Da seguire: Area Euro: Germania. L’indice IFO a luglio è atteso ritracciare quasi interamente il miglioramento dei due mesi precedenti e tornare a 107,3 da 108,7. L’incertezza post voto britannico dovrebbe aver depresso le attese a 101,8 da 103,1, mentre l’indice sulla situazione corrente per il momento dovrebbe essere meno toccato e dovrebbe registrare un calo a 113,8 da 114,5. Anche se il calo di luglio dovesse essere confermato, l’indice IFO resterebbe ancora al di sopra della media di lungo termine e coerente con un’espansione ancora solida dell’economia tedesca…
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I market mover della settimana
Nell’area euro, le indagini IFO, Commissione UE e ISTAT completeranno il quadro per il mese di luglio e forniranno qualche informazione in più sull’effetto Brexit. Non è esclusa una reazione ampia sulle attese ma quel che conta è che il pessimismo non si traduca in un calo anche degli indicatori di domanda e condizioni correnti. Le stime preliminare sul PIL nei mesi primaverili dovrebbero mostrare un rallentamento della crescita euro zona a 0,3% t/t dal +0,6%t/t di inizio anno, gonfiato da fattori di calendario e stagionali inusuali. In Francia, il PIL dovrebbe aver frenato anche di più che nella media area euro: a 0,2%t/t da 0,6%t/t, in Spagna il PIL è visto moderare a 0,6% t/t da 0,8% t/t un ritmo ancora assai solido. Le stime preliminari dovrebbero mostrare l’inflazione stabile nella media area euro (+0,1%) e in Spagna (-0,9%) e in lieve aumento in Germania (0,3% da 0,2%), Francia (0,5% da 0,3%) e Italia (-0,1% da -0,2%). Le vendite al dettaglio sono attese ancora in crescita a giugno in Germania (+0,5% m/m dopo +0,7% m/m) ma pressoché stabili in Francia. La dinamica degli aggregati creditizi dovrebbe riaccelerare.
La settimana ha molti dati ed eventi di rilievo negli Stati Uniti. Il focus sarà sulla riunione del FOMC che dovrebbe concludersi con una valutazione positiva della ripresa USA ma con segnali di cautela per i rischi globali. Sul fronte dei dati di giugno, le vendite di case nuove dovrebbero risalire, gli ordini di beni durevoli sono previsti in calo, il deficit commerciale dei beni dovrebbe essere stabile. La stima advance del PIL del 2° trimestre dovrebbe mostrare un’accelerazione della crescita a 2,6% t/t ann., da 1,1% t/t ann. del 1° trimestre.
Venerdì sui mercati
Anche la settimana scorsa è stata caratterizzata dalla ripresa di un generalizzato atteggiamento di “risk on”, determinato soprattutto dall’aspettativa di politiche monetarie accomodanti da parte delle principali autorità monetarie. Gli eventi della settimana saranno le riunioni di Fed e BoJ, attese preparare possibili interventi nei prossimi mesi con una retorica molto dovish (anzi in Giappone non sono esclusi nuovi interventi di stimolo monetario e fiscale). Dalla riunione dei ministri finanziari e banchieri centrali del G20 non sono emerse invece come atteso novità di rilievo. I nuovi episodi terroristici degli ultimi giorni sembrano aver avuto un impatto tutto sommato limitati sui mercati.
