Nel momento in cui venerdì i dati sul mercato del lavoro USA sono stati rilasciati, la settimana si configurava come moderatamente negativa per i mercati, appesantiti da un flusso di notizie negativo per il…
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Monte dei Paschi di Siena
settore bancario e da indicatori ciclici deboli. Dopo il rilascio dei dati il bilancio della settimana si è appesantito con indici europei in calo attorno al 2-3% ed il FTSEMIB al -3,8%%. In tutto questo lo S&P500 è comunque riuscito a chiudere la settimana con una variazione nulla e a rimanere solo l’1,5% al di sotto dei massimi storici toccati a maggio 2015.
Riguardo i dati sul mercato del lavoro USA e le prospettive di un rialzo dei tassi al meeting del FOMC del 15 giugno: proprio quando gli astri sembravano allinearsi per consentire un secondo rialzo, i numeri sull’occupazione di maggio hanno rimesso tutto in discussione. I fatti stilizzati del rapporto sui nuovi occupati a giugno sono stati:
– Un incremento di soli 38mila nuovi occupati (in media 282mila nel Q4 2015, 196mila nel Q1 2016 e soli 98mila nel bimestre aprile-maggio); il numero rimane deludente anche tenendo conto dello sciopero di circa 35mila lavoratori di Verizon;
– Revisioni al ribasso sulla crescita degli occupati nei due mesi precedenti (-59mila);
– Un calo del tasso di disoccupazione ad un nuovo minimo ciclico del 4,7%, grazie però ad un calo marcato della forza lavoro.
In attesa di sapere come la Yellen deciderà di razionalizzare il quadro nel discorso che terrà stasera al World Affair Council di Philadelphia, il mercato ha già agito, portando la probabilità associata ad un rialzo a giungo verso lo zero (4% dal 25% pre-NFP), quella associata ad un rialzo a luglio ed entro fine anno al 27% e al 60% rispettivamente.
Nell’area euro, a fronte dell’incremento della fiducia così come misurata dagli indici PMI in Germania e Francia ci si attendeva una debolezza nei paesi della periferia (Italia e Spagna). In realtà la debolezza è stata concentrata in Italia, dove l’indice composito ha registrato un calo marcato (a 50,8 dal 53,1 di aprile). Questi sviluppi, uniti ad alcuni elementi poco rassicuranti del Pil del primo trimestre (materiale contributo dalla variazione delle scorte), non depongono a favore di una ripetizione della crescita decente del Pil vista nel Q1 (0,3% trimestrale). In settimana l’Istat ha diffuso i dati sul mercato del In prospettiva, in aggiunta al citato discorso della Yellen stasera, nessun dato di primaria importanza verrà rilasciato negli USA (come usuale nella seconda settimana del mese) e anche il calendario nell’area euro è leggero. Sul fronte Brexit, a tre settimane dalla data del referendum, i quattro sondaggi rilasciati in settimana hanno mostrato un’oscillazione in favore del “Leave”. Ci sarà quindi una grossa attenzione per verificare se si tratta di un nuovo trend che rischia di portarci al referendum con la prospettiva reale di un’uscita del regno Unito dall’Unione Europea.
FOCUS – Il mercato del lavoro in Italia
In settimana l’Istat ha diffuso i dati sul mercato del lavoro ad aprile; il dibattito che ne è seguito ha confermato un fatto noto: non c’è nulla di più controverso delle valutazioni sullo stato di salute del mercato del lavoro. In corrispondenza di ogni dato si scatena la polemica politica e il dibattito tra gli economisti. Ad aumentare la frequenza delle polemiche è il fatto che i numeri sul mercato del lavoro provengono da una pluralità di fonti (Istat, INPS, Ministero del Lavoro). Ma al fondo vi è una caratteristica fondamentale del mercato del lavoro: la sua multidimensionalità, che fa si che nessun indicatore preso singolarmente è in grado di rappresentare in maniera oggettiva la situazione. Prendi il tasso di disoccupazione e ottieni un messaggio (ad aprile è aumentato all’11,7% dall’11,5% di marzo ed in linea con il tasso registrato nel trimestre dicembre-febbraio), prendi il numero degli occupati e ne ottieni un altro (il numero degli occupati è salito dello 0,2% rispetto a marzo, +51mila), analizzi l’andamento di particolari categorie di età, la suddivisione di genere o le tipologie di occupazione (dipendenti a tempo indeterminato, a termine, autonomi) e le difficoltà interpretative si moltiplicano. Un ulteriore difficoltà è dovuta alla tendenza a confondere considerazioni strutturali e cicliche.
Non è un caso che la Fed dell’attuale governatore Yanet Yellen (il cui campo di studi è stato proprio l’economia del lavoro) nel tentativo di depotenziare il tasso di disoccupazione come singolo indicatore delle condizioni del mercato del lavoro e arrivare ad una valutazione complessiva, utilizza un “cruscotto” che combina un gran numero di indicatori che vanno da quelli più classici (tasso di disoccupazione, crescita degli occupati) a indicatori come la disoccupazione di lungo periodo ed il tasso di partecipazione alla forza lavoro.
In quanto segue limitiamo l’analisi ai dati Istat, che è utile ricordare sono basati su un’indagine campionaria, astraiamo da considerazioni sulla struttura del mercato del lavoro italiano, che è caratterizzata da ben note debolezze (alta disoccupazione giovanile, precariato diffuso, basso tasso di attività femminile) e analizziamo gli sviluppi nell’attuale fase di moderata ripresa ciclica.
I fatti stilizzati della performance del mercato del lavoro dal dicembre 2014 all’aprile 2016 sono stati:
– un aumento della forza lavoro risultante da…
– un aumento del numero degli occupati e una dim
Il problema è che questo miglioramento avviene a valle di un serio deterioramento avvenuto a partire dall’inizio della recessione del 2008. Il periodo che va dal secondo trimestre del 2008 al quarto trimestre del 2014 (prima dell’inizio dell’attuale fase di ripresa) può essere scomposto in tre sotto-periodi; in ognuno di questi il numero degli occupati è calato. Il risultato finale è che l’attuale livello dell’occupazione è circa il 2,5% inferiore a quello pre-crisi (aprile 2008) e che proiettando nel futuro la variazione degli occupati vista nell’attuale fase di ripresa saranno necessari ancora circa 3 anni per ritornare al livello occupazionale precrisi.
In conclusione, la moderata ripresa ciclica degli ultimi cinque trimestri unita ad importanti innovazioni della legislazione sul mercato del lavoro ha prodotto un miglioramento che rimane ancora troppo tenue per porre rimedio ai danni provocati dal collasso dell’attività economica post-crisi.
Fonte: BONDWorld.it
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