Contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno, quando i mercati furono pesantemente condizionati dai timori sul collasso dell’economia cinese, l’estate che volge al termine è stata particolarmente tranquilla per i mercati finanziari globali….
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Monte dei Paschi di Siena
Lo S&P500 ha proseguito la sua ascesa oltre i suoi massimi storici con una volatilità molto ridotta; dall’8 luglio l’indice ha registrato variazioni giornaliere inferiori all’1%. L’azione di mercato è stata solo leggermente più vivace in Europa, dove lo Euro Stoxx ha proseguito la sua ascesa, ritornando sui livelli del 23 giugno (pre-referendum Brexit). In Italia una combinazione di fattori – stato del settore bancario, crescita nulla nel 2° trimestre, l’approssimarsi del referendum sulla riforma costituzionale – hanno tenuto il FTSEMIB circa il 7% al di sotto dei livelli pre-referendum e attorno al -21% sinora nell’anno.

Sul fronte obbligazionario, le variazioni dall’inizio del mese dei rendimenti dei titoli di stato si misurano in pochi punti base. Negli Stati Uniti, sino a giovedì scorso l’intervallo di variazione mensile del treasury decennale è stato in agosto il più basso negli ultimi dieci anni. Da rilevare come recentemente i titoli di stato USA hanno smesso di essere profittevoli per gli investitori denominati in valute come yen, euro, sterlina. La strategia per questi investitori era comprare treasury e contemporaneamente coprire il rischio di cambio, ottenendo un rendimento complessivo superiore al magro rendimento ottenibile dai bonds domestici. L’aumento del costo di copertura (hedging) ha cancellato questo “premio” e costringerà probabilmente alcuni di questi investitori a rivolgersi altrove per ottenere qualche decimo di punto percentuale di rendimento dai loro investimenti obbligazionari.
Dopo un mese così tranquillo per i mercati, l’ambiente operativo è stato scosso in chiusura di settimana da alcune dichiarazioni rilevanti per l’esito del meeting della Fed del 21 settembre. A Jackson Hole negli scorsi giorni si è tenuto il simposio annuale in cui vengono discusse le prospettive della politica monetaria USA. Mentre l’atteso intervento di Janet Yellen si è rivelato scarsamente informativo sull’esito del meeting, il vice-presidente della Fed Fischer, in un’intervista alla CNBC, ha dichiarato che le parole della Yellen sono comunque compatibili con un rialzo dei tassi al prossimo meeting e con ulteriori rialzi prima della fine dell’anno. Dopo questi sviluppi, le aspettative di mercato per un rialzo il 21 settembre sono salite al 42% (dal 32% di giovedì). Il meeting avrà luogo dopo il rilascio dei dati sull’occupazione di agosto (in programma venerdì) che potrebbero segnare tre mesi consecutivi di robusta crescita dell’occupazione.
Cercando di riassumere il messaggio proveniente dai vari indicatori macro (sentiment e attività reale) rilasciati nelle ultime settimane la considerazione che emerge è che il quadro è probabilmente migliore di quanto immaginato sino a pochi mesi fa.
La prima metà dell’anno si è chiusa con un bilancio soddisfacente. Il Pil del secondo trimestre (Q2) nell’area euro è stato confermato allo 0,3% trimestrale (1,6% sul Q2 2015), in rallentamento rispetto allo 0,6% del primo trimestre, ma non lontano dal tasso di crescita considerato “normale” per l’area euro (le stime del Pil potenziale dell’area, circa il 2% all’inizio degli anni 2000, sono ora attorno all’1%). Il rallentamento ha interessato tutti i grandi paesi dell’area, ma mentre per alcuni (Germania, Francia) questo è da considerarsi fisiologico dopo un robusto primo trimestre, per l’Italia la crescita nulla arriva dopo un trimestre appena decente. In Spagna, dove le difficoltà per formare un nuovo governo persistono (un voto di fiducia su un nuovo governo Rajoy è atteso durante la settimana) e vi è la reale prospettiva di un terzo turno elettorale in 12 mesi, il Pil del Q2 è stato rivisto al rialzo allo 0,8% (3,2% rispetto al 2015Q2); questo costituisce il sesto trimestre consecutivo di forte crescita (uguale o superiore allo 0,8%).

In termini prospettici, l’evidenza proveniente dagli indicatori di fiducia è mista. L’indice PMI composito per l’area euro, dopo il declino registrato ad inizio anno, si è mantenuto sostanzialmente stabile anche ad agosto, suggerendo che il livello di attività si mantiene decente. Da osservare che ad agosto i principali indici di fiducia tedeschi hanno segnato un declino marcato, probabilmente impattati dalle preoccupazioni sulla sicurezza domestica, mentre quelli francesi appaiono stabili.
In prospettiva
I principali temi alla ripresa dell’attività di mercato dopo i bassi volumi e volatilità del periodo estivo sono:
– Il dibattito sul policy mix, con un consensus che si sta formando sulla necessità di attivare la leva fiscale dopo che la leva monetaria ha funzionato a meraviglia per i mercati finanziari (obbligazioni in primis), un po’ meno per l’economia reale.
– Il referendum sulla riforma costituzionale in Italia, che una fetta crescente di investitori sta cominciando a considerare come il maggiore evento potenzialmente dirompente dell’autunno nell’area euro. Questo si incrocia con la bassa crescita italiana ed il tentativo del governo di ottenere “spazio” fiscale per il 2017 dalla Commissione Europea.
Fonte: BONDWorld.it
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