Banche centrali attendiste deludono i mercati…
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Andrea De Gaetano – Senior Portfolio Manager – Olympia Wealth Management Ltd
Soldi che piovono dal cielo. Questo si aspettavano i mercati. Già nella conferenza stampa della BCE, il 21 aprile, più di un giornalista aveva chiesto al Presidente Mario Draghi di commentare la possibilità dell’Helicopter Money. L’immagine dell’elicottero che distribuisce soldi dal cielo è stata ideata nel 1969 da Milton Friedman. Il premio Nobel per l’economia sosteneva provocatoriamente che una banca centrale può sempre sconfiggere la deflazione facendo cadere denaro da un elicottero direttamente nelle tasche dei cittadini, stimolandone così la propensione a spendere con l’effetto di risvegliare l’inflazione. Come il miraggio di un’oasi per un assettato nel deserto, son bastati alcuni riferimenti all’idea di Friedman da parte di membri delle banche centrali per materializzarne la speranza.
Nel marzo scorso, “La Repubblica” chiedeva in un’intervista a Peter Praet, capo economista della BCE, “possiamo immaginare che in futuro la BCE decida di fare i cosiddetti helicopter drops mandando assegni direttamente ai cittadini?” “La nostra cassetta degli attrezzi non è vuota. Ci sono molte cose che possiamo fare. In principio possiamo creare moneta e distribuirla alle persone. La domanda è quando sia opportuno usare questo tipo di strumento. Veramente estremo” aveva risposto Praet.
Questo tipo di aspettativa, estrema, ha spinto al rialzo i mercati azionari risollevandoli dai minimi di febbraio ai recenti massimi di aprile.
Poi una doccia fredda (senza traccia di elicotteri). Il Presidente Draghi, il 21 aprile, pur annunciando le nuove misure espansive di acquisto di corporate bonds, ha risposto ai giornalisti che l’ipotesi dell’Helicopter Money non è stata nemmeno discussa. Pochi giorni dopo, il 27 aprile, la Federal Reserve risollevava gli animi degli investitori (e indeboliva il dollaro), lasciando i tassi d’interesse invariati e facendo intendere che non sarà frettolosa nel rialzarli. Il colpo decisivo per far cambiar rotta ai mercati azionari da rialzo a ribasso è stata, il 28 aprile, l’inazione della banca centrale giapponese, sulla quale il mercato scommetteva speranzoso.
All’inizio dell’anno, nel discorso Japan’s Experience of Overcoming the Zero Lower Bound Haruhiko Kuroda, Governatore della Bank of Japan, si autodefiniva senza apparente ironia “forse una delle persone più qualificate al mondo” per parlare di “lezioni di politica monetaria”
Oggi, le sue competenze sono messe a dura prova. Il Giappone nel 2015 è caduto per la seconda volta in recessione dall’inizio della politica monetaria super espansiva intrapresa dal Governo Abe nel 2012. Dal 2013, l’inflazione è risalita dal tasso annuale del -0,3% all’1,3%, ma i consumi privati nipponici rimangono al palo, dopo l’infausto innalzamento dell’imposta sui consumi dal 5% all’8% nel 2014. Manovra che ricorda l’innalzamento dell’IVA dal 3% al 5% che nel 1997 aveva accelerato la recessione giapponese e contribuito
Il 28 aprile la BoJ ha lasciato i tassi invariati, annunciando di continuare ad acquistare bond giapponesi (JGBs) al ritmo di 80.000 miliardi di yen all’anno, ETF e titoli legati all’immobiliare di 3300 miliardi e 90.000 miliardi di yen rispettivamente, mantenendo i 2200 miliardi di titoli di credito e i 3200 miliardi di corporate bonds già acquistati.
Il mercato si attendeva di più e l’immediata reazione, di delusione, è stata l’apprezzamento dello yen, con il cambio Dollaro/Yen sceso da 112 a 105.5 in una settimana, e un crollo di quasi l’8% in tre giorni dell’indice azionario Nikkei225.
Ma la vera preoccupazione di tutti è la Cina che, sebbene proceda all’andatura più che rispettabile del 6,7% all’anno, non pare essere all’altezza delle aspettative degli investitori. Ogni segno di indebolimento cinese fa tremare i mercati. Lunedì 3 maggio, è stato l’indice PMI dell’attività manifatturiera a impensierire, a 49.3 nel mese di aprile, sotto la soglia 50 che convenzionalmente distingue un’economia in espansione da una in contrazione.
In Italia, l’esito negativo dell’aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro della Popolare di Vicenza, sottoscritto appena per il 7,6%, e le fosche previsioni della Commissione Europea, che ha rivisto al ribasso le prospettive di crescita economica europea e italiana nel 2016, stanno mettendo sotto stress il mercato azionario italiano.
L’Euro, dimostrandosi ancora valuta rifugio insieme allo Yen, si è apprezzato contro dollaro USA fino a oltre 1,16 e nei confronti delle altre principali valute, aumentando la pressione sulle aziende esportatrici del Vecchio Continente.
OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE
Quando la BCE fu costituita nel 1998, dandosi l’obiettivo della “stabilità dei prezzi”, si considerarono più i rischi inflattivi che la deflazione. La memoria dei periodi di altissima inflazione del secolo scorso (da Weimar all’inflazione degli ’70) condizionò per anni l’operato della BCE, tanto che l’Istituto di Francoforte temporeggiò nell’abbassare i tassi d’interesse, anche di fronte alla crisi del 2008.
La deflazione è arrivata come un cigno nero, completamente inattesa. Oggi, non si parla d’altro e le banche centrali, nonostante i progressi dell’economia e l’ampia liquidità già immessa nel sistema, pare non riescano a sconfiggere il nemico.
L’opzione dell’Helicopter Money, che teoricamente potrebbe realizzarsi in forma di versamenti diretti ai cittadini o stampa di cartamoneta per finanziare investimenti pubblici, molto probabilmente, nella pratica rimarrà tabù. Oltre che per Statuto, la BCE non potrebbe farlo, pena la propria indipendenza e credibilità: il rischio sarebbe quello di passare da un estremo all’altro, dalla deflazione, a un’improvvisa incontrollabile inflazione.
Il mercato aveva scontato in anticipo l’annuncio di nuove misure espansive da parte delle banche centrali e, dopo la conferenza BCE, le quotazioni dei Titoli di Stato europei sono scese, con rialzo dei rendimenti.
Di fronte a mercati sempre più assuefatti e meno reattivi agli stimoli monetari delle banche centrali, la prudenza è consigliabile.
Per ora, il tradizionale adagio sell in May and go away si è rivelato propizio. Nelle prossime settimane, sarà importante il test di area 2000-2030 punti sull’indice S&P500 per capire se ci troviamo di fronte a una correzione tecnica dovuta dopo lo straordinario rally di aprile, e quindi opportunità di acquisto o se questo sia l’inizio di una discesa più profonda.
Tatticamente, siamo venditori di Euro contro Dollaro USA in area 1.16/1.18.
Manteniamo view positiva sui Bond in valute emergenti, dopo che la Fed sembra aver rinviato all’autunno i prossimi rialzi dei tassi e guardiamo con interesse il settore bancario europeo, che, sui minimi degli ultimi anni, potrebbe rivelarsi una buona scommessa, a fronte di trimestrali in miglioramento.
Fonte: BONDWorld.it
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