabile (a 4): bevande alcooliche e tabacco (+2,9% a/a), servizi ricettivi e di ristorazione (+2,1% a/a), alimentari e bevande (+1,9%) e istruzione (+1,3% a/a).
– L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è rimasta invariata a 0,8% a/a (+0,1% m/m). L’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie) è rimasta in territorio negativo, pur risalendo lievemente a -0,1% da -0,3% a/a (anch’essa fa segnare comunque un +0,1% m/m).
– In sintesi, il dato non modifica in misura sostanziale lo scenario inflattivo; semmai, in qualche modo conferma la tendenza al rientro delle pressioni deflazionistiche. A nostro avviso, se il punto di minimo per il CPI è alle spalle, tuttavia il livello corrente dei prezzi delle materie prime (derivante dallo shock al ribasso sulla domanda dalle economie emergenti, non compensato da un adeguato aumento di offerta) non è ancora coerente con un significativo rimbalzo dell’inflazione, che ci aspettiamo possa risultare poco variata (solo di poco al di sopra dello zero) almeno ancora per qualche mese.
– Confermiamo la nostra stima di un CPI medio solo leggermente positivo in media nel 2015 e di poco superiore all’1% nel 2016. In altri termini, il lieve rialzo dell’inflazione visto in Italia e nel resto dell’Eurozona a ottobre non sembra sufficiente per distogliere la BCE da un possibile aumento dello stimolo monetario nei prossimi mesi.
Fonte : BondWorld.it
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