Per la prima volta, l’Eurogruppo disegna un piano di azione per rendere sostenibile nel lungo termine il debito della Grecia nei confronti dei creditori ufficiali……
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Spagna, Italia e Francia hanno tutte riformato il mercato del lavoro negli ultimi anni – le ultime due anche alleggerendo l’elevato carico contributivo e fiscale. In Italia, dopo le riforme, l’elasticità dell’occupazione al PIL è stata molto alta. In Spagna lo era anche prima della riforma. In Francia, finora è stata bassa.
In Grecia, il rischio di un’altra estate ad alta tensione sembrerebbe scongiurato. L’approvazione formale della nuova tranche di finanziamenti è stata rinviata all’Eurogruppo del 24 maggio, e rimane subordinata all’approvazione legislativa di un “meccanismo di salvaguardia” che assicuri l’implementazione automatica di misure fiscali correttive “non appena vi siano prove oggettive che l’obiettivo sull’avanzo primario del programma (3,5% a medio termine) non sarà conseguito”. Tuttavia, c’è l’accordo politico per sbloccare il pagamento – e non poteva essere altrimenti, con la crisi dei migranti, politicamente molto più rilevante per tutti i paesi, che vede la Grecia sulla linea del fronte e l’incubo del referendum inglese sull’UE ormai imminente. La novità più importante è che questa volta l’Eurogruppo ha discusso alcune proposte per assicurare che il servizio del debito della Grecia rimanga sostenibile nel lungo termine, mettendo anche nero su bianco un piano d’azione. Si prospetta una sequenza progressiva di interventi: (i) ottimizzazione della gestione del debito legato al programma nel breve termine; (ii) un periodo di grazia sugli interessi e tempi di rimborso della quota capitale più estesi, a condizione che il programma ESM sia concluso positivamente; (iii) nel lungo termine, “l’Eurogruppo è pronto a considerare […] la necessità di altre misure sul debito”. Continua ad essere esclusa dal novero delle possibilità tecniche la remissione di una parte del debito, ma le misure ipotizzate sono potenzialmente decisive. È la prima volta che il tema viene affrontato ufficialmente e concretamente dall’Eurogruppo, e questa volta è stata anche fissata una data molto prossima (24 maggio) per un rapporto tecnico sulle misure specifiche, rapporto che sarà preparato dall’EWG (Euro Working Group). L’FT sostiene che un rapporto riservato dell’ESM elenca una serie di opzioni, fra le quali un’estensione di 5 anni delle scadenze, un tetto per gli interessi al 2% del PIL e uno sui rimborsi all’1% fino al 2050, nonché la possibilità di rimborsare con prestiti ESM i crediti del FMI, più costosi.
Questa settimana, la Francia ha approvato una controversa e travagliata riforma del mercato del lavoro. Il provvedimento segue degli interventi di alleggerimento fiscale e contributivo (CICE e patto di solidarietà) in vigore rispettivamente dal 2013 e dal 2015, che valgono circa EUR 20 miliardi su base annua. La Spagna aveva realizzato una riforma del mercato del lavoro nel 2012, riducendo la protezione contro i licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato, tagliando la copertura degli assegni di disoccupazione, riducendo l’indicizzazione dei salari e introducendo il decentramento nella negoziazione contrattuale. L’Italia ha realizzato la sua riforma fra il 2014 e il 2015, anche in questo caso associandola a sgravi fiscali e contributivi che probabilmente spiegano una buona metà dell’effetto sull’occupazione. In Italia, negli ultimi due anni la crescita occupazionale è stata sorprendentemente robusta rispetto a quella del PIL, con variazioni positive dal 2014 nonostante un contesto di lieve contrazione prima, lieve crescita poi, del PIL. In Spagna, durante la ripresa del 2014-15 l’occupazione è tornata a crescere un trimestre dopo il PIL, e quindi il ritmo è stato in linea con quello di quest’ultimo. In tutti e due i paesi, perciò, sembra che le riforme abbiano aumentato la disponibilità delle imprese ad assumere. Tuttavia, se in Italia gli interventi sono riusciti ad aumentare la quota di occupazione a tempo indeterminato in Spagna nell’ultimo anno su 541mila nuovi occupati, 344mila avevano ancora un contratto a tempo determinato. Inoltre, anche durante la fase di contrazione, prima della riforma, l’occupazione spagnola registrava un’elasticità al PIL molto alta. In Francia, invece, la risposta dell’occupazione è stata modesta e non ci sono grandi aspettative che la riforma del 2016, uscita molto annacquata dai negoziati degli ultimi mesi, sia più efficace
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