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Italia: dal calo di disoccupazione e inflazione buone notizie per il potere d’acquisto delle famiglie

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Il tasso di disoccupazione è sceso a sorpresa all’11,4% a marzo, dall’11,6% dei tre mesi precedenti (il dato di febbraio è stato rivisto al ribasso di un decimo). Si tratta di un minimo dal novembre del 2012….


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo


– Negli ultimi mesi si nota una volatilità molto accentuata nelle variazioni congiunturali sia dell’occupazione che delle forze di lavoro. Dopo essere scesi in misura consistente a febbraio, gli occupati sono tornati ad aumentare a marzo (+90 mila unità ovvero +0,4% m/m, dopo le -87 mila di febbraio): si tratta dell’incremento maggiore dallo scorso agosto. Ciò non si è riflesso in un calo ancor più marcato del tasso di disoccupazione in quanto in parte compensato dall’espansione delle forze di lavoro (+27 mila unità ovvero +0,1% m/m). Infatti gli inattivi sono tornati a diminuire, di -34 mila unità (-0,4% m/m), dopo l’aumento di +47 mila registrato a febbraio. L’aumento del tasso di attività riguarda pressoché esclusivamente le donne.

– Il tasso di disoccupazione nella fascia d’età 15-24 anni è diminuito in misura consistente, a 36,7% dal 38,2% di febbraio. Si tratta di un minimo da quasi tre anni e mezzo. Si nota sia un aumento degli occupati (+14 mila unità) che un calo degli inattivi (-13 mila).

– Al contrario che nel mese precedente, l’aumento dell’occupazione riguarda i lavoratori dipendenti (+75 mila dopo la flessione di -109 mila a febbraio), e in particolare i dipendenti permanenti (+42 mila unità dopo le -94 mila precedenti). Tornano a crescere (di 34 mila unità), dopo sei mesi di calo, anche i dipendenti temporanei. Infine, aumentano per il terzo mese consecutivo i lavoratori indipendenti (+14 mila unità).

– Su base annua, l’occupazione totale accelera a +1,2% (+263 mila unità). La creazione di posti di lavoro è trainata dagli occupati dipendenti permanenti (+280 mila unità ovvero +1,9% a/a); più modesta la crescita degli occupati dipendenti temporanei (+15 mila, +0,6% a/a). Restano invece in calo su base annua (nonostante il recupero dei primi mesi del 2016) i lavoratori indipendenti (-32 mila ovvero -0,6% a/a).

– L’unico “neo” del dato è che la crescita dell’occupazione resta concentrata nelle coorti “estreme”, a discapito di quelle “centrali”: gli occupati giovani (15-24 anni) sono aumentati di +14 mila unità (+1,5%) nel mese di marzo e +49 mila (+5,5%) nell’anno; gli occupati con oltre 50 anni risultano in crescita di +52 mila unità nel mese (+0,7%) e di +363 mila rispetto a un anno prima (+5%), a fronte di cali nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni di -13 mila nell’ultimo mese e di -32 mila nell’ultimo anno; la fascia dei 35-49enni registra un aumento dei posti di lavoro nel mese (+38 mila), ma si mantiene in netto calo su base annua (-117 mila).

– In sintesi, il dato conferma, come indicavamo un mese fa, che la decisa flessione degli occupati a febbraio non era da enfatizzare oltre modo, visto che in questa fase la volatilità mensile delle variazioni degli occupati (e delle forze di lavoro) è molto accentuata. In ogni caso, la crescita in particolare dei dipendenti permanenti rassicura circa il fatto che non sia svanito del nulla l’effetto dell’esonero contributivo sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Inoltre, in prospettiva il rafforzarsi del ciclo economico conterà più delle misure governative nel determinare la direzione di marcia per l’occupazione.

o Riteniamo che tale volatilità possa continuare nei prossimi mesi, e che un più deciso trend al ribasso sul tasso di disoccupazione si possa vedere verosimilmente nella seconda parte dell’anno. In ogni caso, dopo il dato di marzo abbiamo rivediamo marginalmente al ribasso la nostra stima sul tasso dei senza-lavoro quest’anno, all’11,2% dall’11,4% precedente (dopo l’11,9% del 2015). Vediamo una disoccupazione sotto l’11% (al 10,8%) solo nel 2017.

Ad aprile, i prezzi al consumo sono rimasti stabili secondo l’indice nazionale e sono aumentati di tre decimi in base all’armonizzato Ue. L’inflazione annua è scesa in territorio ancor più negativo, a -0,4% sul NIC e a -0,3% sull’armonizzato (da -0,2% di marzo su entrambi gli indici). Si tratta di un minimo da gennaio dell’anno scorso. I dati sono risultati decisamente inferiori al consenso, che si aspettava un’inflazione annua stabile sul NIC e in salita sull’armonizzato (mentre la nostra previsione era per una flessione di entrambi gli indici).

