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13-06-16 MPS Weekly: Timori sulla crescita futura sono stati espressi anche dalla Banca Mondiale

Settimana in calo per i mercati azionari, i timori per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea hanno segnato in modo deciso l’andamento delle borse….


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Monte dei Paschi di Siena


Piazzaffari perde il 2.14% col settore bancario che ne traina la discesa. I mercati, estremamente volatili, attendono nei prossimi giorni le riunioni della FED e della BoJ per avere indicazioni più chiare su come si muoveranno le banche centrali e attueranno la loro politica monetaria. In un clima di incertezza si registra un forte interesse verso gli investimenti più sicuri, come le obbligazioni governative dei paesi più solidi a scapito delle azioni, asset notoriamente più rischioso. Non a caso si è registrato nella settimana un nuovo minimo storico del rendimento del Bund 10 anni, che ha toccato il livello di 0.02%.

Il petrolio continua il suo rialzo toccando in settimana livelli che non segnava dal mese di ottobre: il WTI torna sopra la soglia dei 50$ al barile ma ritraccia lievemente per le tensioni tra i paesi produttori. Il vertice dell’OPEC avvenuto la scorsa settimana non ha portato i risultati sperati e le tensioni tra Iran ed Arabia Saudita sulle rispettive quote di produzione non si sono sopite. La guerra a bassa intensità che si sta combattendo sulla produzione viene ora rivolta sui prezzi: la Saudi Aramco, la compagnia statale dell’Arabia Saudita, ha ridotto il prezzo del petrolio ai clienti della regione nordoccidentale dell’Europa di 35 centesimi al barile. Una mossa che mostra come il più grande esportatore di greggio al mondo si stia muovendo per correre ai ripari con la fine dell’embargo, infatti la ripresa delle forniture di petrolio dell’Iran al Vecchio Continente sono iniziate lo scorso febbraio,.

In settimana alcune istituzioni internazionali hanno richiesto a gran voce ai governi la necessità di riforme strutturali da affiancare agli interventi sistemici già messi in atto dalle autorità monetarie, per combattere una crescita fiacca e rischi di ordine socio-politico.  

In occasione della presentazione dell’OECD Global Economic Outlook 2016 il segretario generale Gurria ha fatto il punto della situazione dell’economia globale, mostrando preoccupazione per un’economia che resta fiacca dopo l’esplosione della crisi finanziaria di sette anni fa. A fronte di ciò ha voluto lanciare un messaggio chiaro riguardo la necessità delle riforme strutturali per ridurre la frammentazione che danneggia la performance economica e la produttività. I dati rilasciati dalla stessa OCSE il giorno precedente sul super-indice economico CLI (Composite Leading Indicator), indice anticipatore dei punti di svolta dell’attività rispetto al trend nell’arco di sei mesi, mostra in generale un incremento non soddisfacente.

La stessa esortazione a portare avanti riforme strutturali è venuta con forza da Draghi al “Bruxelles Economic Forum” organizzato dalla Commissione europea. Il presidente della BCE ha palesato tutti i suoi timori in un quadro dove, oltre alla crescita limitata e ai crediti deteriorati detenuti dalle banche che minano l’espansione del credito, si aggiungono altri fattori di ordine politico, come la questione Brexit. Quest’ultima, a detta di molti economisti, produrrebbe almeno due anni di incertezza istituzionale e stallo politico per una trattativa non facile su come liberare il Regno Unito dalla Ue, con le dovute conseguenze economiche: un danno permanente all’economia, con brusco calo del PIL e crollo degli investimenti e dell’export.  

Per questo motivo i mercati sono molto sensibili ai probabili risultati del referendum del 23 giugno; al momento le exit poll danno in vantaggio i favorevoli all’uscita di parecchi punti percentuali e la tensione si riflette sul cambio. Nei primi due mesi della campagna per il referendum, tra marzo ed aprile, miliardi di sterline di capitali sono fuoriusciti dalla Gran Bretagna o convertiti in altre valute dagli investitori internazionali: la Bank of England stima in 65 miliardi questa fuga di capitali legata apparentemente ai timori di un divorzio della Gran Bretagna dall’Ue.

Timori sulla crescita futura sono stati espressi anche la Banca Mondiale, in particolare dopo l’uscita in settimana dei dati sulle esportazioni cinesi di maggio calate del 4,1%. Le sue stime sulla congiuntura mondiale, infatti, sono state tagliate: il PIL dovrebbe assestarsi nel 2016 al 2,4% da un 2,9% previsto a gennaio. Nel 2017 l’economia del pianeta allungherà il passo, espandendosi del 2.8%, livello comunque inferiore al 3.1% indicato in precedenza.

La BCE in settimana ha dato il via agli acquisti sulle emissioni aziendali, il “Corporate Sector Purchase Programm” (CSPP), nuova appendice del quantitative easing che ha raggiunto gli 800 miliardi di acquisti. Il CSPP si è rivolto ai bond di Telecom Italia, Assicurazioni Generali, oltre che alla spagnola Telefonica, alle francesi Renault ed Engie, e alle tedesche Siemens e Rwe. E’ aperto a scadenze fino a 30 anni purchè il rating non sia sotto l’Investment Grade: il mercato è vasto, con oltre 1.000 emissioni di bond per oltre 620 miliardi di controvalore. A differenza del debito pubblico, in questo contesto la BCE può anche comprare, con alcuni vincoli, titoli al momento dell’emissione sul mercato primario.  

Fonte: BONDWorld.it


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