Il PIL italiano è cresciuto di 0,3% t/t nel 1° trimestre 2016. Il dato è risultato in linea con le aspettative nostre e di consenso……
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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo
Peraltro, il dato del trimestre precedente è stato rivisto verso l’alto (a 0,2% da 0,1%), di conseguenza la crescita annua è risultata di un decimo superiore alle attese (1% da 1,1% di fine 2015, che rappresentava un massimo da 4 anni e mezzo).
Il dettaglio delle componenti non è ancora noto (verrà diffuso il prossimo 31 maggio), ma secondo quanto riportato dall’Istat si è registrato un aumento del valore aggiunto nell’industria e nei servizi a fronte di un calo nell’agricoltura. A nostro avviso, il principale contributo è venuto dall’industria in senso stretto (al netto delle costruzioni), visto che la produzione industriale è aumentata dello 0,7% t/t nel 1° trimestre 2016 dopo essere calata di -0,1% t/t nei tre mesi precedenti.
Inoltre, sempre secondo quanto riportato dall’Istat, a differenza che nel trimestre precedente la crescita è venuta dalla domanda interna (al lordo delle scorte), in presenza di un contributo negativo dal commercio con l’estero. In effetti, segnalavamo tre mesi fa come l’ultimo trimestre del 2015 potesse rappresentare in questo senso in qualche modo una “anomalia” in quanto ci aspettavamo che nel 2016 (come accaduto nei primi tre trimestri del 2015) la ripresa tornasse ad essere guidata dalla domanda domestica.
Mentre nel trimestre precedente si era avuto un contributo positivo dalla domanda estera (+0,1% t/t) più che compensato da un apporto negativo dai magazzini (-0,4% t/t), stimiamo che nei primi tre mesi dell’anno sia accaduto il contrario ovvero che il contributo negativo dal commercio con l’estero (probabilmente in presenza di una flessione per entrambi i flussi commerciali, ma più marcata per l’export che per l’import) sia avvenuto a fronte di un apporto positivo dalle scorte. Occorrerà aspettare il dettaglio per capire quanto significativo sia stato il contributo dei magazzini.
I consumi privati dovrebbero aver proseguito nel loro sentiero di ripresa (all’incirca allo stesso ritmo congiunturale del trimestre precedente, +0,3% t/t) e potrebbero anzi aver accelerato su base annua (stimiamo a 1,4%: sarebbe un massimo da cinque anni e mezzo). I fattori fondamentali che stanno guidando (moderatamente) al rialzo la spesa delle famiglie (recupero dell’occupazione e del potere d’acquisto) non sembrano infatti venuti meno (nonostante un ripiegamento dai massimi della fiducia dei consumatori).
Per quel che riguarda gli investimenti, potrebbe esserci stata a inizio 2016 una correzione per gli investimenti in mezzi di trasporto e in costruzioni, dopo la crescita evidenziata nella seconda metà del 2015. Viceversa, la novità potrebbe essere un rimbalzo per la spesa delle aziende in macchinari e attrezzature (dopo il calo registrato in tre dei quattro trimestri del 2015), favorita, oltre che dal recupero in atto della domanda interna, dalla possibilità di usufruire del maxiammortamento sui nuovi beni strumentali.
In sintesi, l’Italia continua a sottoperformare rispetto alla media dell’eurozona (0,5% t/t, 1,5% a/a), tuttavia il dato è incoraggiante se confrontato con il trend di rallentamento congiunturale che si era visto nel corso del 2015 (dopo un promettente inizio d’anno) e in generale con la performance economica del nostro Paese negli ultimi anni. Ora che stanno in parte venendo meno i “venti favorevoli” di carattere esogeno che avevano innescato la ripresa a inizio 2015 (in particolare il deprezzamento dell’euro e il calo del prezzo del petrolio, mentre restano in vigore i benefici effetti della politica monetaria ultra-accomodante e di una politica fiscale almeno per ora moderatamente espansiva), ci sembra confortante il fatto che il testimone della ripresa sia passato alla domanda domestica, il che rende il recupero in corso maggiormente sostenibile.
In questo contesto, manteniamo invariata almeno per il momento la nostra previsione sulla crescita media annua del PIL nel 2016 (che, all’1,2%, era tra le più pessimistiche tra i principali previsori nel corso dello scorso anno e ora è nella parte alta delle aspettative di consenso). Tuttavia, restano rischi al ribasso su tale stima, in quanto è necessaria una accelerazione congiunturale rispetto alla attuale velocità di crociera di 0,3% t/t per raggiungere quel target. Al momento, non vi sono segnali che tale accelerazione sia imminente (ci sembra improbabile nel trimestre in corso).
Fonte : BondWorld.it
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