Se l’inflazione in zona euro dovesse risalire troppo lentamente, la Bce potrebbe dover tagliare ulteriormente il tasso sui depositi marginali. Lo ha detto l’esponente del consiglio esecutivo Benoit Coeuré, specificando tuttavia che sul tema “la discussione è ancora aperta”…
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Monte dei Paschi di Siena
“Se vediamo un rischio che l’inflazione torni al target del 2% (…) in un modo molto più lento rispetto a quanto ci aspettavamo in precedenza, questo potrebbe anche comportare un aggiustamento del tasso sulla deposit facility” afferma l’esponente della Bce.
Il tasso sui depositi marginali, attualmente a -0,20%, segna il limite inferiore a cui possono essere acquistati asset nell’ambito del programma di quantitative easing. Già al termine della riunione di politica monetaria della settimana scorsa il presidente Mario Draghi aveva indicato la prospettiva di un intervento su questo tasso nel meeting di dicembre.
Intervenendo a una conferenza a Città del Messico, Coeuré ha spiegato che gli strumenti che la Bce utilizzerà dipenderanno dagli shock che si osserveranno su liquidità o tassi di interesse.
“Abbiamo a disposizione vari strumenti che possiamo utilizzare” ha affermato. “La ragione per cui occorre che si faccia una discussione è che vogliamo essere sicuri di usare gli strumenti giusti. Se si tratta di una questione di tassi di interesse o di liquidità: questa è la discussione che stiamo tenendo”.
Un rialzo dei tassi, il primo dal 2006, potrebbe essere possibile negli Stati Uniti a dicembre. Lo ha fatto capire la Federal Reserve il cui braccio di politica monetaria – il Federal Open Market Committee – ha deciso di lasciare il costo del denaro sui minimi storici ma suggerito che nel meeting del 15 e 16 dicembre potrebbe optare per un rialzo, il primo dal 2006. La frase usata per comunicare questo concetto è stata: “Nel determinare se sarà appropriato alzare il range dei tassi nel prossimo meeting, il Comitato valuterà i progressi – sia realizzati sia attesi – verso gli obiettivi di massima occupazione e inflazione al 2%”. Per fare ciò il Fomc prenderà in considerazione “una vasta gamma di informazioni tra cui misure sulle condizioni del mercato del lavoro, indicatori della pressione inflativa e delle aspettative sull’inflazione e letture degli sviluppi finanziari e internazionali”. Dopo un eventuale aumento del costo del denaro, la Fed promette comunque un “approccio equilibrato”. Il mercato ora valuta come più probabile un aumento dei tassi nel 2015: sono infatti salite al 47% dal 34% di prima del meeting Fed le probabilità, misurate dai future sui Fed Funds con cui gli investitori fanno scommesse sulla politica monetaria della Fed. La banca centrale guidata da Janet Yellen sembra quindi più ottimista e meno preoccupata dai rischi globali sugli Usa rispetto alla riunione dello scorso settembre. Il Pil statunitense del terzo trimestre ha evidenziato un forte rallentamento, crescendo di 1,5% annualizzato contro il +3,9% del secondo trimestre, ma complessivamente in linea con le attese, poste a +1,6%. L’espansione è stata frenata dal forte decumulo di scorte, che hanno sottratto l’1,4% dalla crescita, e dal minor contributo delle esportazioni, conseguenza della forza del dollaro e del rallentamento dei paesi emergenti. La spesa dei consumatori è rimasta robusta, crescendo del 3,2% nel trimestre, in linea con le attese.
La Bank of Japan, nella seduta del 30 ottobre, non ha aumentato il proprio programma di stimoli pur spostando in avanti per la seconda volta quest’anno l’orizzonte temporale durante il quale si prefigge di raggiungere l’obiettivo di inflazione al 2%. L’istituto di emissione giapponese, nella nota di aggiornamento delle previsioni economiche ha segnalato che la riduzione delle stime di inflazione per i prossimi due anni è da porre in relazione al calo dei prezzi del greggio, e che l’obiettivo di inflazione dovrebbe essere centrato nel semestre che termina a marzo 2017, un anno dopo l’attesa fissata all’inizio di quest’anno. Il governatore Kuroda ha difeso la decisione di mantenere invariata la politica monetaria, negando che la banca centrale stia perdendo credibilità, e che le azioni sinora intraprese stanno producendo gli effetti voluti. Kuroda ha aggiunto che non vede limiti ad ulteriori iniziative di policy, anche se molti analisti manifestano crescente scetticismo riguardo ai vincoli che il programma di acquisto della Bank of Japan, soprattutto di titoli di stato, starebbe raggiungendo. Il bilancio della banca centrale giapponese è oggi oltre i due terzi del Pil del paese, più della somma di tali quozienti per Federal Reserve, Bce e Bank of England.
Secondo le nuove previsioni della BoJ, l’inflazione è attesa allo 0,1% per questo anno fiscale (che termina il prossimo 31 marzo), contro lo 0,7% della precedente stima, ed all’1,4% il prossimo anno. La banca centrale segnala anche che i rischi per l’economia ed i prezzi sono distorti verso il basso. Secondo gli ultimi dati disponibili, a settembre l’indice tendenziale dei prezzi al consumo core, che elimina gli alimentari freschi, è sceso sotto lo zero per il secondo mese consecutivo a meno 0,1%. Al netto di alimentari ed energia, i prezzi sono aumentati dello 0,9% annuale in settembre. Altri dati economici sono risultati misti. Le vendite al dettaglio sono inaspettatamente calate a settembre, ma la produzione industriale di settembre è aumentata dell’1%, oltre le attese.
La banca centrale svedese (Riksbank) ha inaspettatamente aumentato del 50% la dimensione del proprio programma di QE, portandolo a 200 miliardi di corone, ed ha anche modificato la propria forward guidance, indicando che si aspetta di tenere i tassi fermi per 6 mesi oltre quanto sinora previsto, e cioè sino al primo semestre 2017. La mossa appare anche una reazione alla possibilità che la Bce accentui la negatività dei tassi ufficiali, nel proprio meeting di inizio dicembre.
In settimana, mercati azionari pressoché invariati, in consolidamento dopo il rally delle ultime settimane. I maggiori indici si trovano ora a circa il 5% dai massimi raggiunti la scorsa primavera. Sui mercati dei titoli di stato, il rendimento dei Treasury è lievemente aumentato, dopo che il FOMC della Fed ha mostrato una posizione più incline al rialzo dei tassi ufficiali nel meeting di dicembre, rimuovendo esplicitamente la preoccupazione che la debolezza congiunturale globale possa frenare la crescita statunitense. Sui mercati delle obbligazioni a spread, la settimana ha visto un ulteriore generalizzato restringimento, in particolare nel comparto High Yield statunitense. Forte restringimento anche nel comparto dei corporate emergenti, per effetto di ricoperture in un quadro di un calendario di nuove emissioni complessivamente leggero ed una base di investitori internazionali in sottopeso.
Fonte: BONDWorld.it
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