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Il Punto: Si prospettano molti mesi senza sviluppi significativi sul fronte dei negoziati fra Unione Europea e Regno Unito

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Nuovo stimolo monetario in arrivo nel Regno Unito. La reazione di mercato non mette particolare pressione sulla BCE, ma ci sono voci di ritocchi ai parametri dell’APP….


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– Il processo di uscita dall’Unione Europea del Regno Unito avrà un avvio molto lento. La formalizzazione della richiesta di recesso è stata rinviata a dopo la nomina del nuovo leader del Partito conservatore e nuovo Primo Ministro, che dovrebbe avvenire il 9 settembre. L’Unione Europea ha convocato una riunione del Consiglio per la settimana seguente, sollecitando il Regno Unito a inoltrare la richiesta il più presto possibile e respingendo ogni ipotesi di trattativa informale, ma senza spiegare quali passi saranno adottati se la richiesta tarderà ad arrivare. Inoltre, le dichiarazioni post-summit hanno fissato un paletto cruciale per i negoziati: è escluso che il Regno Unito possa spuntare l’accesso al mercato unico senza accettare la libertà di movimento delle persone. Da parte loro, però, gli inglesi non hanno assolutamente fretta di avviare i negoziati, dovendo ancora ridisegnare la squadra di governo e non avendo potuto definire una strategia negoziale prima del referendum per le profonde diversità di visione fra i sostenitori del ‘Leave’. Il compito del nuovo governo sarà molto arduo, in quanto si profila una scelta fra il mantenere l’accesso al mercato unico, da una parte, e rispettare la promessa di ridurre l’ingresso di stranieri nel Paese e cancellare i trasferimenti al bilancio comunitario, dall’altra. La seconda opzione avrebbe forse ripercussioni più limitate di quanto si creda sui flussi commerciali, ma potrebbe stimolare una parziale delocalizzazione dell’industria finanziaria. D’altro canto, scegliere l’accesso al mercato unico sul modello norvegese potrebbe risultare politicamente improponibile per chi ha fatto campagna per l’uscita, se implicasse di dover garantire la libera circolazione dei cittadini UE. Perciò, potremmo attendere ben oltre ottobre per vedere formalizzata la richiesta.

– Dobbiamo temere questa incertezza sull’avvio, sulla durata e sull’esito dei negoziati? A fronte degli ovvi svantaggi (l’effetto sulle decisioni di investimento, in particolare nel Regno Unito, rischia di essere più ampio), ci potrebbe essere il vantaggio di un effetto frenante sui movimenti euroscettici del Continente – in particolare nei Paesi Bassi, dove si voterà nel marzo 2017 e dove i nazionalisti del PVV erano in lieve vantaggio nei sondaggi. Inoltre, a una settimana dall’evento si può dire che la reazione dei mercati all’evento è stata tutt’altro che scomposta. Il forte deprezzamento della sterlina è salutare nell’ottica del ribilanciamento delle partite correnti e servirà a mitigare gli effetti del rallentamento della domanda interna. La forte caduta dei mercati azionari europei riflette più i dubbi degli investitori sulla solidità del sistema bancario europeo che una valutazione degli effetti del voto inglese. Non si sono viste perturbazioni significative del funzionamento dei mercati interbancari, e il rischio che gli emittenti sovrani della periferia potessero essere colpiti dall’aumento dell’avversione al rischio è già rientrato. Anzi, il voto spagnolo e le voci di possibili allentamenti dei parametri dell’APP da parte della BCE, negli ultimi giorni, hanno spinto rendimenti e spread al ribasso. A questo punto, se ci sarà un peggioramento in futuro sarà dovuto ad altri eventi, non certo al referendum inglese.

– Prima del voto, c’era un ampio consenso intorno alla tesi che la decisione di uscire dall’UE avrebbe indotto le Banche centrali ad adottare nuove misure di stimolo. L’assenza di evidenti dislocazioni dei mercati mette in dubbio questa tesi. Una reazione rimane probabile ove sia motivata da un peggioramento dello scenario macroeconomico. Il Governatore della Banca d’Inghilterra ha sottolineato che, rispetto alle precedenti proiezioni della Banca centrale, l’esito del referendum produrrà un sentiero più basso per la crescita e più alto per l’inflazione; perciò “sarà richiesto un certo stimolo monetario nel corso dell’estate”. Rimane certo che la Fed rimarrà ferma almeno fino a settembre, anche se gli Stati Uniti saranno poco toccati. Per quanto riguarda la BCE, dovrà comunque mettere in conto un modesto effetto negativo sullo scenario economico di medio termine, e questo potrebbe creare le condizioni per un utile intervento preventivo sui parametri del programma di acquisti.


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