Da seguire: Nessun dato di rilievo.,…….
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I market mover della settimana
Nella zona euro il focus sarà sulla riunione della BCE, che ci aspettiamo potenzi la retorica e prepari modifiche al programma di acquisti. Le indagini ZEW e PMI offriranno le prime indicazioni sull’impatto del voto britannico sulla fiducia delle imprese. L’indice ZEW sulle attese dovrebbe risentire della volatilità sui mercati e, in particolare, delle correzioni dei corsi azionari e calare a 6 da 19,2. Il PMI composito è atteso in discesa a 52,8 da 53,1 a causa di un peggioramento in particolare dell’indice manifatturiero a 52,5 da 52,8, mentre l’indice per i servizi è atteso stabile dopo il calo di giugno. In Francia la fiducia nel manifatturiero è vista in marginale recupero dopo la correzione di giugno, spiegata in parte dagli scioperi. L’indagine sul credito relativa al 2° trimestre della BCE dovrebbe essere stata condotta in parte dopo il voto britannico e potrebbe quindi contenere le prime indicazioni sull’effetto del voto e dell’incertezza che questo ha innescato sulle condizioni al credito nella zona euro. L’indagine BCE dei previsori ufficiali è stata condotta dopo il voto e quindi incorporerà una prima valutazione degli effetti su crescita e inflazione.
La settimana ha pochi dati di rilevo in uscita negli Stati Uniti. Le informazioni riguarderanno il settore immobiliare a giugno: i nuovi cantieri e le vendite di case esistenti dovrebbero essere in modesto calo. Per luglio, l’indice della Philadelphia Fed dovrebbe essere in marginale rialzo, con segnale di contenuto aumento dell’attività nel manifatturiero.
Ieri sui mercati
La settimana scorsa è stata caratterizzata dalla ripresa di un generalizzato atteggiamento di “risk on”, determinato soprattutto dall’aspettativa di politiche monetarie accomodanti dalle principali autorità monetarie. Il tentativo di colpo di stato in Turchia avvenuto fra venerdì e sabato rappresenta però un nuovo aumento dei rischi geopolitici per i mercati, che si somma alle ricadute di Brexit, agli attentati in Francia e all’ondata di tensioni in Louisiana (USA).
Gli effetti finanziari di breve termine degli eventi in Turchia dovrebbero essere circoscritti. La banca centrale ha annunciato di essere pronta ad agire con misure straordinarie per garantire la stabilità finanziaria e a fornire liquidità illimitata alle banche. L’iniziale ampia correzione della lira turca è rientrata in tempi rapidi ed è stata seguita da un rimbalzo della valuta contro dollaro di oltre il 2%. Nel medio termine, tuttavia, le conseguenze potranno essere anche di rilievo, con l’aumento del rischio politico (e.g., negoziati per l’ingresso nella UE) e ricadute negative sulla crescita economica (turismo, flussi di capitale).
La riunione della BCE sarà l’evento della settimana: anche se non sono attese nuove misure di stimolo, la retorica dovrebbe essere dovish e preparare possibili interventi. I mercati azionari hanno chiuso una settimana record negli USA, sulla scia di dati economici positivi e di una Fed cauta, mentre in Europa i listini hanno reagito negativamente agli attacchi terroristici a Nizza. Il Nikkei oggi è chiuso per festività, ma le borse asiatiche sono in moderato rialzo questa mattina.
Le chiusure di venerdì hanno visto moderate correzioni sul tratto lungo dei mercati obbligazionari, sia core sia periferici, con il BTP in area 1,23% e lo spread stabile intorno a 125 pb. Aperture questa mattina con rendimenti in calo sulle scadenze lunghe (Bund 10 anni a -0,016% da 0 di venerdì, 2 anni a -0,661% da -0,654% venerdì)
I mercati valutari questa mattina registrano un indebolimento dell’euro/dollaro a 1,1060, da livelli in area 1,1150 di gran parte della giornata di venerdì (ma in ripresa dai minimi di venerdì sera), sulla scia degli eventi in Turchia. Lo yen si mantiene sui nuovi livelli (poco sopra 105 contro dollaro) in attesa degli interventi di stimolo monetario e fiscale che dovrebbero essere annunciati entro fine mese.
Area euro
Area euro. La stima finale di giugno conferma che i prezzi al consumo nell’eurozona sono aumentati di 0,2% m/m da 0,4% m/m precedente, come da attese di consenso, sulla scia di un nuovo aumento dei prezzi dell’energia. L’inflazione è confermata anch’essa a 0,1% da -0,1%, tornando quindi in territorio positivo dopo cinque mesi. La misura core (al netto di alimentari, energia alcol e tabacco), conferma la stima flash e accelera di un decimo a 0,9% da 0,8% di maggio. Nel corso della seconda metà dell’anno l’inflazione dovrebbe moderatamente accelerare per tornare sopra l’1% a fine anno.
. Dopo il rimbalzo di aprile, sia le esportazioni che le importazioni sono tornate a calare a maggio (di -0,2% e -1,2% m/m rispettivamente; il calo sarebbe stato più marcato al netto dell’energia: -0,6% e -2,4% m/m). L’avanzo commerciale è aumentato a 5 miliardi. Su base annua si nota un recupero di entrambi i flussi (+2,4% per le esportazioni e -0,2% per le importazioni. Il dato non attenua i rischi verso il basso ancora gravanti sull’export.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio a giugno aumentano molto più delle attese, con una variazione di +0,6% m/m (consenso: +0,1% m/m); il dato di maggio è però rivisto verso il basso di 3 decimi a +0,2% m/m. Al netto delle auto, le vendite sono in rialzo di 0,7% m/m (consenso: +0,3% m/m). consumi sulla base dei dati di maggio e giugno potrebbero aumentare a un ritmo anche superiore al 3,5% t/t ann.
Il CPI a giugno aumenta di +0,2% m/m sia per l’indice headline sia per quello core. L’inflazione core sale a 2,3% a/a da 2,m2% a/a di maggio. L’energia aumenta di 1,3% m/m, ma gli alimentari correggono di -0,1% m/m. I prezzi dei beni core sono in calo di -0,2% m/m, i servizi ex-energia registrano un rialzo dei prezzi di 0,3% m/m (3,2% a/a). I dati confermano che il ritmo delle variazioni mensili dell’indice core è stabilmente intorno a 0,2% m/m e fanno prevedere che anche il deflatore core risalga verso l’obiettivo del 2%.
L’indice Empire della NY Fed a luglio cala a 0,6 da 6 di giugno. L’indagine mantiene una grande volatilità. L’indagine non modifica la valutazione modestamente positiva delle prospettive del settore manifatturiero, coerente con stabilizzazione dell’attività nel secondo semestre, sostenuta anche dai dati di produzione industriale.
La produzione industriale a giugno aumenta più del previsto, con una variazione di 0,6% m/m (consenso: +0,3% m/m) e una revisione verso l’alto per il dato di maggio (a -0,3% m/m da -0,4% m/m). L’output nel manifatturiero è in rialzo solido (+0,4% m/m), grazie alle auto. Le utilities registrano una variazione di +3,4% m/m, mentre nell’estrattivo si osserva il secondo rialzo mensile consecutivo (+0,2% m/m a giugno dopo +0,3% m/m a maggio). I dati sono moderatamente incoraggianti e supportano previsioni di crescita moderata e diffusa nel secondo semestre.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio (prel.) corregge a 89,5 da 93,5 di giugno. Le condizioni correnti calano a 108,7 da 110,8, le aspettative a 77,1 da 82,4.
Fonte: BondWorld.it
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