Lo scenario di prezzi ancora più bassi nel 2016 rispetto al 2015 può portare ancora qualche beneficio alle famiglie europee, ma crescono i rischi connessi all’instabilità politica e finanziaria dei paesi produttori…..
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Il ballottaggio delle elezioni regionali francesi metterà alla prova la capacità del sistema elettorale a doppio turno di contenere le derive populiste.
Se serviva una prova della profonda crisi in cui versa il vecchio cartello dei paesi produttori di petrolio, il surreale comunicato diffuso dopo la riunione OPEC del 4 dicembre potrebbe fornirla. Dopo aver constatato che “dall’ultima riunione di giugno, il livello delle scorte OCSE di greggio e prodotti ha continuato a salire” e che “rimane ben sopra la media quinquennale”, i Ministri hanno sottolineato “l’impegno ad assicurare un mercato stabile e bilanciato nel lungo termine”, concordando che “dovranno continuare a monitorare con attenzione gli sviluppi nei prossimi mesi”. Punto. Nessun segnale che i membri siano più vicini a concordare un taglio della produzione che elimini l’eccesso di offerta dal mercato. Così stando le cose, e nel dubbio su quale sia l’obiettivo finale dell’Arabia Saudita, la prospettiva di riequilibrio poggia soltanto sulla ripresa della domanda (stimata in 1,3 milioni di barili al giorno nel 2016) e nel calo dell’offerta non-OPEC (-0,39 mb/g). Tuttavia, anche così la domanda rivolta al cartello sarebbe pari a 30,8 mb/g, 900mila b/g in meno di quanto viene attualmente prodotto (31,7 mb/g).
Il calo delle quotazioni che è seguito alla riunione OPEC ha riguardato anche i mercati a termine. I futures sul Brent sono piuttosto piatti, scontando un rialzo soltanto a 47,6 dollari per il dicembre 2016 dopo un 1° trimestre più o meno stabile su livelli anche inferiori a quelli attuali. Anche ipotizzando una ripresa più consistente delle quotazioni nel 2° semestre del prossimo anno, la media 2016 si prospetta più bassa rispetto alle nostre stime di settembre del 10-15%, e sarà probabilmente inferiore anche ai 53,5 dollari del 2015. Perciò, sul prossimo anno si scaricheranno ancora alcuni effetti positivi del guadagno di potere d’acquisto delle famiglie: nel caso italiano stimiamo circa lo 0,1% del reddito disponibile, dopo lo 0,6% risparmiato sulla spesa energetica complessiva nel 2015 (includendo anche elettricità e gas). Il risparmio dovrebbe essere leggermente superiore in Francia (0,1-0,2%) e in Germania (0,2%).
Tuttavia, i benefici sono ridotti dal fatto che cresce la parte del costo finale legata alle imposte sui carburanti e che si riduce la quota della spesa complessiva dedicata all’energia. D’altro canto, il protrarsi della fase di bassi prezzi può aumentare gli effetti negativi legati all’aumento del rischio di instabilità finanziaria e politica dei paesi produttori e al calo delle esportazioni verso tali paesi. Sulla base del database del FMI, nel 2° trimestre 2015, le esportazioni verso i paesi esportatori di carburanti risultavano globalmente già in calo del 17% a/a, con percentuali ancora peggiori per l’export da Spagna (-27%), Italia (-23%), Germania (-22%) e Francia (-19%). Il 6,5% delle esportazioni italiane è diretto a paesi OPEC.
La vittoria del Front National (FN) al primo turno delle elezioni regionali in Francia ha confermato la criticità dello scenario politico, con lo spostamento massiccio del baricentro dell’elettorato verso destra (normale in periodo di grandi flussi migratori e di minaccia terroristica) e, soprattutto, la prospettiva che un Partito contrario a molti aspetti dell’integrazione europea possa seriamente competere per la maggioranza al Parlamento nazionale. Proprio il caso francese, però, potrebbe anche fornire la prova che un sistema elettorale ben congegnato può evitare che la maggioranza moderata si ritrovi ostaggio degli estremisti. Ai ballottaggi di domenica, infatti, il FN dovrà ottenere voti ben oltre il suo bacino elettorale per conquistare la vittoria. I sondaggi mostrano che la desistenza dei socialisti potrebbe portare alla sconfitta del FN contro il centro-destra anche in regioni, come in Provenza o Nord-Pas-de-Calais-Picardie dove ha ottenuto il 40% al primo turno. In altre 10 regioni, tuttavia, si prospetta un più complesso ballottaggio a 3 (FN, il centrodestra di Les Républicains-UDI-MoDem, la sinistra di PS-PRG-EELV) e in una (Corsica) addirittura a 4. La lezione sarà importante anche per altri paesi, come l’Italia.
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