Da seguire: Stati Uniti: – Il PPI ad agosto è atteso in aumento di 0,8% m/m (3,5% a/a), sulla scia di incrementi nei settori più volatili di alimentari ed energia. L’indice core dovrebbe aumentare dello 0,2% m/m (1,4% a/a), in linea con il trend recente. Nel comparto energia l’aumento dei prezzi della benzina dovrebbe più….
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che compensare la correzione del gas naturale. Gli aumenti recenti dei prezzi dei cereali dovrebbero trasferirsi in aumenti diffusi nel comparto alimentare. I prezzi dei beni intermedi core dovrebbero mostrare una dinamica positiva dopo due mesi di contrazioni.
– L’indice della Philadelphia Fed a settembre dovrebbe risalire a 1 da -7,7 di agosto. Le informazioni dalle altre indagini del settore manifatturiero sono state più positive e il Philly Fed dovrebbe recuperare una parte del differenziale aperto con l’ISM il mese scorso. Gli ordini erano negativi ad agosto (-7,7) e il calo degli ordini visto nell’ISM non dà indicazioni positive per le indagini di settembre. Le condizioni del mercato del lavoro dovrebbero migliorare dalla contrazione vista ad agosto. Lo scenario a sei mesi, in calo dai picchi di aprile a 44,2, dovrebbe restare positivo (19,6 ad agosto, da 25 di luglio).
Ieri sui mercati
L’intervento delle autorità giapponesi è stato efficace, con lo yen stabilmente al di sopra di 85 (85,35 questa mattina), mentre il dollaro è rimasto debole contro euro, sopra 1,30 in chiusura ieri, a 1,2984 questa mattina. Rimangono incerte però la durata e l’entità degli effetti delle misure, che potrebbero richiedere nuovi interventi su larga scala per contrastare flussi in acquisto di yen determinati dalla ricerca di un safe haven e da ulteriore indebolimento del dollaro legato a una possibile svolta della Fed. La BoJ non sterilizza le vendite di valuta, ampliando gli effetti degli interventi, e ieri si è detta disponibile a intervenire ancora se necessario: la prossima riunione di politica monetaria a inizio ottobre potrebbe vedere una svolta sugli acquisti di JGB anche sotto la pressione crescente da parte del governo sulla banca centrale. I mercati si stanno concentrando ora sulla riunione FOMC della prossima settimana, con rendimenti sui titoli di stato di nuovo in calo, nonostante dati macro americani ancora discreti. Le borse sono state negative in Europa e Asia, e appena positive negli Stati Uniti. Sulla base dei dati usciti e della spaccatura nel Comitato, manteniamo la previsione che la riunione del 21 settembre non modifichi il quadro attuale: porte aperte a nuovo stimolo in caso di necessità (non meglio specificato), ma nessuna decisone concreta almeno a questa riunione. La ricerca di consenso in Congresso per una decisione sulle aliquote fiscali procede: in Senato ci sono ora 46 voti (41 repubblicani, 5 democratici) a favore di un congelamento per due anni per tutte le classi di reddito. Secondo il WSJ questo sarebbe sufficiente a garantire un ostruzionismo efficace e a bloccare qualsiasi mossa da parte della leadership democratica in Congresso per approvare le proposte dell’Amministrazione.
La Reserve Bank of India ha alzato di 25pb i tassi di intervento questa mattina (tasso repo a 6% da 5,75%, reverse repo a 5% da 4,5%), proseguendo sul sentiero di “normalizzazione” della politica monetaria e mirando ad ancorare l’inflazione.
Area Euro
Nell’area dell’euro l’occupazione è risultata stabile nel 2° trimestre come già nei tre mesi precedenti. Sull’anno, la dinamica occupazionale è ancora in calo (-0,6% a/a), ma ad un ritmo meno severo rispetto ai trimestri precedenti (1° trimestre 2010: -1,2% t/t; 4° trimestre 2009: -2,0% a/a). Gli occupati sono saliti in Germania e Francia (entrambe +0,2% t/t) mentre sono calati in Italia e Spagna (entrambe -0,2% t/t).
