29-02-16 MPS Weekly: Il settore privato della zona euro è cresciuto in febbraio al ritmo più lento da oltre un anno

La crescita dell’economia statunitense ha rallentato nel quarto trimestre, ma meno di quanto si fosse inizialmente ritenuto. Il Pil è salito dell’1,0% (trimestre su trimestre annualizzato) dalla stima preliminare di +0,7%. Il consenso si aspettavano una revisione al ribasso a +0,4%…..


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Monte dei Paschi di Siena


Nel terzo trimestre era salito del 2,0%. Sulla revisione al rialzo incide quella delle scorte, dovuta principalmente ai settori retail, minerario, utility e costruzioni. Ciò potrebbe avere un impatto negativo sul Pil del primo trimestre perché le aziende potrebbero ridurre la produzione per compensare l’aumento delle scorte.

Il settore dei servizi statunitense ha registrato un’inattesa contrazione a febbraio, secondo quanto emerge dalla lettura flash dell’indagine a cura di Markit. L’indice Pmi servizi si attesta infatti questo mese a 49,8 rispetto ad attese per una lettura di 53,5 e contro 53,2 finale di gennaio. La soglia di 50 rappresenta lo spartiacque tra crescita e contrazione. E’ la prima volta da ottobre 2013 che l’indice dei servizi si attesta in territorio di contrazione. La voce relativa all’occupazione mostra un frazionale rallentamento a 54,2 da 54,3 finale del mese precedente, quella dei nuovi ordini è ai minimi da gennaio 2015. L’indice composito, che unisce manifattura e servizi, frena a febbraio a 50,1, minimo da ottobre 2013, da 53,2. Il sottoindice dell’occupazione passa a 53,7 da 54,0.

Nel quarto trimestre l’economia tedesca è cresciuta principalmente grazie al contributo della domanda interna, in particolare della spesa pubblica, e degli investimenti, mentre le esportazioni hanno registrato una flessione a causa del rallentamento dell’economia globale. E’ quanto emerge dalla disaggregazione del Pil tedesco, che nell’ultima frazione dell’anno ha confermato una crescita congiunturale di 0,3%. Su base tendenziale la stima di crescita iniziale è stata rivista al ribasso a 1,7% da 1,8%. Secondo l’ufficio federale di Statistica la spesa pubblica, che le autorità hanno dovuto accrescere per offrire accoglienza ai rifugiati, ha contribuito per 0,2 punti percentuali al Pil nel periodo di ottobre e dicembre, mentre il commercio estero ha sottratto 0,5 punti percentuali. L’export è infatti calato dello 0,6% su base trimestrale.

Il settore privato della zona euro è cresciuto in febbraio al ritmo più lento da oltre un anno, con un andamento inferiore alle attese sia per le aziende manifatturiere sia per quelle dei servizi, consolidando le attese per un nuovo intervento espansivo della Bce già in marzo.

La lettura preliminare dell’indice Pmi composito della zona euro è risultata a 52,7 punti, il livello più basso da 13 mesi, dai 53,6 di gennaio. Le attese elaborate in un sondaggio Reuters indicavano un calo dell’indice più limitato, a 53,3. “È un dato ampiamente deludente, considerando l’ampio stimolo messo in campo nell’ultimo anno. Le forze deflazionistiche si stanno intensificando” spiega Chris Williamson, capo economista di Markit, la società che elabora il rapporto. “La Bce dovrà fare molto di più, e prima possibile. Potrebbe sorprendere molti in termini di aggressività”. Il sotto indice Pmi relativo ai prezzi praticati è sceso al minimo da un anno di 48,6 da 48,9 di gennaio, ulteriormente sotto la soglia dei 50 punti, che separa le rilevazioni di crescita da quelle di contrazione. Il Pmi servizi della zona euro è sceso a 53,0 punti in febbraio, minimo da 13 mesi, dai 53,6 di gennaio, su stime a 53,3. Il manifatturiero si è portato a 51,0 da 52,3, minimo da un anno, su stime fissate a 52,0.

Le aspettative sull’inflazione nella zona euro da parte dei mercati finanziari, attentamente monitorate dalla Banca centrale europea, sono scese al minimo storico dopo il calo dei prezzi del greggio visto in settimana. L’indice forward breakeven a cinque anni, che mostra dove gli operatori prevedono che nel 2021 saranno le stime di inflazione per il 2026, ha toccato il minimo storico scendendo sotto la soglia di 1,40%. Da inizio anno l’indicatore è sceso di circa 30 punti base sulla scia del crollo dei prezzi del petrolio che ha spinto gli investitori a rivedere al ribasso le aspettative sull’inflazione.

Sui mercati finanziari, settimana di rimbalzo degli attivi rischiosi, verosimilmente guidato da ricoperture, vista la condizione tecnica del mercato, ed andamento del prezzo del greggio, in assenza di rilevanti notizie sul piano fondamentale. Negli Stati Uniti, prosegue la stretta correlazione positiva tra prezzo delle azioni e delle obbligazioni high yield. L’andamento recente dei prezzi del greggio, che hanno recuperato circa il 25% dai minimi segnati in gennaio, pare riflettere il fatto che i mercati stanno cercando di prezzare la probabilità che, ad un certo punto, l’Opec e la Russia riescano a raggiungere un accordo sui tagli, oltre agli iniziali tentativi di congelamento sugli attuali livelli di produzione. Sul mercato dei titoli di stato, in settimana rendimenti in lieve flessione in Germania e Giappone, ed in lieve ripresa negli Stati Uniti, in quest’ultimo caso a causa soprattutto di dati di inflazione più forti delle attese. In Eurozona, per contro, si sono registrati dati più deboli delle attese per indici dei direttori acquisti ed inflazione in Germania, Francia e Spagna. Tali evidenze di debolezza potrebbero aumentare la pressione sulla Bce per un intervento di espansione monetaria superiore alle attese, nella seduta del 10 marzo. Al momento, la fissazione della data del referendum britannico per restare o meno nella Ue, al 23 giugno, non ha prodotto movimenti di rilievo sui rendimenti obbligazionari ma solo sul cambio.

In Cina. La banca centrale ha annunciato in settimana l’apertura del mercato interbancario domestico ad investitori qualificati istituzionali esteri, nel tentativo di favorire lo sviluppo di un mercato obbligazionario corporate domestico che possa affiancare e sostituire il credito bancario nel finanziamento alle imprese, oltre che favorire afflussi di capitali esteri nel paese, contrastando le pressioni ribassiste sullo yuan. Sul mercato dei cambi, la settimana è stata dominata dalla pressione ribassista sulla sterlina, dopo la fissazione del referendum sulla Brexit al 23 giugno e la presa di posizione del sindaco di Londra, Boris Johnson, a favore dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. La sterlina ha chiuso la settimana al nuovo minimo post 2008 contro dollaro ed euro. La pressione sulla divisa britannica è da ricondurre al rischio di fuga dei capitali che potrebbe verificarsi in caso di vittoria dei favorevoli all’uscita dalla Ue.

Fonte: BONDWorld.it


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