25-11-15 MPS: Weekly Focus Mercati Finanziari

La Bce rileva un aumento dei rischi di mancato raggiungimento del target di inflazione, secondo….


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Monte dei Paschi di Siena


quanto emerge dai verbali dell’ultimo meeting di politica monetaria dell’istituto centrale. L’Eurotower aggiunge poi che, per quanto stiano producendo risultati, le attuali misure di politica monetaria potrebbero non essere sufficienti per il raggiungimento dei livelli desiderati di inflazione, in presenza di condizioni esterne ancora insoddisfacenti, da un processo di riforme strutturali che rimane deludente ad un programma di investimenti della Commissione Ue, il cosiddetto piano Juncker, che di fatto non è mai partito.

Nelle minute della riunione del 22 ottobre la Bce sottolinea quindi la necessità di raggiungere gli obiettivi oppure di adottare nuove azioni, eventualmente allargando la gamma degli strumenti utilizzati.

“Un aggiornamento delle proiezioni di settembre dello staff Bce ha suggerito che ci sono rischi al ribasso rispetto allo scenario base di settembre” spiega la Bce. “I tempi anticipati di una normalizzazione dell’inflazione verso il 2% verranno verosimilmente ancora spostati in avanti, come è stato nel caso delle precedenti proiezioni dello staff”.
La Bce aggiunge che “l’impatto di fattori esterni e l’aumento dell’incertezza sollevano la possibilità che le misure della Bce possano non avere effetti sufficienti per raggiungere gli obiettivi finali”.

Mario Draghi ha confermato ed ulteriormente precisato, in un discorso pubblico tenuto il 20 novembre, che “se decidiamo che l’attuale traiettoria della nostra politica monetaria non è sufficiente per raggiungere il nostro obiettivo, faremo quello che è nostro dovere fare il più velocemente possibile”, aggiungendo che una decisione sarà presa al meeting del 3 dicembre.

“Il livello del tasso sui depositi può anche rafforzare la trasmissione del programma di acquisto asset, non da ultimo incrementando la velocità di circolazione delle riserve delle banche”, ha detto Draghi.

L’economia giapponese è tornata in recessione nel terzo trimestre, condizionata dall’incertezza delle prospettive della domanda estera che ha frenato gli investimenti, circostanza che potrebbe spingere le autorità a varare nuove misure espansive a supporto di una ripresa che resta fragile.

Il prodotto interno lordo si è contratto a un passo annualizzato di 0,8% nel periodo luglio-settembre, oltre la mediana delle stime di consenso, che ipotizzavano una contrazione di 0,2%.

Nei tre mesi precedenti l’economia nipponica si era contratta dello 0,7%, segnando la prima flessione dopo tre trimestri. Due contrazioni trimestrali consecutive del Pil segnano l’ingresso in recessione tecnica.

Tra i dati positivi la ripresa di consumi privati ed esportazioni, malgrado il rallentamento della domanda in Cina e le difficoltà delle famiglie, che risentono dell’aumento dei prezzi delle importazioni di beni alimentari.

Gli analisti si aspettano solo una moderata ripresa nell’attuale trimestre, evidenziando le difficoltà che si trova ad affrontare il premier Shinzo Abe nel portare il Giappone fuori dalla stagnazione, attraverso un vasto programma di misure di stimolo e riforme strutturali noto come Abenomics.

La Banca centrale giapponese ha mantenuto inalterata la portata dell’attuale stimolo monetario, confermando la visione e la speranza di una ripresa economica conseguibile malgrado la debolezza della spesa per investimenti e un contesto globale difficile.

La BoJ ha mantenuto invariata la propria valutazione rispetto alla congiuntura, sottolineando che, mentre le esportazioni e la produzione stanno avvertendo il peso della debolezza della domanda dai Paesi emergenti, l’economia interna ha continuato a riprendersi lievemente.

“Le economie emergenti probabilmente si riprenderanno grazie alla solida crescita delle economie avanzate. Le esportazioni si muoveranno lateralmente, ma probabilmente si riprenderanno moderatamente”, ha detto il governatore Haruiko Kuroda nel corso della conferenza stampa successiva al meeting di politica monetaria.
“Le aspettative di inflazione sembrano essere in lieve ripresa nel complesso da una prospettiva di lungo termine, sebbene alcuni indicatori abbiamo recentemente mostrato una dinamica relativamente debole”, si legge inoltre nel comunicato diffuso contestualmente alla decisione di politica monetaria.

La Banca del Giappone ha pertanto lasciato invariata la sua strategia di politica monetaria, attuata attraverso un target di acquisti di 80.000 miliardi di yen annui. Kuroda ha quindi aggiunto che gli attentati di Parigi avranno un impatto “limitato” sull’economia nipponica anche se non ha potuto escludere un effetto negativo sul turismo e sulle vendite del periodo natalizio.

La bilancia commerciale giapponese ha registrato in ottobre un surplus di 111,5 miliardi di yen, a fronte di attese per un deficit di 292 miliardi di yen. Il dato si forma per effetto del primo calo dell’export in oltre un anno (pari al 2,1%), una contrazione tendenziale che rivela la debolezza della domanda estera, causata dal rallentamento dell’economia cinese. Le importazioni hanno invece segnato una contrazione del 13,4% contro attese per un -8,6% da -11,1% di settembre.

Dai verbali del meeting FOMC della Federal Reserve di fine ottobre emerge consenso per un probabile rialzo a dicembre, pur se con qualche dissenso. Dalla discussione sui tassi reali di equilibrio emergono ulteriori argomenti a favore di nuove revisioni al ribasso del punto di arrivo dei rialzi e di un sentiero molto graduale. Nel complesso, i verbali danno un messaggio relativamente “dovish”, positivo sull’economia, molto moderato sui futuri rialzi dei tassi, che è stato bene positivamente accolto dai mercati.

In settimana, i mercati obbligazionari hanno visto una flessione dei rendimenti, soprattutto a seguito delle posizioni concilianti della Bce, confermata da Mario Draghi e dal capo economista Peter Praet, che hanno segnalato la deludente dinamica della crescita e dell’inflazione core, che resta bloccata intorno all’1%

tendenziale. Riguardo al meeting di dicembre della Bce, il mercato pare attendersi una ulteriore riduzione di 10 punti base del tasso sui depositi in territorio negativo, e l’annuncio del prolungamento oltre il settembre 2016 del programma di acquisti di titoli, che potrebbe anche subire un’accelerazione oltre il passo corrente di 60 miliardi mensili. La curva dei rendimenti statunitensi ha evidenziato una sottoperformance per il tratto a breve, con conseguente appiattimento del profilo.

Nuovo rally dei mercati azionari, guidato dai ciclici con materie prime ed industriali. In area euro, spicca la sovraperformance del Dax, per il bias dei ciclici e con gli esportatori attesi beneficiare dell’eventuale ulteriore deprezzamento dell’euro indotto dalla divergenze delle politiche monetarie tra i due lati dell’Atlantico.

Sul mercato dei cambi, il dollaro in settimana ha consolidato i recenti progressi, malgrado la risalita dei rendimenti sul tratto biennale della curva e l’ulteriore declino nei prezzi di molte materie prime.

 

Fonte: BONDWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.