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11-04-16 MPS Weekly: Negli USA il mercato continua ad attribuire una probabilità molto bassa (circa il 15%) ad un aumento dei tassi ufficiali a giugno

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Vi era un tempo in cui, a fronte di un problema nel quadro macroeconomico o finanziario, i policy makers (banche centrali, governi, istituzioni sovranazionali) si riunivano, decidevano a porte chiuse attraverso processi decisionali opachi e destinati a rimanere segreti e annunciavano le loro decisioni….


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Monte dei Paschi di Siena


I mercati e gli operatori economici prendevano nota e validavano con i loro comportamenti le decisioni assunte, assumendo che il problema di partenza sarebbe stato presto alle spalle.  

La settimana appena passata ha fornito un ulteriore indizio del fatto che quei tempi sono andati. Lo S&P500 ha chiuso la settimana in territorio negativo (-1,2%) ed in Europa abbiamo assistito ad un’altra settimana pesante per tutti gli asset rischiosi, con i maggiori indici che segnano perdite settimanali attorno all’1-2%. Il rendimento sul bund decennale si sta avviando a violare il minimo storico di 7,5 punti base (0,075%) messo a segno quasi esattamente un anno fa (20/04/15).  

Dalla chiusura del 9 marzo, giorno precedente al meeting della BCE in cui una serie di nuove importanti misure sono state adottate, lo Euro stoxx ha ceduto circa il 2%, il FTSEMIB il 4% e gli indici del settore bancario (Euro stoxx banks ed un indice equipesato di 12 banche italiane) sono giù tra l’8% ed il 10%. L’indice delle banche italiane ha sovraperformato nel periodo l’indice europeo grazie alla performance stellare di venerdì (+8%), che ha interrotto una sequenza di otto cali giornalieri consecutivi, e che vede un proseguimento in apertura nella giornata odierna.    

Nel settore dei titoli obbligazionari corporate le cose sono andate solo leggermente meglio, con una compressione degli spread dal 9 marzo di circa 2 bps sull’indice dei CDS Investment Grade (iTraxx Europe 5y), non entusiasmante se si pensa che tra le nuove misure della BCE vi è proprio l’acquisto di questi bonds.  

Sul mercato dei cambi, lo Yen ha proseguito nel suo movimento di apprezzamento, rompendo temporaneamente il livello di 108 vs. USD. Dall’introduzione dei tassi negativi in gennaio lo Yen si è apprezzato di circa il 10% contro dollaro, un movimento che non va certo nella direzione sperata dalla Banca del Giappone. A conferma che ci sono certe cose nella vita che non scompaiono mai definitivamente, un intervento della banca centrale giapponese è atteso se il trend di apprezzamento dovesse proseguire.  

Negli USA il mercato continua ad attribuire una probabilità molto bassa (circa il 15%) ad un aumento dei tassi ufficiali a giugno e vedono oramai un solo rialzo del tasso sui Fed Funds da qui alla fine dell’anno, nonostante le previsioni dei membri del FOMC, incorporate nel cosiddetto dot plot, prefigurino una successione di rialzi decisamente più accentuata.  

Anche in Italia il tema di mercati che giudicano con scetticismo le azioni di politica è affiorato in settimana. Le prime indiscrezioni sulla nuova importante iniziativa di sistema sul settore bancario, i cui dettagli dovrebbero essere resi noti a breve, sono state accolte negativamente nelle sedute di mercoledì e giovedì, prima del forte rally di venerdì.  

La sensazione che si fa sempre più strada è che i mercati stiano transitando da una posizione in cui le azioni delle banche centrali sono benvenute, anche se vengono implementate a fronte di un quadro ciclico negativo, ad una in cui le azioni delle banche centrali sono percepite come inutili o dannose ed in ogni caso incapaci di incidere.  

Non sorprende quindi che durante la settimana passata diversi membri della BCE si siano sforzati di ribadire il concetto che la politica monetaria non è diventata inefficace e che la sua azione ha contribuito ad evitare conseguenze di gran lunga più pesanti. In particolare Praet (Chief Economist della BCE), citando tra gli altri uno studio di Banca d’Italia, ha quantificato gli effetti che le misure della BCE hanno avuto su alcune variabili, tra cui inflazione, crescita e tassi sui prestiti bancari, arguendo che in assenza di queste misure l’Area Euro si troverebbe a fronteggiare inflazione e crescita sensibilmente più basse e tassi d’interesse (sia sui titoli obbligazionari che sui prestiti bancari) più alti. Nonostante la ragionevolezza della linea argomentativa, questa lascia però intatta la percezione di quanto negli ultimi tempi i mercati paiano farsi gioco dell’azione dei policy makers.  

Sul fronte dei dati macro, poche ore fa l’Istat ha rilasciato il dato sulla produzione industriale (PI) di febbraio, che ha segnato un declino dello 0,6%, dopo il forte aumento di gennaio (1,7%, rivisto al ribasso dal 1,9% preliminare). La scorsa settimana lo stesso pattern è stato evidente in Germania e Francia, dove aumenti della PI a gennaio sono stati seguiti da declini in febbraio.  

Tornando all’Italia, se le previsioni di Confindustria di un aumento (0,5%) a marzo saranno realizzate, la PI chiuderebbe il trimestre con un incremento dello 0,9% rispetto al Q4 2015; una variazione trimestrale di questa entità (la più elevata dal Q4 2010) sarebbe un segnale incoraggiante per la crescita del Pil nel primo trimestre dell’anno per il quale i dati a disposizione prefigurano una variazione del Pil solo moderatamente positiva (ad esempio l’indicatore della Banca d’Italia suggerisce una variazione dello 0,1%). Una variazione di tale entità non comprometterebbe il raggiungimento della previsione governativa di una crescita 2016 del 1,2%, recentemente inclusa nel DEF 2016, rilasciato pochi giorni fa. A condizione però che il ritmo di crescita acceleri decisamente nel trimestre in corso e nella seconda metà dell’anno.  

La settimana appena iniziata si muoverà attorno ad alcuni eventi globali come i meeting di politica monetaria nel Regno Unito ed in Canada e i dati USA (vendite al dettaglio, produzione industriale, inflazione) e ad un importante tema domestico. L’iniziativa di sistema sul settore bancario italiano darà il tono non solo alle quotazioni delle banche italiane e del FTSEMIB, ma influirà anche sul mercato azionario dell’area euro, data la scala oramai pan-europea che il tema riveste.  

Fonte: BONDWorld.it


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