I mercati azionari hanno ormai recuperato in pieno le perdite post-Brexit, con in particolare Wall Street che ha toccato nuovi record venerdì (S&P sopra 2175) sui segnali di crescita solida dell’economia americana. Mercati obbligazionari tranquilli, da un lato appesantiti dalla ripresa dell’avversione al rischio, dall’altro ancora sostenuti nell’eurozona dagli acquisti delle banche centrali. Il Btp ha corretto marginalmente venerdì con il rendimento fermo stamane a 1,23%; lo spread è comunque a livelli pre-Brexit (127 punti-base). Venerdì il Tesoro ha annunciato che nell’asta Bot a 6 mesi verranno offerti 6,25 miliardi (contro i 6,5 in scadenza), mentre oggi è atteso l’annuncio sull’asta a medio-lungo di giovedì 28 luglio (ultimo appuntamento prima della pausa estiva). Sui mercati valutari, il dollaro ha toccato 1,095 contro euro stamane, favorito dai segnali di forza dell’economia statunitense, mentre la ripresa dell’appetito per il rischio pesa su yen e oro (la valuta nipponica è anche frenata dall’attesa di nuovi interventi monetari). Il rafforzamento del biglietto verde di venerdì ha peraltro pesato in generale sui prezzi delle commodities greggio incluso (il brent ha toccato venerdì sera 45,2 dollari al barile, un minimo da maggio, per rimbalzare oggi lievemente a 45,6).
Area euro – Il PMI composito suggerisce che per ora l’impatto del voto britannico è contenuto. Il manifatturiero ha risentito del calo di ordini esteri ma i servizi tengono. La stima flash mostra un calo del PMI composito a luglio a 52,8 da 53,1, in linea con le nostre previsioni, ma leggermente più forte delle stime di consenso. Il calo è probabilmente dovuto ad un peggioramento di morale in Italia e Spagna, paesi per cui Markit non pubblica le stime flash. Gli indici PMI composito per Germania e Francia sono difatti migliorati rispettivamente di 0,9 punti a 55,3 e di 0,4 punti a 50,0.
BCE – L’indagine dei previsori ufficiali condotta interamente dopo il voto britannico offre una prima valutazione della Brexit sul sentiero di crescita e inflazione di medio periodo. Le stime mostrano la crescita ferma all’ 1,5% nel 2016 come nella precedente edizione ma rivedono all’1,4% da 1,6% la stima per il 2017 e all’1,6% da 1,7% quella per il 2018. Le previsioni di inflazione, sono invariate nel 2016 a 0,3% ma scendono di un decimo all’1,2% nel 2017 e nel 2018 all’1,5%. Quel che più conta è che i previsori mantengono invariate le stime di inflazione di medio termine all’1,8% come nella precedente edizione.
Italia – I dati su fatturato e ordini all’industria, vendite al dettaglio e commercio coi Paesi extra-Ue confermano le indicazioni di rallentamento. Sia il fatturato che gli ordini all’industria sono calati a maggio (-1,1% m/m e -2,7% a/a, -2,8% m/m e -4,2% a/a rispettivamente). La flessione del fatturato si spiega con la correzione per il numero di giorni lavorativi (22 a maggio 2016 contro i 20 dello stesso mese dell’anno scorso), più preoccupante quella degli ordinativi (in calo nel mese in particolare le commesse dall’estero: -5,7% m/m). Le vendite al dettaglio sono cresciute di 0,3% m/m a maggio (0,2% in volume), ma sono tornate a calare a confronto con lo stesso mese dell’anno scorso (-1,3% in valore, -1,8% in volume), affossate in particolare dagli alimentari (-1,8% in valore, -2% in volume). A giugno i flussi commerciali verso i Paesi extra-Ue hanno evidenziato variazioni congiunturali assai contenute: le esportazioni sono rimbalzate lievemente (+0,3% dopo il -3% m/m precedente), mentre le importazioni sono calate ancora (-0,5% da -1,2% m/m). Entrambi i flussi sono rimasti comunque in calo rispetto allo stesso mese dell’anno scorso (-2,8% l’export, -13% l’import: in quest’ultimo caso si tratta di un minimo da quasi due anni). L’avanzo commerciale è risultato pari a 3,5 miliardi a giugno ovvero 16,5 mld nel primo semestre (in miglioramento rispetto ai 13,1 mld del 2015); al netto dell’energia, nei primi 6 mesi il surplus rallenta lievemente a 28,4 mld dai 29,5 mld dell’anno scorso.
Fonte: BondWorld.it
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