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Olympia : Atlante e le Banche I prezzi bassi sono un’opportunità di acquisto?

Perché le quotazioni delle banche hanno avuto oscillazioni dell’ordine del 40% da un mese all’altro, scendendo vorticosamente e poi rimbalzando come se ogni problema fosse alle spalle? In particolare in Italia?


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Andrea De Gaetano  –  Senior Portfolio Manager  – Olympia Wealth Management Ltd


I titoli bancari hanno raggiunto i massimi storici nel 2007, prima dello scoppio della crisi dei mutui subprime di cui furono protagonisti. Allora, l’indice bancario europeo DJ Stoxx 600 Banks (composto di 47 banche europee e del Regno Unito) svettava a 541 punti, prima di intraprendere una via discendente, fino a 87 punti, minimi storici del marzo 2009. Il rimbalzo partito nel 2009 ha riportato l’indice DJ Stoxx 600 Banks in un ampio canale laterale tra 115 (minimi del 2011-2012) e 240-227 (massimi del 2010 e del 2015), senza più rivedere i prezzi massimi, né i minimi del 2009. Ora quota 148

 

La riduzione dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali mondiali, per rilanciare l’economia, ha avuto l’effetto collaterale di colpire il business principale delle banche: prestar denaro è diventato meno redditizio e più rischioso. 

 

La crisi economica ha reso più difficile per aziende e privati restituire il denaro preso in prestito dalle banche, che son diventate più prudenti nel prestarlo. Le sofferenze, che ammontano circa a 200 miliardi di euro in Italia, sono l’eredità della crisi, ha detto Christine Lagarde del FMI, commentando le stime riviste nuovamente al ribasso per l’economia mondiale. 

 

Le autorità di controllo del sistema bancario, più severe ed esigenti nei confronti delle banche per evitare il ripetersi di nuove crisi, hanno imposto loro un irrobustimento in termini di capitale e di riduzione dei rischi.

 

Margini ridotti, aumento dei crediti in sofferenza, vigilanza sempre più stretta e nuove leggi sul bail-in hanno spaventato gli investitori, col risultato di deprimere le quotazioni di Borsa del settore bancario. 

 

Nonostante tutte queste difficoltà, le banche sono tornate, nella maggior parte dei casi, a fare utili. Commissioni e attività di negoziazione hanno compensato i margini d’interesse ridotti.  La partita si gioca sulla valorizzazione delle sofferenze e altri crediti deteriorati, tema che va a braccetto con gli accordi internazionali di Basile sui requisiti patrimoniali delle banche. 

 

Una svalutazione delle sofferenze oltre certe soglie costringerebbe le banche a ricapitalizzarsi per essere conformi alla normativa. 

 

In questo contesto e alla luce di prossimi aumenti di capitale, già annunciati da Veneto Banca e Popolare di Vicenza, nasce “Atlante”, un progetto di costituzione di un Fondo di Investimento Alternativo, con la partecipazione di una pluralità di soggetti (fra cui Cassa Depositi e Presiti, Unicredit, Intesa e altri gruppi bancari), per supportare le operazioni di aumenti di capitale di banche italiane e gestire la cessione di crediti in sofferenza. 

 

Tutto ciò per evitare che un eventuale insuccesso degli aumenti di capitale annunciati porti a una crisi di sfiducia nei confronti delle banche, fuga dei risparmiatori, incremento del costo di finanziamento sui mercati, risoluzione di una o più banche, con conseguente crisi sistemica.   

 

Il Fondo Atlante, iniziativa privata di circa 6 miliardi, andrebbe ad alleggerire le banche delle tranche di sofferenze junior, le più rischiose, ha spiegato il Ministro dell’Economia  Padoan a MF Class CNBC. In questo modo, il mercato dovrebbe ritrovare interesse per le tranche di sofferenze più sicure, che aumenterebbero di valore, con un benefico “effetto leva” su tutto il sistema, stimato in 50 miliardi dal Ministro dell’Economia. Le parole del Ministro arrivano in risposta alle critiche alla dimensione di Atlante, sul Financial Times negli scorsi giorni, che evidenziavano la sproporzione tra i 6 miliardi del fondo e l’ammontare delle sofferenze, 200 miliardi le sofferenze lorde, 84 miliardi le sofferenze al netto delle svalutazioni.

 

Ci si chiede dunque se, con quotazioni vicine ai minimi storici e il ritorno all’utile di molte banche, il settore torni interessante. Tanto più con la prospettiva del Fondo Atlante, che sembra indicare una volontà politica di sostenere le banche. 

 

Se le basse quotazioni appaiono allettanti, il contesto di tassi d’interesse sui minimi rende il core business delle banche strutturalmente debole. Con la grossa spada di Damocle di eventuali nuove svalutazioni delle sofferenze che rischierebbero non solo di cancellare gli utili che le banche sono tornate faticosamente a produrre, ma di costringerle a nuovi aumenti di capitale, deprimendone ulteriormente le quotazioni. 

 

Le nuove tensioni sui Titoli di Stato della Grecia, i cui rendimenti sulla scadenza 2 anni sono lievitati dal 7,5% di metà marzo alla soglia del 12% di settimana scorsa, non sono incoraggianti. Infine, fra i contro ci sono i tempi biblici dei contenziosi per il recupero crediti, in Italia in particolare.   Operativamente e per concludere Da metà febbraio a oggi, l’indice S&P500, guida di tutte le Borse mondiali, è risalito di circa il 15%, uno dei rimbalzi più significativi degli ultimi anni.

 

La statistica indica che i massimi del mercato vengono spesso toccati a primavera inoltrata e, come suggerisce il detto “sell in May and go away”, è bene avvicinarsi all’estate più scarichi, per poter cogliere le occasioni d’acquisto che di solito si presentano fra l’estate e l’autunno. 

 

Il rimbalzo del settore bancario è avvenuto in concomitanza della risalita degli indici negli ultimi due mesi. Suggeriamo dunque di non farsi lusingare da acquisti tardivi, che potrebbero rivelarsi in realtà prematuri. Anche a costo di “perdere il treno”. 

 

Viceversa, qualora nei prossimi mesi dovesse verificarsi la correzione attesa sugli indici di Borsa, guarderemmo con interesse al settore bancario europeo che potrebbe rivelarsi la prossima sorpresa, come è avvenuto sul settore energetico nella prima parte dell’anno. 

 

Ugualmente, diffidiamo dei bassi rendimenti sui Governativi europei e attendiamo curiosi la prossima conferenza BCE, il 21 aprile.

 

Cosa di dirà il Presidente Draghi questa volta? Sarà, come è avvenuto l’anno scorso, una buona occasione per vendere Bund e BTP?  Manteniamo la view positiva sui Bond in valute emergenti che, dopo anni di sofferenze,  stanno vivendo la loro primavera.  Sul cambio Euro/Dollaro USA, un eventuale ritorno in area 1,1130-1,1070 sarebbe una buona occasione per vendere dollari.

 

Spesso, acquistare solo perché il prezzo è buono non è un’idea vincente!

Fonte: BONDWorld.it

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