Secondo la lettura definitiva di Eurostat, nel mese di agosto l’indice dei prezzi al consumo nell’area euro ha rallentato a 1,6% a/a dall’1,7% a/a di luglio (dato rivisto al rialzo di un decimo). L’indice core (al netto di alimentari, energia, alcool e tabacco) è rimasto su livelli moderati (all’1% a/a, anziché rallentare di un decimo come atteso). Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo segna un aumento di +0,2% m/m dopo essere sceso di -0,3% m/m a luglio, l’indice al netto delle componenti più volatili un incremento di +0,4% m/m. Da notare però che i rincari su base mensile sono tutti di natura tipicamente stagionale: si nota un aumento di +1,8% m/m per l’abbigliamento (l’indice include le variazioni temporanee di prezzo e quindi il dato è effetto del confronto con il mese di luglio interessato dai saldi di fine stagione) e di +0,3% m/m per alberghi/ristorazione e tempo libero/cultura (da notare anche il +5,2% m/m dei trasporti aerei e il +2,1% m/m dei pacchetti-vacanza, rincari tipici del mese). Dall’altra parte, pressioni al ribasso sono venute dal settore energetico, dove i prezzi sono calati su base mensile di -0,1% m/m (in particolare i carburanti di -0,6% m/m) e hanno rallentato su base annua a +6,1% a/a dal +8,1% a/a di luglio a causa dell’effetto statistico di confronto con lo scorso anno. In calo anche i prezzi dei beni alimentari (-0,2% m/m, in particolare frutta e verdura) e legati alla salute (-0,1% m/m).
Italia. La lettura finale dell’indice dei prezzi al consumo ha confermato la stima preliminare di +0,2% m/m ad agosto dopo il +0,4% m/m di luglio. Come emerso dalla stima flash, l’inflazione ha rallentato all’1,6% a/a da un precedente 1,7% a/a. Anche sull’armonizzato i prezzi sono confermati in crescita di 0,2% m/m (da -0,9% m/m a luglio) e l’inflazione è rimasta ferma all’1,8% a/a (come da stima preliminare). La dinamica sottostante si conferma sotto controllo con una inflazione core ferma all’1,5% a/a (1,4% al netto della sola energia). Rispetto al mese precedente gli incrementi più significativi si sono registrati nei trasporti (+1,0% m/m) e nelle comunicazioni (+1,2% m/m), mentre i prezzi sono calati lievemente (-0,1% m/m) nell’abbigliamento.
Stati Uniti
L’indagine Empire della NY Fed a settembre vede un calo dell’indice di condizioni correnti a 4,14 da 7,1 di agosto. Nonostante il peggioramento dell’indice generale, lo spaccato dell’indagine migliora su tutte le dimensioni e dà indicazioni più positive di quanto emerge dal livello dell’indice generale: i prezzi ricevuti tornano in territorio positivo (a 1,49) dopo due mesi negativi; i nuovi ordini rimbalzano a 4,33 da -2,71 di agosto; le consegne salgono a -0,27 da -11,5 di agosto; gli ordini inevasi salgono a -5,97 da -10; gli indici degli occupati e della settimana lavorativa restano circa invariati a 14,93 (da 14,29) e 7,46 (da 7,14), rispettivamente. Per quanto riguarda le condizioni a 6 mesi, l’indagine è un po’ meno positiva che ad agosto, ma non in misura significativa. L’indice generale è in calo a 31,34 da 35,71, i nuovi ordini scendono a 25,37 da 31,43, gli occupati calano a 16,4 da 20. Positive invece le indicazioni per alcune voci: le consegne salgono a 28,36 da 25,71, la spesa per investimenti aumenta a 25,37 da 22,86, la spesa nella tecnologia aumenta a 14,9 da 8,57. Complessivamente quindi l’indagine conferma i segnali di rallentamento della crescita, ma indica una possibile riaccelerazione, se pure modesta, nei prossimi mesi.
I prezzi all’import aumentano dello 0,6% m/m (4,1% a/a), dopo + 0,1% m/m. Al netto del petrolio l’aumento è di 0,2% m/m. I prezzi dei beni capitali crescono di 0,2% m/m, come quelli dei beni di consumo. Stazionari i prezzi dalla Cina, in aumento di 0,2% m/m quelli dal Giappone, un riflesso dell’andamento del cambio. I prezzi all’export aumentano di 0,8% m/m spinti anche dall’incremento dei beni agricoli (+4,2% m/m); al netto dei beni agricoli, i prezzi all’export salgono di 0,5% m/m.
La produzione industriale ad agosto aumenta di 0,2% m/m (+6,2% a/a), dopo +0,6% m/m (rivisto da +1% m/m) di luglio. Nel settore manifatturiero l’output cresce di 0,2% m/m, con un calo della produzione nel settore auto (-5% m/m). Al netto delle auto, la produzione aumenta di 0,4% m/m. Il settore auto risente di cambiamenti nell’attività di manutenzione estiva, che hanno avuto effetti legati alla correzione per la stagionalità. Le utilities vedono un calo di produzione di -1,5% m/m; in aumento di 1,2% m/m l’attività nel settore estrattivo. La produzione di beni di consumo scende di 0,4% m/m 8sotto il peso delle auto), quella di beni di investimento aumenta di 0,7% m/m. L’utilizzo della capacità produttiva aumenta a 74,7% da 74,6% di luglio.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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