La settimana si apre con un tono simile a quello visto nell’ultima parte della settimana appena passata, dopo che l’estrema volatilità che ha circondato il meeting della BCE ha lasciato il passo ad un forte rally di tutte le asset class rischiose….
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Monte dei Paschi di Siena
Che il meeting della BCE del 10 marzo sarebbe stato un momento importante per i mercati finanziari era ampiamente anticipato. Così come era evidente che sarebbe stato difficile per Draghi gestire e non deludere gli operatori, che si sono avvicinati al meeting con forti aspettative di un taglio del deposit rate e di un aumento del quantitativo di acquisti mensili di titoli. Draghi ha chiaramente battuto le aspettative, mettendo sul tavolo le sue armi tutte e subito. Nessuna delle misure annunciate era fuori dal regno delle possibilità, ma la vera sorpresa è stata la loro adozione simultanea.
Meeting BCE 10 marzo: le principali misure
1. Taglio intera struttura dei tassi
Taglio tasso di rifinanziamento di 5 bps allo 0%
Taglio tasso sui depositi di 10 bps al -0.4%
Taglio tasso di finanziamento marginale di 5 bps allo 0.25% ->
2. Aumento acquisti mensili di titoli (Asset Purchase Program) di 20 mld a 80 mld
3. Allargamento della lista di titoli acquistabili ai corporate bond (titoli societari non bancari)
4. Nuova serie di 4 TLTRO (durata: 4 anni; tasso: in funzione dell’attività di prestito delle banche)
Ciò che è seguito all’annuncio di giovedì è stato un rally generalizzato degli indici azionari seguito da un profondo declino, che ha generato un impressionante intervallo di variazione infra-giornaliera di circa il 5%. L’estrema volatilità della reazione di mercato è esemplificata dall’andamento dell’EURUSD, che ha oscillato all’interno di un intervallo la cui magnitudine rappresenta la decima più alta degli ultimi dieci anni. La valuta unica si è indebolita di circa 1,5 figure (da 1,0990 a 1,0840) nel momento dell’annuncio delle misure, per poi rafforzarsi a partire dal momento in cui Draghi ha iniziato la sua conferenza stampa, dichiarando che non esiste nessun bisogno di tagliare i tassi ulteriormente. L’apprezzamento sino a 1,12 si è poi parzialmente ridimensionato nella giornata di venerdì, quando l’EURUSD quotava attorno a 1,1150. Probabilmente a nulla sarebbe valso in quei momenti concitati ricordare che Draghi, in occasione del primo taglio del deposit rate in territorio negativo nel giugno 2014, dichiarò che il livello di -0,1% rappresentava il limite negativo.
La storia recente della BCE sotto la guida di Draghi è stata una storia di superamento progressivo di tutti i tabù del monetary policymaking di derivazione ortodossa (leggi: tedesca). Dall’acquisto di titoli obbligazionari – covered, asset-backed, per giungere ai titoli governativi e da ultimo ai titoli societari – all’adozione di tassi negativi, alla concessione di finanziamenti alle banche a tassi potenzialmente negativi (le nuove TLTRO), tutti gli steccati che separavano la BCE dalle misure non convenzionali per tempi non convenzionali sono caduti. La reazione quasi rabbiosa della stampa tedesca all’indomani del meeting è probabilmente dettata non tanto dalle preoccupazioni sulle potenziali conseguenze negative delle misure adottate, ma dalla realizzazione che l’ ”egemonia culturale” dei decenni passati è definitivamente tramontata. Anche il risultato delle elezioni locali tedesche, tenutesi nel fine settimana appena passato, che hanno segnato l’arretramento dei partiti tradizionali ed il successo di un partito che pesca nel bacino della destra populista e xenofoba, non è probabilmente un fenomeno estraneo. E’ interessante rilevare
che tutto questo avviene in un paese che sta vivendo una fase di successo economico particolarmente evidente rispetto al resto dell’area euro. In tema: la scorsa settimana è stato reso noto che il livello delle insolvenze delle imprese tedesche è sceso a dicembre 2015 ai livelli più bassi da quando è stata emanata la nuova normativa in materia nel 1999.
Venendo al flusso di dati macro, in settimana sono stati rilasciati i numeri di produzione industriale di gennaio nelle tre grandi economie dell’area euro (Germania, Francia e Italia). Nonostante i timori per una serie di dati deboli, a fronte delle indicazioni provenienti dalle survey del settore manifatturiero, in calo negli ultimi mesi in tutta l’area euro, la produzione è stata robusta in tutti i paesi.
In particolare in Italia, la produzione è aumentata dell’1,9% rispetto a dicembre, dopo due cali mensili consecutivi. Una prosecuzione di questo buon tono sarebbe essenziale per l’economia italiana, dopo che la seconda metà del 2015 ha registrato un rallentamento rispetto alla prima metà. In settimana l’Istat, nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia italiana, ha evidenziato l’aspettativa di una crescita moderata nel primo trimestre dell’anno (0,1%), trainata essenzialmente dai consumi privati, con un contributo negativo della domanda estera e dei consumi pubblici ed una dinamica piatta degli investimenti.
La settimana appena iniziata presenta un calendario piuttosto leggero. In Europa sono in programma i meeting delle banche centrali in Svizzera, Norvegia e Inghilterra, che dovrebbero provocare un ammontare di eccitazione sicuramente inferiore a quello suscitato dalla BCE. Il meeting della SNB (la banca centrale svizzera, che ha adottato tassi negativi) è atteso concludersi con un nulla di fatto, così come il meeting della Bank of England. Un taglio dei tassi (dallo 0,75% allo 0,50%) è atteso in Norvegia, secondo il consensus raccolto da Bloomberg.
Indipendentemente dall’esito finale (il consensus si attende tassi invariati), il meeting del FOMC della Fed, le cui conclusioni sono in programma per mercoledì sera, attrarrà come sempre le attenzioni degli investitori. Il meeting di fine gennaio si era tenuto in un ambiente di forte turbolenza sui mercati finanziari, che aveva indotto la Fed a smorzare le aspettative di un rialzo dei tassi. Questo meeting si svolge invece dopo un buon recupero dei mercati e un flusso di dati decisamente positivo per l’economia. Un rialzo questa settimana è giudicato altamente improbabile, mentre la probabilità associata ad una mossa al meeting di giugno è piuttosto elevata (attorno al 50%).
Fonte: BONDWorld.it
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