La settimana appena passata ha chiuso un primo trimestre dell’anno che, con la sua robusta dose di turbolenza e volatilità, non si farà rimpiangere dagli investitori…
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Monte dei Paschi di Siena
e che ha avuto come temi dominanti: (a) la rinnovata debolezza del settore bancario in Europa, (b) un flusso di dati macro che si è mantenuto relativamente robusto.
La debolezza del settore bancario ha trascinato gli indici azionari europei in territorio negativo, con perdite settimanali attorno all’1.5% per i maggiori indici. L’indice Euro Stoxx Banks ha registrato una perdita circa doppia e tra i dieci peggiori performer dell’indice figurano sei banche italiane. Sotto il profilo geografico vi è stata una chiara divergenza tra l’S&P500, che ha chiuso la settimana in territorio positivo, e gli indici europei e giapponese, con un approfondimento del differenziale di performance da inizio anno.
Questo andamento meno che entusiasmante dei maggiori indici non può essere messo in relazione con i dati macro usciti in settimana, che nel complesso hanno restituito l’immagine di un’economia globale che prosegue sul sentiero di crescita, seppur moderata, tracciato negli ultimi trimestri.
Il dato più atteso della settimana, i non-farm payrolls USA, è uscito in linea con le aspettative. I punti salienti sono:
– una robusta creazione di posti di lavoro nel mese (215mila);
– un aumento dei salari (2,3% a/a) superiore alle aspettative;
– un marginale aumento del tasso di disoccupazione (al 5% dal 4,9% precedente) che è però il frutto di un fenomeno benigno: l’aumento del tasso di partecipazione (tornato al 63%).
Il messaggio proveniente dai dati sul mercato del lavoro USA è stato rafforzato da un indice ISM, che misura la fiducia nel settore manifatturiero, in rafforzamento a marzo (51,8) rispetto a febbraio (49,5) e più elevato delle aspettative (51). Le indagini sulla fiducia hanno fornito segnali misti nell’area euro, con una conferma della ripresa a marzo degli indici PMI (fiducia nel settore manifatturiero e dei servizi), dopo due cali consecutivi a gennaio/febbraio, bilanciate da leggeri cali nell’indagine mensile diffusa dalla Commissione Europea. Nonostante che la media trimestrale del primo trimestre sia inferiore a quella del quarto trimestre 2015, l’indice PMI composito suggerisce una prosecuzione di una crescita moderata nel Q1 2016.
In aggiunta ai dati sulla fiducia, nell’area euro sono usciti i dati sull’inflazione di marzo, che ha rispettato le previsioni rimanendo in territorio negativo per il secondo mese consecutivo (-0,1% a/a, -0,2% in febbraio). L’inflazione italiana ha contribuito ad abbassare la media europea con un numero che si è rivelato inferiore alle attese (-0,3% a/a, -0,2% in febbraio). La Germania, dove l’inflazione è stata superiore alle attese, è l’unica, tra le quattro grandi economie dell’area, che ha registrato a marzo una variazione annua dell’inflazione positiva (0,1%).
La dinamica dei prezzi italiana ha valenza anche per quel che riguarda la prossima importante scadenza, a metà mese, della presentazione del Documento di Economia e Finanza (DEF). Nell’ultimo esercizio ufficiale, oramai un po’ datato, il governo si attendeva una crescita media del Pil nominale attorno al 3% per il biennio 2016-2017. Con questa dinamica dell’inflazione ed una crescita reale vista dal consensus attorno all’1%, non sarà facile arguire che deficit e debito in rapporto al Pil caleranno nei prossimi anni. Questo è vero anche tenendo conto del fatto che il deflatore del Pil (la misura del livello dei prezzi rilevante) ha mostrato una dinamica più vivace rispetto agli indici dei prezzi al consumo, aumentando dello 0,8% nel 2015, contro uno 0,1% dell’indice armonizzato ed una variazione nulla dell’indice dei prezzi per l’intera collettività.
Questa settimana è relativamente leggera in termini di eventi. Come ogni mese, negli USA la settimana dopo i non-farm payrolls vede solo dati di secondaria importanza. Anche il rilascio delle minute del meeting del FOMC del 15-16 marzo non dovrebbe scuotere i mercati, dal momento che la Yellen ha avuto occasione di presentare la sua visione (estremamente cauta) sul futuro sentiero dei tassi USA nella settimana appena passata ed un’altra occasione è rappresentata da un panel che si terrà giovedì a New York e che vede la partecipazione di Greenspan, Bernanke e Volcker (cioè di una buona fetta della storia moderna del policymaking monetario USA). Anche nell’area euro verranno rilasciate le minute dell’ultimo meeting della BCE, ma il focus è sulla produzione industriale (Germania, Francia, Spagna) e sulle vendite al dettaglio (area euro), che aggiungeranno informazioni preziose riguardo la crescita del Q1 2016.
Fonte: BONDWorld.it
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