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Exane Macro: “Relax invernale”

PUNTI CHIAVE: Le condizioni finanziarie globali sono diventate più favorevoli a febbraio. Nei prossimi mesi stabilizzazione del petrolio e minor rischio di deprezzamento del Renmimbi. Dati meno negativi nel settore manifatturiero americano…

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A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas


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La scorsa settimana abbiamo pubblicato una uno studio sul nostro indicatore sulla propensione al rischio (OGRI) il cui calcolo si basa su 80 asset class. Il parametro non si trova più in una zona di pessimismo eccessivo e indice un rimbalzo degli asset rischiosi. Va, tuttavia, ricordato che si tratta solo di un indicatore tecnico e che il nostro Team di Equity Strategy mantiene un’opinione pessimista sulle prospettive dei  mercati azionari. Nonostante ciò, l’indicatore può essere utilizzato come strumento di asset allocation, in particolare quando la correlazione tra le varie asset class, come è il caso oggi, è alta.

Per quanto riguarda i fondamentali macroeconomici, è importante notare che alcuni timori presenti ad inizio anno sono diminuiti. Innanzitutto le condizioni finanziarie globali hanno registrato un miglioramento a febbraio con, in particolare, gli spread creditizi che hanno registrato un calo. Per esempio, le obbligazioni high yield americane hanno registrato un rendimento total return dello 0,9% a febbraio e gli HY bond ETF statunitensi hanno registrato degli inflows per 1,5 Mld di USD secondo Markit. Ciò riduce quindi il rischio di un impatto di un circolo vizioso che dalle condizioni finanziarie si riflette all’economia globale.

Inoltre, sebbene il crollo del petrolio avesse amplificato i timori deflazionistici, è importante sottolineare che nelle ultime 5 settimane il Brent è stato stabile sopra i 30 dollari al barile. Più in generale, la maggior parte dei prezzi delle materie prime si è pian piano stabilizzato. In un contesto di tal tipo, il settore Oil & Gas e Basic Ressources sono gli unici settori in rialzo da inizio anno tra i settori dell’Eurostoxx 600. Da un punto di vista macroeconomico, una stabilizzazione del prezzo del petrolio sopra i 30 USD al barile dovrebbe permettere un effetto base positivo sull’inflazione nel secondo semestre. Nel brevissimo termine, permane un decoupling tra gli Stati Uniti e l’Europa: negli USA l’indice PCE Core è in rialzo al più alto tasso annuo dall’inizio del 2013 (1,7% y/y), mentre il dato sull’Eurozona è sceso (0,7%).

Per quanto riguarda la Cina, non va dimenticato che il paese si trova in un periodo di cambiamento strutturale. Tuttavia, come ho già scritto di recente, diversi funzionari della PBoC, come ad esempio il governatore Zhou Xiaochuan, hanno lasciato intendere che il Renmimbi dovrebbe mantenersi stabile nei prossimi mesi. Sebbene continuiamo a credere che il Renmimbi si deprezzerà rispetto al dollaro entro fine anno, la Cina potrebbe cercare di tenere la moneta stabile fino al vertice del G20 di settembre – il primo in assoluto ad avere luogo in Cina. Anche se i rischi di deprezzamento permangono sul Renminbi, soprattutto se la Fed decidesse di aumentare i tassi a giugno, potremmo assistere ad alcuni mesi di tregua sul fronte valutario. Inoltre, la Cina sembra aver intensificato le misure di sostegno fiscali, con un ulteriore taglio al gettito fiscale. Per quanto riguarda gli altri paesi emergenti, non si sono registrati outflow a febbraio, per la prima volta da giugno 2015 (vedi grafico sottostante).

Infine, il settore manifatturiero americano sembra registrare segnali di stabilizzazione. Nonostante il diffuso rallentamento degli ordini esteri, i dati recenti sul settore in questione sono stati più incoraggianti. Gli output e gli ordini di beni strumentali hanno registrato un rimbalzo a gennaio, mentre l’ISM di febbraio suggerisce che l’aggiustamento delle scorte si stia per concludere. Nonostante persistono ulteriori fattori negativi come il dollaro o il settore energetico, il peggio dovrebbe essere passato per il settore manifatturiero d’oltreoceano.

Per concludere, i rendimenti sovrani hanno recentemente registrato un rialzo negli Stati Uniti e nei principali paesi dell’Eurozona, evidenziano un calo nei paesi europei più periferici. Tale situazione riflette in parte una riduzione dell’avversione al rischio. Se il prezzo del petrolio dovesse stabilizzarsi sopra i 30 USD al barile, l’impatto sull’inflazione nel secondo semestre potrebbe determinare un rialzo delle aspettative di inflazione nel breve termine e, di conseguenza, dei rendimenti a lungo termine. Allo stadio attuale, le aspettative di inflazione hanno già registrato un rialzo negli Stati Uniti e stanno iniziando a stabilizzarsi nell’Eurozona.

Fonte: BONDWorld.it


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