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Il Punto: Stati Uniti: nuove tessere nel mosaico della Fed spalancano la porta per un rialzo estivo.

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Eurozona: la sempre più diffusa destabilizzazione del quadro politico europeo ha indotto la Commissione Europea a un’interpretazione molto blanda delle regole fiscali, che peraltro appaiono sempre più anacronistiche. In arrivo una soluzione sul debito della Grecia?….


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Il fossato che da mesi divide le aspettative sui tassi americani del mercato da quelle del FOMC si è ristretto nell’ultima settimana. Dal Comitato è arrivato un torrente di dichiarazioni che mantengono ferme le posizioni di marzo, coerenti con almeno due rialzi nel 2016, soggetti all’evoluzione dei dati e dei rischi. I verbali della riunione di aprile indicano esplicitamente che c’è un consenso diffuso per un possibile rialzo a giugno. Dai dati di aprile sono arrivate informazioni omogeneamente positive: vendite al dettaglio, produzione industriale, nuovi cantieri, occupazione, salari orari, CPI, fiducia dei consumatori. Nei verbali, il Comitato indica che le condizioni per un rialzo in tempi brevi sono la ripresa della crescita nel 2° trimestre, il rafforzamento del mercato del lavoro e il trend verso l’alto dell’inflazione. Nessun dato, in isolamento, è una condizione sufficiente per un rialzo dei tassi, ma un’evoluzione da tutti i settori, coerente con una riaccelerazione della domanda finale e aumenti diffusi dei prezzi al consumo, può diventarlo. Il mercato ne ha preso atto: le probabilità di rialzo sono aumentate (46,7% a luglio, 58,4% a settembre, 73,8% a dicembre, stime Bloomberg 20/05/2016). Con dati di maggio e giugno in crescita per consumi e investimenti residenziali, stabilizzazione dell’estrattivo (v. pag. 10) e dinamica occupazionale fra 100-150 mila posti al mese, prezzi core in aumento fra 0,1 e 0,2% m/m, il quadro complessivo per un rialzo estivo sarà consolidato. I prossimi messaggi “ufficiali” del FOMC per preparare un rialzo estivo verranno il 27/05 e il 6/06 (discorsi di Yellen); ipotizzando che il Comitato non muova i tassi prima del referendum inglese, il 15/06 (FOMC) con probabile reintroduzione esplicita di rischi neutrali, a metà luglio (Monetary Policy Report). Nel frattempo i dati resteranno la guida delle aspettative, e il mercato è avvisato.

La bassa crescita, il referendum inglese e soprattutto il progressivo sgretolamento delle maggioranze moderate di governo hanno portato quest’anno la Commissione Europea ad un’applicazione molto blanda delle regole fiscali – forse nel tentativo di non imprimere un’ulteriore accelerazione alle tendenze destabilizzanti. L’Italia ha ottenuto eccezioni pari a ben lo 0,85% per PIL, con l’effetto che quest’anno non dovrebbero essere necessarie manovre correttive. Spagna e Portogallo hanno per ora evitato che l’insufficiente correzione del deficit eccessivo conduca all’imposizione di sanzioni. In questo caso, il rinvio potrebbe essere di breve durata, giusto il tempo di consentire alla Spagna di andare al voto il 26 giugno, e il nuovo governo spagnolo dovrà affrontare da subito il nodo della correzione fiscale necessaria a riportare il deficit sotto il 3% nel 2017. Anche per l’Italia il problema è rinviato di pochi mesi, fino al budget 2017. L’anno prossimo, il programma di stabilità prevede una riduzione del deficit complessivo all’1,8% che però, secondo la Commissione, implica una correzione strutturale largamente inferiore allo 0,5% richiesto. Qualunque sia l’esito dei negoziati sul budget 2017, purtroppo, il mero rinvio della correzione fiscale non rappresenterà una soluzione al problema del debito, se non sarà seguito da una significativa accelerazione della crescita. In realtà, nell’attuale contesto di bassa crescita e bassa inflazione, neppure l’applicazione rigorosa delle regole fiscali può risolvere il problema del debito e il Fiscal Compact appare sempre più anacronistico. Nonostante l’aiuto che sta arrivando dalla politica monetaria, ambedue le strade possono garantire al massimo una lenta erosione del rapporto debito/PIL, con il rischio che la prima recessione cancelli anni di faticosi progressi. Non ci può essere una svolta risolutiva senza coinvolgere ancora di più la Banca Centrale, ma nell’Eurozona i vincoli creati dal Trattato e i blocchi ideologici probabilmente precluderanno questa strada. Una soluzione dalla natura più strutturale potrebbe invece arrivare per il debito della Grecia. Il 24 maggio, infatti, si terrà un’importante riunione dell’Eurogruppo, che dovrà esaminare anche le proposte di ristrutturazione del debito verso gli organismi ufficiali, con l’obiettivo dichiarato di garantire che il servizio del debito rimanga a livelli sostenibili e di raggiungere un accordo politico.


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