“I dati americani forniscono argomenti a supporto dei falchi della Fed per il proseguimento della normalizzazione dei tassi grazie alla tonicità del mercato del lavoro e all’apparire dei primi sintomi di pressione inflattiva di natura salariale”, così Marco Vailati, della…
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divisione Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda commenta i dati Usa comunicati oggi pomeriggio. “Le recenti debolezze degli altri dati macroeconomici (in particolare la decelerazione dei Servizi) restano invece a supporto delle tesi delle colombe del Federal Open Market Committee (Fomc) lasciando incertezza sulle future mosse della Fed. L’impatto dei soli dati di oggi è negativo per borsa e positivo per il dollaro americano”.
Qui i dati del pomeriggio su cui si è espresso Vailati
1/ La creazione di posti di lavoro non agricoli a gennaio è stata sorprendentemente solo di +151k unità (stima +190) da +262k di dicembre (rivisto fortemente da 292k). Anche novembre è stato rivisto al ribasso di -28k unità. Nel complesso quindi, oltre al calo sequenziale in termini assoluti, c’è una sorpresa negativa su tre mesi di -97k unità. Il dato è stato anche contrario a quello positivo già rilevato mercoledì dall’Adp. Il contributo prevalente alla sorpresa negativa arriva dal settore privato che ha visto creare solo +158k nuovi posti (stima +180k) da +251k (rivisto da +275k).
Il risultato complessivo si divide in +29k dalla Produzione di beni (in ripresa e con sorpresa positiva rispetto alle attese di -2k) e +122k dalla Fornitura di servizi. Il risultato del settore privato si divide in +40k dalla Produzione di beni e +118k dalla Fornitura di servizi.
L’Ufficio delle Statistiche del lavoro ha anche comunicato che nel mese 269k persone non sono state in grado di lavorare a causa del maltempo. Il numero che può sembrare elevato invece è stagionalmente basso, in quanto va confrontato con la media storica che per gennaio è di 406k.
Tuttavia, nonostante la delusione sulle attese e l’aiuto avuto dal clima, bisogna considerare che il calo è anche fisiologico dopo gli enormi valori di ottobre-novembre-dicembre che erano stati spinti sia dal rimbalzo dopo il temporaneo calo delle assunzioni estive sia dal clima invernale mite. Infatti le medie mobili a 3-6-12 mesi restano tutte ben superiori a 200k che si può considerare un livello espressione di un mercato del lavoro molto tonico.
2/ La Variazione salariale è stata di +0.5% m/m a gennaio (stime +0.3%) da stabile in dicembre. In particolare la crescita è stata di +0.9% nei Servizi e +0.0% nella Manifattura. Su base annua la variazione complessiva è di +2.5% (stime +2.2%) da +2.7% (rivisto da 2.5%). I guadagni orari sono aumentati più di quanto stimato con un aumento che è stato il massimo da luglio 2009. Inoltre a settimana lavorativa media per tutti i lavoratori è ancora leggermente aumentata raggiungendo il massimo delle serie di 34.6 ore (stime 34.5) da 34.5 ore del mese precedente. Una settimana lavorativa più lunga spesso equivale ad una maggiore retribuzione per molti dipendenti e quindi maggiori consumi e spesso anticipa anche maggiori future assunzioni.
Dal modello di correlazione attraverso l’indice delle ore lavorate settimanali possiamo ricavare un’indicazione della crescita trimestrale del PIL del primo trimestre 2016 pari a +2.5%. Il trend sarebbe in netta accelerazione rispetto allo 0.7% del quarto trimestre del 2015 e si confronta con il consensus Bloomberg di 2.5% e la stima della Fed di Atlanta di 1.2%.
3/ Il Tasso di disoccupazione a gennaio scende a 4.9% (stime 5.0%) da 5%, confermandosi al livello minimo dal 2008. Il tasso si è abbassato nonostante la delusione sul numero dei nuovi assunti e la sorpresa positiva nel tasso di partecipazione.
4/ La Tasso di Sottoccupazione a gennaio rimane a 9.9% come a dicembre confermandosi ai minimi dagli inizi del 2008.
5/ Il tasso di partecipazione sale a gennaio a 62.7% (stime 62.7%) da 62.6%. Il tasso di partecipazione, che indica la quota di persone in età lavorativa considerate nella forza lavoro, è ancora ai minimi storici anche se in marginale ripresa ormai da settembre. Occorre precisare che tale basso livello trova la sua genesi e giustificazione più nella dinamica demografica della società americana che in debolezze intrinseche attuali del suo mercato del lavoro.
“L’occupazione nelle agenzie temporanee è diminuita nel mese di gennaio a seguito della conclusione delle feste di fine anno, ciò ha contribuito a determinare un ritmo più lento di assunzioni per il mese”, prosegue Vailati. “Nonostante la moderazione nelle assunzioni il mercato del lavoro si conferma su livelli prossimi alla piena occupazione e mostra che le aziende sono fiduciose circa le prospettive per le vendite interne. Da questa situazione emergono aumenti salariali che dovrebbe aiutare la Fed i a raggiungere il suo obiettivo di inflazione oltre a quello di occupazione”, spiega. “Come visto ieri con i dati sui sussidi, i dati di oggi mostrano un consolidamento dell’occupazione, in parte anche per fattori stagionali, che potrebbe moderarsi ulteriormente in quanto i dati di produttività stanno peggiorando e le aziende potrebbero cercare di recuperare redditività frenando le assunzioni e/o aumentando gli investimenti”.
E in merito alle posizioni Fed Vailati commenta: “Nell’ultimo meeting la Fed è stata molto pragmatica. Non è rimasta ferma sulle precedenti posizioni, riconoscendo gli aspetti più rischiosi (rallentamento globale, inflazione debole, decelerazione della crescita Usa), ma anche evidenziando quelli positivi (occupazione). In questo modo non si è legata le mani ma ha conservato l’impostazione data «driven wait and see», consapevole anche che la finestra temporale per possibili interventi sui tassi è breve dato che siamo in un anno elettorale e solitamente la Fed si astiene da interventi nei mesi immediatamente precedenti le elezioni”.
Fonte: BONDWorld.it
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