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Italia: segnali positivi da commercio e costruzioni, ma il calo dell’export pesa sull’industria

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L’indice composito di fiducia delle imprese elaborato dall’Istat è salito a febbraio, dopo essere calato nei due mesi precedenti. L’indice è risultato pari a 103,1, da 101,4 di gennaio…….…


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo


• Il morale delle imprese è diminuito nel settore manifatturiero (a 102 da 103), è rimasto invariato nei servizi (a 106,6) ed è rimbalzato significativamente nel commercio (a 106,5 da 102) e nelle costruzioni (a 119,3 da 114,6).

• In particolare, nel manifatturiero la discesa è dovuta a giudizi e attese meno ottimistiche sia sulla produzione che sugli ordini (in particolare, rallentano gli ordinativi dall’estero, ai minimi dell’ultimo anno). Le attese sull’occupazione sono invariate ma rallentano quelle sull’andamento generale dell’economia (che toccano il livello più basso degli ultimi 12 mesi).

La fiducia dei consumatori è calata più del previsto a febbraio, a 114,5 da 118,6 del mese precedente (che rappresentava un massimo da quando è disponibile una serie storica comparabile ovvero almeno da 21 anni).

• Il peggioramento riguarda più la percezione del clima economico generale del Paese che non la situazione personale degli intervistati, e più le aspettative per il futuro rispetto ai giudizi sul clima corrente. In altri termini, il calo della fiducia è da ascrivere alle componenti più volatili (e meno basate sui “fondamentali”).

• Le famiglie sono meno ottimiste sul mercato del lavoro: le attese sulla disoccupazione sono tornate a salite (a 12 da 1 precedente: si tratta di un massimo dallo scorso agosto, che resta tuttavia ampiamente al di sotto della media storica). La flessione potrebbe essere dovuta all’atteso rallentamento delle assunzioni a inizio 2016 anche in conseguenza del minor “appeal” rappresentato dall’esonero contributivo sui nuovi contratti a tempo indeterminato.

• Le altre componenti dell’indagine non sono uniformemente negative: i giudizi sulla situazione economica della famiglia e quelli sul bilancio famigliare migliorano, toccando un massimo rispettivamente da agosto 2002 e gennaio 2011. Viceversa, peggiorano le attese sulla situazione economica della famiglia e le opportunità di risparmio e di acquisto di beni durevoli (ma per queste ultime il valore precedente rappresentava un massimo da 21 anni).

• Sia l’inflazione percepita dalle famiglie relativamente agli ultimi 12 mesi che quella attesa per l’anno successivo restano in territorio negativo e anzi scendono ulteriormente: la prima a -26 da -25, la seconda a -20 da -13 (entrambe restano comunque al di sopra dei minimi storici toccati un anno fa). Ciò conferma che il calo dell’inflazione si sta riflettendo su inflazione percepita e attesa dalle famiglie.

Le vendite al dettaglio sono calate a sorpresa di -0,1% m/m a dicembre (da +0,2% m/m precedente). Tuttavia, la variazione annua è tornata in territorio positivo, a +0,6% da -0,2% di novembre. Nell’insieme del 2015, le vendite sono aumentate (di 0,7%) per la prima volta dopo 4 anni consecutivi di flessione. o La crescita tendenziale su base annua riguarda soprattutto gli alimentari (+1,2%, il doppio rispetto all’incremento dell’indice generale); da notare in particolare che i discount di alimentari si confermano di gran lunga la tipologia distributiva più trainante (+2,8% a/a), a conferma dei segnali di cambiamento delle abitudini di acquisto dei consumatori in conseguenza della crisi degli anni scorsi. o Il dettaglio per gruppi di prodotti non alimentari appare piuttosto variegato: a incrementi superiori all’1% a/a fatti segnare da prodotti di profumeria e cura della persona (+2,5%), abbigliamento e pellicceria (+1,6%) e giochi, giocattoli, sport e campeggio (+1,4%), si contrappongono flessioni di entità speculare per elettrodomestici, radio, tv eregistratori (-2,1%) e dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni e telefonia (-1,8%).

o In sintesi, nonostante la flessione di fine anno, anche sulla base del valore decisamente superiore alla media della fiducia dei consumatori, sembra di poter dire che la tendenza positiva per le vendite al dettaglio possa proseguire anche nel 2016.

