La facilità con cui il petrolio si è mosso senza fatica a livello globale nel 2015 ha ridotto artificialmente le preoccupazioni per una potenziale interruzione dell’approvvigionamento…..
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Analisi di : Swissquote
Tuttavia, le tensioni crescenti fra Arabia Saudita e Iran hanno suscitato nuovi timori di un’interruzione dell’approvvigionamento, facendo salire i prezzi del petrolio. Domenica l’Arabia Saudita ha interrotto le relazioni con l’Iran, dopo l’attacco compiuto da civili contro l’ambasciata di Teheran. Le relazioni fra le due potenze regionali si sono deteriorate da quando Riyadh ha giustiziato un religioso sciita. Poiché gran parte del petrolio viene prodotto in paesi attualmente coinvolti in qualche sorta di conflitto, è possibile che venga a mancare una porzione significativa del petrolio prodotto. Tuttavia, i mercati continuano a essere troppo fiduciosi e a credere alla storia della sovreccedenza e i guadagni iniziali del petrolio iniziano già ad attenuarsi. Il greggio Brent ha compiuto un rally da 36,10 USD (minimo da sei anni) a 38,46 USD, il WTI è balzato da 36,22 USD a 38,32 USD. Le valute legate alle materie prime, soprattutto quelle legate al petrolio, come la NOK e il CAD, si sono indebolite contro l’USD. Poiché peggiora la propensione al rischio degli investitori dopo il dato deludente sugli ordini alle fabbriche cinesi (il crollo dell’indice Composite di Shanghai ha provocato la chiusura anticipata degli scambi) e a causa dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche, gli operatori del forex continueranno a comprare valute richieste nelle fasi di avversione al rischio, come USD, JPY e CHF.
Negative le previsioni 2016 per gli USA, PMI di Chicago ai minimi dal 2009 (di Yann Quelenn)
Il PMI di Chicago di dicembre, uno degli ultimi dati pubblicati nel 2015, a novembre è sceso inaspettatamente a 42,9 da 48,7 punti. L’attività economica di Chicago si è ridotta nonostante l’ottimismo generale che circonda l’economia USA. Nel frattempo, le richieste iniziali di disoccupazione nell’ultima settimana sono aumentate più del 7%, salendo a 287 mila unità, mentre la previsione era di un rialzo molto contenuto, pari all’1%.
Le nostre previsioni per il 2016 sono negative per gli Stati Uniti. I fondamentali della prima economia mondiale continuano a essere insoddisfacenti. Nonostante il basso tasso di disoccupazione, pari al 5%, crediamo che sia importante leggere questa cifra in prospettiva, ricordando che il periodo d’indennità è molto breve e che i disoccupati scompaiono piuttosto rapidamente dai dati ufficiali. Per farla breve, riteniamo che le cifre sulla disoccupazione USA siano ampiamente sottovalutate.
Ribadiamo che, secondo noi, il QE non è riuscito a rimettere l’economia USA sul binario di una crescita reale e sostenibile con un’inflazione discreta. L’attuale crescita degli USA è, nei fatti, artificiale, generata dalla politica monetaria della Fed. A nostro avviso, il recente rialzo del tasso della Fed è un intervento semplice per far sì che il dollaro continui a essere attraente per gli investitori. Poiché gran parte degli scambi mondiali avviene in dollari, al momento la missione principale della Fed è mantenere la fiducia nella valuta statunitense.
Rimaniamo tuttavia ribassisti sull’EUR/USD perché crediamo che le incertezze dell’Eurozona peseranno di più sulla valuta. Finché la Fed lo terrà sotto controllo, il dollaro non si svaluterà. In un’ottica di medio termine, puntiamo al livello a 1,0500.
Fonte: BONDWorld.it
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