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Italia: Commento sui dati del PIL al 2° trimestre 2016

Italia: confermata la stagnazione del PIL nel 2° trimestre (ma è rivista verso l’alto la crescita acquisita 2016)………


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Commento di Paolo Mameli, Senior Economist – Macroeconomics and Fixed Income Research Department di Intesa Sanpaolo


La seconda lettura del PIL italiano nel 2° trimestre 2016 ha confermato la stagnazione dell’attività economica evidenziata dalla prima stima (dopo che a inizio anno il PIL era cresciuto di 0,3% t/t).

Tuttavia, grazie soprattutto a una rilettura dei dati precedenti (in particolare del 3° trimestre 2015), la variazione annua è stata riletta al rialzo a 0,8% da 0,7% (comunque in calo dall’1% di inizio anno).

Il dettaglio delle componenti è risultato in linea con le nostre attese:

1) I consumi privati sono cresciuti ancora, ma come ci aspettavamo ad un ritmo inferiore che nei trimestri precedenti (appena +0,1% t/t dopo il +0,4% t/t registrato sia a inizio 2016 che in media nell’ultimo anno); in particolare, si è interrotta la crescita dei beni di consumo durevoli (dopo un ritmo di incremento medio di ben +1,7% t/t nell’ultimo anno) e si è contratta la (volatile) componente dei beni di consumo non durevoli: la crescita è venuta interamente dai servizi (+0,1% t/t). La variazione annua dei consumi è perciò rallentata a 1,2% da 1,7%, che rappresentava un massimo da quasi 9 anni.

2) Gli investimenti sono calati in linea con le nostre attese, di -0,3% t/t (da +0,8% t/t precedente): è la prima flessione dal 2014. Come atteso il calo è dovuto alla spesa in macchinari e attrezzature (-0,8% t/t, speculare all’incremento registrato il trimestre precedente): evidentemente, dopo l’aumento d’inizio anno che può essere stato dovuto almeno in parte alla volontà di beneficiare del maxi-ammortamento sui nuovi beni strumentali inserito nella Legge di Stabilità 2016, la maggiore incertezza sullo scenario congiunturale ha indotto le imprese a maggiore cautela. Gli investimenti in mezzi di trasporto hanno continuato a crescere, sia pure ad un ritmo ben inferiore rispetto a quello, in qualche modo “anomalo”, di inizio anno (+1,4% da +13% t/t). Infine, gli investimenti in costruzioni sono rimasti invariati (ci aspettavamo una lieve contrazione), dopo essere scesi di -0,4% t/t nel 1° trimestre.

3) Il commercio con l’estero ha (in linea con le indicazioni emerse dai dati mensili sulla bilancia commerciale) aggiunto due decimi alla crescita, in un contesto di rimbalzo per entrambi i flussi commerciali, ma più marcato per l’export (+1,9% da -1,2% t/t precedente: è un record da quasi 6 anni) che per l’import (+1,5% da -0,3% t/t).

4) Non sorprende nemmeno che le scorte abbiano dato l’usuale contributo speculare a quello del commercio con l’estero: nel trimestre l’apporto dai magazzini è negativo per un decimo (dopo il +0,2% t/t precedente).

5) Infine, la spesa pubblica ha mostrato una contrazione (la prima in un anno), di -0,3% t/t (dopo il +0,2% t/t precedente).

In pratica, nel trimestre il contributo positivo dalla domanda estera (+0,2% t/t) è stato interamente compensato dall’apporto negativo (in egual misura, un decimo per parte) da domanda domestica (in particolare investimenti in macchinari) e scorte.

Anche in questo caso come largamente atteso, a pesare è stato il calo del valore aggiunto nell’industria (-0,6% t/t: da notare il -0,8% t/t, da +0,5% t/t precedente, per l’industria in senso stretto ovvero al netto delle costruzioni), compensato da un incremento nell’agricoltura (+0,5% da -2,3% t/t) e nei servizi (+0,2% t/t, in linea con i 3 trimestri precedenti). In altri termini, non c’è stata una accelerazione del valore aggiunto nei servizi come da alcuni atteso dopo il dato diffuso dall’Istat sul fatturato nel settore, in crescita dell’1% t/t nel trimestre dopo lo 0,4% t/t di inizio anno (peraltro, il dato sul fatturato, oltre che a prezzi correnti, non è interamente sovrapponibile a quello della crescita del valore aggiunto).

In sintesi, il dato conferma la deludente prima stima, che aveva visto una stagnazione su base congiunturale. Tuttavia, la revisione della variazione annua alza la crescita acquisita per il 2016 a 0,7% da 0,6% della lettura preliminare.

Nel nostro scenario di base, la crescita media quest’anno sarà superiore, ma solo di poco, alla crescita acquisita. Abbiamo infatti di recente rivisto al ribasso la stima sul PIL italiano nel 2016, a 0,8% (manteniamo comunque l’idea di una modesta accelerazione l’anno prossimo, a 1%). Occorrerebbe una crescita molto forte nel secondo semestre (di 0,4% t/t in media, poco coerente con le recenti indicazioni congiunturali) per arrivare all’1% quest’anno.

Nelle nostre stime, il PIL tornerebbe a crescere già dal trimestre corrente, soprattutto sulla scia di un probabile rimbalzo della produzione industriale a luglio (dopo che nei due mesi precedenti il dato era stato almeno in parte viziato da effetti di calendario). Tuttavia, le indagini (da notare il calo registrato ad agosto sia dagli indici di fiducia di imprese e consumatori dell’Istat, sia dal PMI manifatturiero diffuso da Markit) non sono coerenti con una accelerazione significativa: stimiamo preliminarmente uno 0,1% t/t nel trimestre estivo.

Fonte : BondWorld.it


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