Le indagini congiunturali di aprile sono state contrastanti e globalmente costituiscono un passo indietro rispetto al mese precedente…….
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I nodi sono costituiti dalla riaccelerazione dell’economia americana dopo un deludente 1° trimestre e dalla stabilizzazione delle economie emergenti (che pare in corso, ma richiede conferme). Sullo sfondo, monta il problema del referendum inglese, che ha già avuto effetti negativi sul clima di fiducia delle imprese britanniche. I sondaggi continuano a mostrare un sostegno pericolosamente alto per gli euroscettici.
– La tornata di aprile delle indagini congiunturali ha mostrato un arretramento del PMI manifatturiero globale sui livelli di febbraio, appena sopra la soglia di espansione e poco sotto la media dal 2007. La flessione è stata più marcata per gli Emergenti (dove gli indici sono peggiorati in modo diffuso) che per i Paesi avanzati. Fra questi ultimi, infatti, la situazione è molto variegata: l’arretramento di Stati Uniti, Giappone e Regno Unito è stato modesto, e in parte compensato dal miglioramento di Eurozona e Canada. Nel comparto dei servizi, invece, l’indice è rimasto stabile nell’Eurozona, è peggiorato in Giappone e nel Regno Unito, è migliorato negli Stati Uniti.
– Le indagini di fiducia condotte nell’Unione Europea in aprile concordano nel mostrare un miglioramento in aprile nell’Eurozona dopo il peggioramento avvenuto fra gennaio e marzo, anche se le indicazioni di un singolo mese vanno prese con cautela. Di contro, è molto evidente nelle indagini congiunturali un rallentamento del Regno Unito molto più marcato rispetto all’Eurozona sul fronte del flusso di nuovi contratti, tendenza che interessa manifattura e servizi e che è continuato nel mese di aprile. Anche il conteggio delle sorprese negative dei dati rispetto alle previsioni ha mostrato un netto peggioramento da metà aprile nel Regno Unito, mentre è rimasto stabile nell’Eurozona. Il deterioramento della situazione economica del Regno Unito emerge sia nelle indagini PMI di Markit, sia nell’indagine congiunturale della Commissione Europea. Cominciano perciò ad aversi prove dell’effetto negativo dell’incertezza causata dal referendum sull’Unione Europea sull’attività economica. Peraltro, l’aspettativa che un voto contro l’Unione Europea possa essere seguito da un’ampia svalutazione della sterlina sta probabilmente già avendo ripercussioni sul comportamento degli investitori e delle imprese, con ripercussioni sui movimenti di capitale. Già alla riunione di aprile il Comitato per la politica monetaria della Banca d’Inghilterra aveva avvisato di un rallentamento della crescita nel 1° semestre come effetto dell’incertezza dovuta al referendum.
– Al momento i mercati non scontano che in piccola parte lo scenario di una vittoria degli euroscettici: d’altronde, i sondaggi rimangono marginalmente favorevoli e gli scommettitori sembrano credere che il Regno Unito rimarrà nell’UE. Tuttavia, proprio i dettagli dei sondaggi di opinione suggeriscono di essere molto cauti: i sostenitori dell’Unione Europea non sfondano e, anzi, appaiono perdere terreno. Inoltre, la composizione sociale dei sostenitori alla campagna per l’uscita (elettori di mezza età o anziani, localizzati in Inghilterra fuori da Londra) rimane più favorevole a una sua traduzione in voti effettivi rispetto a quella che caratterizza i sostenitori dell’Unione Europea. Né l’avanzata alle ultime elezioni locali di UKIP e Conservatori appare un buon segnale in vista della consultazione referendaria.
– L’andamento incerto dei dati economici globali e l’approssimarsi del referendum inglese possono forse spiegare in parte il ritorno dell’avversione per il rischio che ha caratterizzato l’ultima settimana, dopo un paio di mesi favorevoli. Le manifestazioni sono state molteplici: calo degli indici azionari globali, arretramento delle quotazioni petrolifere, discesa dei tassi sui titoli di stato con più elevato merito di credito, aumento dei differenziali sovrani e della volatilità. Sul fronte della crescita, i nodi sono costituiti dalla stabilizzazione delle economie emergenti (che appare in corso, ma necessita di conferme) e dalla riaccelerazione di quella statunitense, che ancora una volta ha avuto un 1° trimestre molto fiacco. In entrambi, i casi, nessun singolo dato della prossima settimana potrà offrire una risposta decisiva.
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