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Il Punto: Gli elettori britannici hanno scelto di uscire dall’UE

Le immediate conseguenze finanziarie sono state in linea con le attese. Gli effetti economici sono incerti nella dimensione, anche se sicuramente negativi. Sul fronte politico, ci vorranno alcuni mesi anche solo per formalizzare la richiesta di uscita dall’UE e rimpiazzare Cameron alla guida del Partito Conservatore.,…


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Negli ultimi mesi, abbiamo già dedicato diversi approfondimenti ai possibili effetti del referendum inglese: due su aspetti istituzionali e macroeconomici proprio in Weekly Economic Monitor, altri dedicati alle implicazioni per la sterlina e gli spread sovrani nell’Eurozona. Le reazioni di queste ore alla notizia che gli elettori inglesi hanno scelto di uscire dall’UE confermano sostanzialmente le aspettative: la sterlina si è fortemente indebolita, l’euro ha ceduto come cambio effettivo, il differenziale BTP-Bund si è allargato di circa 40pb (gradualmente ridimensionatisi) e gli indici azionari sono in rapida caduta.

Le conseguenze economiche sono abbastanza scontate nella direzione, meno nella dimensione. Inoltre, ci vorrà tempo prima che i dati offrano indicazioni utili, in quanto le indagini di fiducia in questi casi rischiano di catturare reazioni emotive più che sostanziali. Secondo le nostre valutazioni, ipotizzando un significativo shock sugli investimenti fissi nel Regno Unito (-1 deviazione standard), sommato a un deprezzamento della sterlina del 12% come cambio effettivo, a flessioni degli indici azionari e un allargamento di 50pb dei differenziali sovrani della periferia rispetto alla Germania, possiamo prevedere una riduzione del tasso di crescita del PIL di 0,3% nel 2017. Non è una catastrofe, anche se implica che nel 2017 diventa probabile un rallentamento della crescita europea rispetto a quest’anno. Ci aspettiamo che questo induca a smorzare le richieste di restrizione fiscale per l’anno prossimo.

Al momento, la restrizione delle condizioni finanziarie nell’Eurozona sta avvenendo su due fronti: in modo generalizzato attraverso il calo degli indici azionari e l’aumento dei premi sul rischio di credito; in modo selettivo nella periferia dell’Eurozona attraverso l’aumento dei differenziali sui titoli di Stato, in parte compensato dal calo dei tassi dei paesi core . Di contro, il movimento netto dell’euro è moderatamente espansivo. Rispetto ai precedenti episodi di turbolenza finanziaria, i nuovi strumenti di politica monetaria introdotti dalla BCE (CSPP, TLTRO II) dovrebbero aiutare a contenere le ripercussioni negative sulla disponibilità e il costo del credito. Inoltre, la BCE si è dichiarata pronta a fornire liquidità in euro e in altre divise, segnalando che si è preparata a questa evenienza mantenendosi in contatto con le banche europee e che è “pronta ad assicurare la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria”. Comunque, non risultavano oggi tensioni sul fronte della liquidità che potessero generare allarme.

Inoltre, il PSPP potrebbe essere utilizzato per calmierare l’impatto sui differenziali sovrani. A tale riguardo, ci sono due livelli di intervento ipotizzabili: il primo, che non richiede modifiche ai parametri del programma e che è forse già stata attivato oggi, poggia su una diversa modulazione degli acquisti in termini temporali e per scadenza; il secondo livello, che richiederebbe una decisione specifica del Consiglio e probabilmente ha come precondizione l’osservazione di dislocazioni persistenti e molto rilevanti, è costituita dalla possibilità di annunciarne un’estensione temporale o di cambiare l’allocazione basata sulle quote capitale.

Sul fronte del processo politico, il primo ministro Cameron ha preannunciato l’intenzione di dimettersi entro ottobre. Questo darà tempo al Partito Conservatore di nominare il successore, ma implica anche che l’avvio formale della procedura di recesso non avverrà tanto presto – e potrebbe essere lasciato al prossimo leader conservatore. Anche Johnson non ha manifestato alcuna fretta al riguardo. L’ipotesi che il processo si arresti, dando vita a una crisi di governo e ad elezioni anticipate, dipende dalla possibilità che le conseguenze economiche e finanziarie per il Regno Unito nei prossimi mesi si rivelino molto peggiori del previsto, inducendo uno spostamento dell’opinione pubblica e spaccando il Partito conservatore fino a fargli perdere la maggioranza parlamentare.


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