Flash: Stati Uniti L’indice della Philadelphia Fed a febbraio dovrebbe essere poco variato

Da seguire: Area Euro. Francia. La seconda stima dovrebbe confermare l’inflazione armonizzata in accelerazione di un decimo a 0,4% a gennaio da 0,3% di dicembre (e a +0,2% dopo +0,2% sulla misura nazionale)……


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Sul mese, i prezzi al consumo dovrebbero anch’essi essere confermati in calo dell’1,0% m/m da +0,2% m/m del mese precedente su entrambe le misure. La risalita dell’inflazione nel 2016 sarà guidata principalmente dalla componente core.

   BCE. I verbali della riunione del 22 gennaio scorso offriranno indicazioni importanti sulle posizioni all’interno del Consiglio sull’aumento dello stimolo monetario a marzo. E’ improbabile che le misure contengano una discussione sulle singole misure da adottare in caso di necessità, ma dovrebbero indicare almeno le condizioni per agire. Una revisione alle stime di inflazione 2017 e una prima previsione per il 2018 intorno all’1,6% dovrebbero essere sufficienti a spostare le posizioni a favore di un aumento del volume mensile di acquisti già a marzo, insieme ad un taglio del tasso sui depositi che è ormai scontato a pieno dai mercati.

Stati Uniti

   L’indice della Philadelphia Fed a febbraio dovrebbe essere poco variato, a -3 da -3,5 di gennaio. Ieri sui mercati

Ieri sui mercati

   Il rally sui mercati azionari prosegue, con rialzi diffusi e solidi (S&P +1,7%, Euro Stoxx +2,7%, Dax + 2,7%, FTSE MIB +2,5%, Nikkei +2,3%), sostenuto anche dall’aumento del prezzo del WTI, di nuovo sopra 30 (WTI a 30,7 $, Brent a 34,1 $) e da dati moderatamente positivi in USA.

   Sul fronte internazionale, il ministro del petrolio iraniano ha chiarito che l’Iran non si impegna a congelare la propria produzione di greggio sui livelli di gennaio, come proposto da alcuni paesi OPEC insieme alla Russia a inizio settimana, sottolineando la situazione particolare dell’Iran nella fase post-sanzioni. Tuttavia l’incontro fra rappresentanti dei principali paesi produttori di petrolio segnala un inizio di ritorno a una strategia cooperativa, anche se non dà luogo a decisioni operative riguardo all’output. Un rapporto di Deloitte citato dal WSJ stima che circa un terzo delle società che estraggono petrolio potrebbero dichiarare bancarotta nel 2016; il rapporto segnala che comunque questo non frenerà la produzione di greggio, la cui estrazione è essenziale per far fronte al pagamento degli interessi sul debito delle società, anche se insolventi. Questa mattina i dati di inflazione in Cina mostrano un’accelerazione a gennaio (CPI a 1,8% a/a, da 1,5% a/a di dicembre). In parte l’aumento dell’inflazione risente del capodanno; ma anche al netto degli alimentari si registra un incremento (1,2% a/a da 1,1% a/a). I dati ridimensionano i timori di deflazione/disinflazione e puntano a graduale rialzo nel corso del 2016.

   I tassi core risultano poco mossi rispetto alle chiusure del giorno precedente, mentre i periferici mettono a segno un marginale recupero, con l’eccezione del Portogallo i cui tassi salgono di qualche punto base sempre sulla scia dell’incertezza politica. In recupero invece il comparto greco, soggetto comunque sempre a volatilità legata alle difficoltà incontrate nella review sulle riforme cui sono legati i fondi previsti dal piano di salvataggio. Volatile, ma nel complesso positivo dopo un avvio con rendimenti in rialzo, anche il comparto spagnolo, sotto la pressione politica dell’incertezza sul nuovo Governo.

   Lo yen e il franco svizzero cedono parte dei guadagni dei giorni scorsi senza però ritornare ai livelli precedenti l’impennata dell’avversione al rischio. Il cambio euro/dollaro resta in area 1,1130, sul finale in Europa, mentre il dollaro/yen scambia poco sopra 114.

Stati Uniti

   I nuovi cantieri a gennaio sono scesi a sorpresa a 1099 mila, da 1143 mila di dicembre, sui minimi da settembreLe licenze sono stabili su livelli elevati a 1202 mila (da 1204 mila a dicembre), con un aumento per le unità multifamiliari e un calo per quelle unifamiliari. Le unità in costruzione sono stabili rispetto a dicembre e le costruzioni completate sono in netto aumento rispetto a dicembre, dando un’indicazione positiva per gli investimenti residenziali nel 1° trimestre.

   Il PPI a gennaio aumenta a sorpresa, con una variazione di +0,1% m/m (consenso: -0,2% m/m). I prezzi dei beni sono in calo di -0,7% m/m. Nei servizi, i prezzi sono in rialzo di 0,5% m/m, con un ampio incremento della voce volatile del commercio al dettaglio (+0,9% m/m). Il PPI core è in rialzo di +0,4% m/m.

   La produzione industriale a gennaio sorprende verso l’alto con un aumento di 0,9% m/m (consenso: 0,4% m/m); il dato di dicembre è però rivisto verso il basso a -0,7% m/m da -0,4% m/m. Nel manifatturiero, l’output aumenta di 0,5% m/m con un rimbalzo nel settore auto (+2,8% m/m) che compensa il calo di dicembre (-2,6% m/m).

   I verbali della riunione del FOMC di gennaio confermano i timori dei partecipanti per le possibili ripercussioni sullo scenario USA della turbolenza finanziaria, del rallentamento cinese e delle pressioni verso il basso sull’inflazione dovute al petrolio. I verbali mostrano che vi era diffuso consenso sul fatto che “l’incertezza è aumentata e molti ritenevano che questi sviluppi aumentassero i rischi per lo scenario verso il basso”. Inoltre “diversi partecipanti” ritenevano che lo scenario dell’inflazione fosse diventato “più incerto o con rischi verso il basso”. Inflazione e stress finanziario fermano, per ora, la mano della Fed. A marzo è probabile una revisione verso il basso di crescita, inflazione e grafico a punti: sembra però molto improbabile che la Fed includa nel proprio scenario l’arresto completo del sentiero dei rialzi, e ancor meno futuri tagli dei tassi.

 

Fonte: BondWorld.it


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