Da seguire: Germania. La produzione industriale è scesa di -1,2% m/m a dicembre, smentendo le previsioni di aumento. Il calo è trainato dalla contrazione di -3,0% della produzione energetica e dal -2,6% della…
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produzione di beni capitali, ma variazioni negative hanno caratterizzato anche i beni di consumo (-1,4%) e marginalmente le costruzioni (-0,2%). Questi ultimi due comparti avevano registrato forti variazioni positive a novembre. Soltanto i beni intermedi si sono confermati in crescita (+0,8% da +1,0%). Nel corso del 2015 i dati di produzione sono stati sistematicamente inferiori alle previsioni, le uniche eccezioni essendo aprile, maggio e luglio.
Ieri sui mercati
- Gli indici azionari europei hanno registrato un nuovo pesante calo, con l’EuroStoxx50 che ha ceduto il 3,3% e il più fragile mercato italiano il 4,7%. Ancora una volta, l’epicentro è costituito dai titoli bancari. Negativa anche la chiusura degli indici americani (S&P 500: -1,4%) e giapponesi (-5,4%), questi ultimi appesantiti dall’apprezzamento dello yen a 114,8 sul dollaro.
- Il movimento dello yen riflette il violento aggiustamento cautelativo dei portafogli, così come il movimento delle curve dei tassi. Al vertiginoso calo dei rendimenti sulle curve sovrane ad alto rating si contrappone l’aumento registrato dagli emittenti periferici europei.
- Il riflesso valutario dei movimenti di ieri ha rafforzato lo yen, come detto, ma anche il franco svizzero e l’euro, che ha segnato massimi infragiornalieri di 1,1236 pur restando prevalentemente sotto quota 1,12. Petrolio e divise emergenti hanno subito un po’ di pressione, ma i movimenti sono stati complessivamente contenuti.
- Il motore principale dello storno è probabilmente costituito dal violento aggiustamento delle bilance dei pagamenti dei paesi produttori di petrolio e della Cina, in un contesto in cui l’incertezza sull’economia globale e problemi europei (instabilità politica in Spagna e Portogallo, debolezza del governo in Grecia, incertezza regolamentare nel sistema bancario europeo, referendum britannico sull’UE) ostacolano il formarsi di una visione positiva sulle prospettive dei mercati.
Area euro – I quotidiani Le Monde e Süddeutsche Zeitung hanno pubblicato un contributo firmato dai governatori della Banque de France e della Deutsche Bundesbank che esorta i governi europei a scegliere fra la strada di una maggiore integrazione e quella del maggiore controllo. La prima richiede la costituzione di Tesoro comune a tutta l’Eurozona e di un consiglio fiscale indipendente, “un organo politico più forte per assumere le decisioni politiche, sotto controllo parlamentare”. La seconda, invece, esige il rafforzamento delle regole fiscali; inoltre, “bisogna anche assicurarsi che il rischio, compreso quello legato alle esposizioni sovrane, sia debitamente preso in conto dagli attori economici” e “sarà necessario esaminare […] come concepire un processo di ristrutturazione del debito sovrano che non metta in pericolo la stabilità finanziaria dell’Eurozona nel suo complesso”.
Stati Uniti – L’indice delle condizioni del mercato del lavoro stimato dalla Fed registra un incremento di 0,4 punti, segnando il decimo incremento consecutivo e indicando ulteriore riduzione delle risorse inutilizzate, anche se la variazione di gennaio è inferiore alla media vista da metà 2015 (intorno a 2).
Stati Uniti – L’indagine dei consumatori della NY Fed a gennaio registra una correzione delle aspettative di inflazione a 3 anni a 2,5% da 2,8% di dicembre; sull’orizzonte a 1 anno, le aspettative calano a 2,4% da 2,5%. L’indagine mostra che il calo delle aspettative riguarda i prezzi della benzina, delle tasse universitarie e della sanità, mentre le famiglie si aspettano un’accelerazione per affitti e alimentari. Il trend delle aspettative di inflazione è seguito dal FOMC, tuttavia il messaggio dell’indagine della NY Fed è complessivamente positivo, con aspettative favorevoli per il mercato del lavoro e la situazione delle finanze familiari.
Fonte: BondWorld.it
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