14-12-15 MPS: Weekly Focus Mercati Finanziari

Rivisto al rialzo il Pil del terzo trimestre del Giappone, che ha così evitato la caduta in recessione. Tra luglio e settembre l’economia nipponica è cresciuta a un ritmo annualizzato di 1% da -0,8% della stima….


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Monte dei Paschi di Siena


preliminare, mentre le attese degli economisti ipotizzavano una revisione a +0,1%. Sulla revisione al rialzo ha influito la componente scorte, che ha mostrato un calo più debole delle attese. Migliora la spesa per investimenti, cresciuta al ritmo annualizzato di 0,6% dall’iniziale stima di -1,3%. Gli ordinativi di macchinari hanno mostrato un inatteso balzo del 10,7% sul mese a ottobre, al massimo da marzo 2014, a fronte di attese per un calo dell’1,5%. Il dato giunge dopo l’incremento del 7,5% di settembre, il primo aumento mese su mese in quattro mesi. Gli ordinativi sono un utile indicatore della spesa per investimenti nei prossimi 6-9 mesi.

La fiducia nell’economia della zona euro migliora a dicembre ai livelli più alti da agosto, sostenuta dalla politica ultra-espansiva delle Bce. L’indice che misura il morale di investitori e analisti nella zona euro, curato da Sentix, sale a 15,7 da 15,1 di novembre. Si tratta della seconda lettura consecutiva in rialzo ma è inferiore a quella di consenso, che indicava una previsione di 17,0. “Mentre il quadro economico in tutte le regioni del mondo è leggermente peggiorato, la zona euro rappresenta l’eccezione alla regola”, informa il comunicato di Sentix. “La Bce ha probabilmente contribuito a questo”, aggiunge, sottolineando in particolare il continuo messaggio offerto da Francoforte per evidenziare il proprio impegno a sostegno dell’eurozona “whatever it takes”.

Nel mese di ottobre l’indice destagionalizzato della produzione industriale italiana è salito dello 0,5% sul mese precedente. A settembre l’indice era aumentato dello 0,2% su base congiunturale. L’indice corretto per i giorni lavorativi ha registrato un aumento del 2,9% su base annua dal +1,8% (rivisto da +1,7%) di settembre. Le previsioni indicavano un aumento dello 0,3% su mese e del 2% su anno. Nella media del periodo agosto-ottobre la produzione è aumentata dello 0,2% rispetto al trimestre precedente, mentre nella media dei primi dieci mesi dell’anno è salita dello 1,1% su base tendenziale.

Lo yuan ha segnato il calo più marcato da cinque settimane contro dollaro, colpito dalla decisione della banca centrale cinese di fissare il tasso di cambio indicativo al livello più basso da agosto 2011, alimentando timori rispetto al recente trend discendente della valuta.

Vista l’apparente ripresa della tendenza al deprezzamento nominale dello yuan, gli investitori hanno poco interesse a costruire posizioni in valuta cinese ed assumono un atteggiamento attendista. L’ampio calo dei prezzi delle merci mette pressione al governo cinese perché lo yuan si deprezzi più di quanto avvenuto finora, perché uno yuan più debole aumenterebbe le pressioni al rialzo sui prezzi di materie prime e prodotti manifatturieri denominati in valuta cinese, riducendo i rischi di deflazione.

I prezzi al consumo in Cina hanno lievemente accelerato a novembre, ma le fabbriche devono sottostare a una persistente deflazione dei prezzi alla produzione. Le quotazioni dello yuan contro dollaro di venerdì 11 dicembre rappresentano il livello più basso da quasi quattro anni e mezzo. Il deprezzamento da inizio anno si porta a circa il 4%. Lo yuan ha iniziato ad indebolirsi alcuni giorni dopo l’annuncio del 30 novembre del Fondo Monetario Internazionale di ingresso della valuta cinese nel paniere dei Diritti Speciali di Prelievo (SDR), una tappa importante nel percorso di integrazione cinese nella finanza globale.

Sull’evoluzione delle quotazioni dello yuan appare destinato ad incidere anche l’orientamento delle autorità cinesi, dopo che l’agenzia statale che gestisce il mercato valutario interbancario ha annunciato l’inizio della pubblicazione di un nuovo indice di cambio dello yuan ponderato per l’interscambio commerciale, e che al 30 novembre risultava in apprezzamento del 2.93% sulla fine del 2014, mentre nello stesso periodo lo yuan si è deprezzato del 3% contro dollaro.

La mossa è intesa “facilitare il mercato nell’osservare il cambio del renminbi da diverse prospettive”, ha scritto l’agenzia pubblica, in un comunicato ripreso anche dal sito web della banca centrale cinese. L’iniziativa appare volta ad alleviare i timori dei mercati riguardo alla debolezza dello yuan, contro dollaro. Secondo alcuni analisti, ciò potrebbe segnalare l’intenzione della banca centrale di spostarsi gradualmente verso un sistema a paniere valutario per lo yuan.

Settimana di turbolenze sui mercati finanziari, indotte dal nuovo deprezzamento dello yuan contro dollaro, che ha superato i minimi dello scorso agosto, oltre che dal nuovo crollo delle quotazioni del greggio, dopo che il vertice Opec di Vienna non solo si è concluso con un nulla di fatto su eventuali tagli di produzione ma ha pure fallito nel confermare un tetto pur se formale alla stessa. Il cedimento dei prezzi del greggio ha portato con sé anche le altre materie prime mentre la pressione sul comparto High Yield statunitense, ha costretto due fondi specializzati a bloccare i rimborsi a vista ai sottoscrittori, in quella che appare come una mossa difensiva per fronteggiare un contesto di deteriorata liquidità nei flussi di mercato ma che rischia di esacerbare il movimento di vendite.

Mercati azionari in generalizzata flessione, con gli sviluppati che arretrano di circa il 4% settimanale, con maggiori sofferenze per borse e settori ciclici, oltre che per l’energia. Rendimenti di titoli di stato di paesi sviluppati in flessione, per reazione difensiva alle vendite su azioni ed obbligazioni societarie, alla vigilia della decisione della Federal Reserve sui tassi.

Fonte: BONDWorld.it


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