– Nel mese (secondo l’indice nazionale), si è verificato un deciso calo dei prezzi nel capitolo “abitazione, acqua, elettricità e combustibili” (-1,8% m/m), peraltro decisamente atteso per via delle ampie flessioni delle tariffe di elettricità e gas (-5% e -9,8% rispettivamente). In diminuzione anche i listini nelle comunicazioni (-0,6% m/m, per via del -2% degli apparecchi per la telefonia mobile) e delle spese per tempo libero e cultura (-0,3% m/m).

– Queste flessioni sono state compensate dall’aumento dei prezzi, anche in questo caso ampiamente atteso, nei trasporti (+0,7% dopo il +0,8% m/m di marzo, che veniva dopo sei mesi consecutivi di calo), principalmente sulla scia del rimbalzo in corso dei prezzi dei carburanti (benzina +2,4% m/m). Ancor più marcati i rincari dei servizi ricettivi e ristorazione (+1,3% m/m, solo in parte spiegato dalla stagionalità di aprile). In aumento anche i prezzi degli alimentari (+0,2% m/m, per via soprattutto dei vegetali freschi: +2,4% m/m).

– Nonostante il calo dell’inflazione, il numero dei capitoli di spesa che mostra una tendenza annua deflattiva è sceso a 4 dai 5 del mese scorso (su un totale di 12): i trasporti (-2,9% da -3,1% a/a di marzo), le spese per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-1,7% da -0,7% a/a precedente), gli alimentari (-0,1% da -0,4% a/a) e alcoolici e tabacco (-0,1% a/a, stabile rispetto al mese scorso), mentre le comunicazioni sono tornate in territorio positivo (a +0,4% da -0,1% a/a di marzo). Anche il numero delle componenti che mostrano rincari superiori all’1% è però sceso, a 1 da 3 il mese scorso: si tratta dell’istruzione (+1,3% a/a, stabile rispetto a marzo), mentre sia la spesa per tempo libero e cultura che i servizi ricettivi e di ristorazione mostrano un rallentamento (a 0,3% da 1,2% a/a e a 0,8% da 1% a/a, rispettivamente).

– L’inflazione “di fondo” (al netto di energetici e alimentari) è scesa a 0,5% da 0,6% a/a (+0,2% m/m), quella al netto della sola energia a 0,3% da 0,4% a/a (+0,2% m/m). L’inflazione sui beni a più alta frequenza di acquisto (importante per le sue conseguenze sull’inflazione percepita e attesa dalle famiglie) è rimasta in territorio negativo, pur risalendo lievemente a -0,9% da -1,1% a/a (anch’essa fa segnare comunque un +0,2% m/m).

– In sintesi, il calo dell’inflazione annua ad aprile è principalmente l’effetto ritardato del calo dei prezzi dell’energia, che si trasmette con un lag di qualche mese sui prezzi finali di elettricità e gas; in tal senso, il rimbalzo in corso delle quotazioni energetiche segnala che le tariffe potrebbero aver raggiunto un punto di minimo. D’altra parte, il confronto su base annua potrebbe essere parzialmente distorto verso il basso, per quanto riguarda ad esempio le spese per tempo libero/cultura e alberghi/ristoranti, dal fatto che la Pasqua è caduta ad aprile lo scorso anno e a marzo nel 2016.

– In altri termini, il dato è coerente con il nostro scenario di inflazione, che vede un CPI ancora in territorio lievemente negativo per tutti i mesi centrali dell’anno e poi una risalita solo negli ultimi mesi del 2016. La nostra previsione è per una media annua pari a 0,1% quest’anno e a 1,3% il prossimo. C’è anche il rischio che l’inflazione core tocchi ulteriori minimi nei prossimi mesi.

In sintesi, la ripresa dell’occupazione e l’ulteriore calo dell’inflazione possono offrire supporto al reddito disponibile reale delle famiglie, che non può contare su aumenti salariali visto che le paghe orarie sono sui minimi storici (0,8% a/a a marzo) e non sono viste accelerare nei prossimi mesi. In ogni caso, la nostra stima è che il potere d’acquisto delle famiglie, dopo essere stato falcidiato negli anni tra il 2008 e il 2014, possa crescere per il secondo anno consecutivo nel 2016 (+1,3% da +0,8% l’anno scorso).

Fonte : BondWorld.it


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