Il primo mese del nuovo anno ha visto una flessione per entrambi i flussi commerciali da e verso i Paesi extra-Ue, più marcata per le esportazioni (-6,2% m/m) che per le importazioni (-3,6% m/m). Sia nel caso dell’export che dell’import il calo su base mensile è da ascrivere non solo all’energia ma anche ai beni strumentali.

Su base annua, le esportazioni risultano in calo di -7,9% a/a, che si riduce a -4,7% in termini corretti per i giorni lavorativi. Si rileva un segno meno per tutti i principali mercati di sbocco: tra i peggiori si confermano Russia (-24,2%), Mercosur (-18,8%) e Paesi asiatici (Cina compresa), ma la principale novità è l’inversione di tendenza per gli Stati Uniti (- 8,1%) e il Giappone (-6,6%). Nel caso degli Usa, il dato è parzialmente condizionato da una dinamica “anomala” delle vendite di metalli preziosi.

Gennaio fa segnare un deficit coi Paesi extra-Ue superiore a quello registrato lo scorso anno (-495 contro -344 milioni). Al netto dell’energia si conferma un surplus (+1,3 miliardi), tuttavia anch’esso in rallentamento rispetto allo stesso mese del 2015 (+2,3 mld). Gli Stati Uniti restano di gran lunga il Paese verso il quale l’Italia vanta il maggiore avanzo commerciale (+1,1 mld a gennaio); all’estremo opposto si conferma la Cina (-2 mld).

Il dato conferma come il rallentamento congiunturale in atto in molti Paesi extra-Ue, specie emergenti, stia avendo un impatto tangibile sull’export italiano. Ciò segnala, come indicavamo in occasione dell’uscita del dato preliminare sul PIL del 4° trimestre, che il commercio con l’estero, dopo aver dato un contributo positivo al ciclo a fine 2015, potrebbe tornare a frenare la crescita già a inizio 2016 (e probabilmente per tutto l’anno).

In sintesi:

1) il calo della fiducia dei consumatori di febbraio e la flessione su base mensile delle vendite al dettaglio di dicembre non appaiono preoccupanti, anche alla luce del recupero della fiducia delle imprese nel settore del commercio: per il morale dei consumatori si tratta di una correzione “fisiologica” da un massimo pluriennale, e lo shock sui prezzi energetici sembra poter continuare ad alimentare un recupero di potere d’acquisto delle famiglie; in altri termini, ci aspettiamo che la spesa per consumi possa essere anche nel 2016 il principale motore di crescita dell’economia italiana;

2) il rimbalzo della fiducia nelle costruzioni conferma i primi segnali di ripresa del settore che si erano visti nei mesi scorsi (la produzione nelle costruzioni è cresciuta dell’1,2% t/t nell’ultimo trimestre del 2015: si tratta di un record da 5 anni e mezzo). La ripresa del comparto, dopo anni di contrazione, è alimentata, oltre che dal recupero reddituale in atto per le famiglie, dal migliore accesso al mercato del credito derivante da una maggiore stabilità occupazionale e dal generale miglioramento delle condizioni creditizie;

3) tuttavia, il calo della fiducia delle imprese manifatturiere (tipicamente, un indicatore maggiormente anticipatore del ciclo rispetto al morale delle famiglie o delle imprese del settore non manifatturiero) va letto come effetto della maggiore incertezza sul ciclo economico mondiale, che sta pesando sull’export (come evidente dal dato di gennaio sul commercio extra-Ue) ma anche sulle decisioni di investimento delle aziende (che rimangono assai caute nonostante un miglioramento dei margini). Ciò pone dei rischi sullo scenario di crescita del PIL italiano nel 2016.

Fonte : BondWorld.it


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