Rapporto sul lavoro non così importante come si pensa (di Arnaud Masset): Il rapporto ADP di oggi fornirà una prima indicazione sul dato sulle buste paga non agricole (NFP) di venerdì. Il dato NFP di questa settimana, e anche quelli di dicembre, saranno…
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considerati dai partecipanti al mercato un grosso aiuto per valutare le probabilità di un decollo dei tassi della Federal Reserve a dicembre. Il dato ADP di ottobre dovrebbe attestarsi a 180 mila unità, leggermente inferiore alle 200.000 del mese scorso.
Secondo noi, il mercato sopravvaluta l’importanza dei dati NFP quando tenta di prevedere le decisioni di politica monetaria. Negli ultimi mesi, il mercato del lavoro ha mostrato un miglioramento significativo, ma la Fed non è intervenuta. Riteniamo che i livelli d’inflazione e le prospettive dell’economia globale – soprattutto quando hanno un impatto diretto sugli USA – siano più rilevanti quando si cerca di prevedere la prossima mossa di Yellen. E dunque, a che punto siamo? L’indice sull’inflazione preferito dalla Fed, il deflatore core del PCE, a settembre è rimasto stabile all’1,3% a/a, sotto l’1,4% delle previsioni medie. Se si guarda all’indicatore che include i prezzi più volatili, come i prezzi dell’energia e dei generi alimentari, il quadro peggiora ulteriormente, i prezzi sono cresciuti solo dello 0,2% a/a.
Infine, se consideriamo i “fattori esterni” e il cosiddetto terzo mandato della Fed, ci accorgiamo che anch’essi non sostengono un rialzo del tasso a dicembre. In primo luogo, gran parte delle banche centrali ha adottato un’impostazione accomodante e pensa addirittura a un’espansione degli stimoli. La scorsa settimana la Riksbank ha aumentato l’entità del suo QE e la BCE ha detto chiaramente che una proroga o un aumento del programma di acquisto di bond è solo una questione di tempo. Inoltre, anche se la BoJ continua a mostrarsi ottimista sull’economia, la banca centrale continua a mancare i suoi obiettivi… La Fed quindi è sola contro tutti. Supponiamo comunque che Yellen, per qualche motivo, decida di alzare i tassi: tassi d’interesse più alti negli USA si traducono in un dollaro più forte, e quindi in un calo dell’inflazione. La Fed non vuole dover combattere con la minaccia della disinflazione.
Oggi interverranno alcuni funzionari della Fed, consigliamo di concentrarsi su questi discorsi perché le opinioni dei banchieri americani mostrano forti divergenze. Stamattina Brainard parlerà a Francoforte, Yellen interverrà all’audizione della Camera e nelle prossime ore Dudley terrà un discorso a New York.
In vista della BoE (di Peter Rosenstreich)
In vista del “super giovedì” della BoE, i dati economici positivi hanno fatto aumentare le aspettative di una BoE falco. Giovedì la BoE pubblicherà il Rapporto sull’Inflazione, con le previsioni aggiornate, e diffonderà i verbali della recente riunione sui tassi. Oggi il PMI servizi del Regno Unito si è attestato a 54,9 punti rispetto ai 53,3 precedenti (previsione: 54,5), il dato composito è lievitato a 55,4 punti dai 53,3 precedenti (previsione: 53,6). I dati economici forti hanno indotto i tori della GBP a prevedere che la BoE rilascerà un comunicato molto più aggressivo. Anche la svolta da falco della Fed ha contribuito a far aumentare le aspettative sulla BoE. Ciò nonostante, a dispetto di qualche segnale incoraggiante, l’economia britannica sta attraversando una fase di tenue debolezza, e le prospettive esterne sono peggiorate. Anche se le condizioni interne si sono stabilizzate, le prospettive d’inflazione sono calate. Come negli USA, i dati economici solidi non si sono tradotti in pressioni diffuse sui prezzi. Neanche il mercato del lavoro al calor bianco è riuscito a produrre un’inflazione costante delle retribuzioni. La sterlina forte e i prezzi deboli delle materie prime genereranno venti contrari a una ripresa dell’inflazione primaria. Ciò lascia intendere che la BoE probabilmente non alzerà i tassi prima del maggio del 2016 (dopo la Fed). Sospettiamo che l’attuale rally della GBP sia eccessivo e ci aspettiamo una correzione di breve termine di questa forza. A nostro avviso, il Comitato di Politica Monetaria si concentrerà sui rischi al ribasso per l’inflazione e la crescita con 8 voti a 1 (c’è una scarsa probabilità che Forbes o Weale si uniscano a McCafferty votando a favore di un rialzo del tasso). Ciò detto, rimaniamo costruttivi sulla GBP nel medio e lungo periodo, soprattutto contro l’euro. Chi opera in EUR/GBP dovrebbe mirare al supporto a 0,7056 (18/08/2015) e poi all’obiettivo chiave, che corrisponde al manico psicologico a 0,7000.
Fonte: BONDWorld.it
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