GIORNALE5

UBP: Commento post BCE

Le principali misure adottate oggi dalla Banca Centrale Europea sono: la riduzione del tasso di interesse sui depositi a -0,3%; l’estensione del programma di acquisto di asset (QE) almeno fino a marzo 2017 (prima il termine era fissato a settembre 2016);…


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A cura di Olivier Arpin, Economista di Union Bancaire Privée – UBP


il reinvestimento del capitale degli asset acquistati in scadenza e l’allargamento della lista dei titoli che la Bce può comprare, includendo quelli emessi dalle autorità regionali e locali.

Nella sessione di domande e risposte, il presidente dell’Istituto di Francoforte, Mario Draghi, ha dato due spiegazioni del perché le misure adottate oggi sono sufficienti. Innanzitutto, secondo il Consiglio Direttivo, era necessaria solo una “ricalibrazione” della politica monetaria per rimettere in carreggiata l’inflazione e, in secondo luogo, il QE sta già avendo un impatto potente sulla crescita e sulle condizioni del credito. Probabilmente anche le notizie leggermente più positive sull’economia delle ultime settimane hanno convinto che non fosse necessaria un’azione più aggressiva.

Nelle ultime due settimane, abbiamo assistito a una sorta di escalation delle attese degli osservatori su ciò che avrebbe fatto oggi la BCE. L’Istituto centrale ha quasi sempre superato le aspettative negli ultimi anni e gli investitori, logicamente, si sono abituati a tale approccio. Oggi, la delusione principale è stata la mancanza di un aumento della quantità di acquisti di asset. Tuttavia, l’estensione del Quantitative Easing almeno fino alla primavera del 2017 ha fatto aumentare la dimensione totale del programma di acquisti di quasi 400 miliardi di euro. La conseguenza principale di questo “ottimismo eccessivo” è l’apprezzamento di circa il 2% dell’euro contro il dollaro e l’aumento significativo nei rendimenti dei bond a breve e a lungo termine, che hanno in pratica cancellato i cali degli ultimi mesi.

Questo ovviamente non è ciò che mette in discussione la prosecuzione della ripresa ciclica dell’economia europea (né la tendenza al ribasso dell’euro). Nel 2016, la politica monetaria dell’Eurozona rimarrà molto espansiva, senza dimenticare che, per la prima volta dalle politiche di austerità di inizio 2010, la politica di bilancio aggregato dell’area dovrebbe essere sostanzialmente neutrale o perfino leggermente accomodante. Le riforme strutturali annunciate nei mesi scorsi in alcuni Paesi dovrebbero iniziare a dare i loro frutti. Mario Draghi, inoltre, ha lasciato la porta aperta a ulteriori misure, se necessarie.

Fonte: BONDWorld.it


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