Tre mesi dopo, è evidente che il referendum inglese non ha avuto affatto gli effetti catastrofici che alcuni paventavano. Questo dipende anche dalla reazione di politica economica, e non significa che non ci sono stati (e saranno) effetti negativi….
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Il vertice a 27 dell’UE si scontra con crescenti forze centrifughe e con l’emergere di visioni molto diverse su ciò che l’Unione dovrebbe fare ed essere.
Al margine della riunione di politica monetaria del 15 settembre, la Banca d’Inghilterra ha ammesso che la reazione dell’economia britannica al referendum di fine giugno è stata migliore di quanto previsto. In effetti, non si è verificato il temuto peggioramento del mercato del lavoro e i consumi hanno registrato oscillazioni apparentemente più legate alle condizioni meteorologiche che all’impatto del voto sulla fiducia delle famiglie. Inoltre, a luglio l’andamento della produzione manifatturiera ha confermato la ripresa del 2° trimestre. Le indagini congiunturali, che a luglio avevano riflesso l’impatto mediatico dell’evento, in agosto sono rimbalzate sui livelli pre-referendum. L’errore delle previsioni catastrofiche è stato quello di ipotizzare una crisi di fiducia che non si è mai verificata, e anticipi di effetti sui flussi commerciali che non avevano alcun motivo cogente di manifestarsi. Ma l’impatto limitato è dovuto anche ad altri tre fattori. Primo, la crisi di governo seguita al voto è stata risolta molto rapidamente con la nomina di un primo ministro moderato: quindi, la fase di incertezza politica è stata ridotta al minimo. Secondo, il nuovo governo ha dimostrato di non volere assolutamente stringere i tempi del processo, e di non volere un’uscita a tutti i costi: contrariamente al luogo comune che ciò avrebbe avuto effetti negativi prolungando l’incertezza, in realtà questo atteggiamento ha avuto il merito di ridurre l’ansia, evidenziando che non c’era nessuna rivoluzione dietro l’angolo. Al contrario, i problemi potrebbero iniziare proprio quando i negoziati entreranno nel concreto. Terzo, c’è stata una reazione coerente di politica economica tesa a contrastare l’impatto negativo sulla domanda: taglio dei tassi ufficiali, ripresa degli acquisti di titoli di stato e marcia indietro sui tagli di budget annunciati dal precedente governo.
Ciò detto, anche se rimangono in pochi a prevedere una recessione nel 2017, le previsioni sull’economia britannica sono state comunque tagliate drasticamente negli ultimi mesi: la stima media di crescita 2017 è precipitata dal 2,1% di giugno allo 0,7%, pur risalendo marginalmente nell’ultimo mese. A motivo della svalutazione della sterlina, le previsioni di inflazione sono balzate dall’1,6% di giugno al 2,3%. La stessa Bank of England continua a prospettare un nuovo taglio dei tassi se l’andamento dell’economia sarà in linea con quanto previsto nell’Inflation Report di agosto (per ora è un po’ meglio di quanto previsto). La parte delle analisi sugli effetti di Brexit che rimane valida è quella che prospetta effetti negativi sugli investimenti diretti per l’incertezza normativa e il possibile aumento delle barriere commerciali che si verificherà nei prossimi anni.
Oggi si tiene un vertice dell’Unione Europea a 27 (senza Regno Unito) che, almeno nei desiderata , dovrebbe indicare la via per il rilancio dell’Unione di fronte alle sfide poste da “migrazione irregolare, terrorismo e paura della globalizzazione”, oltre che dal referendum inglese. Negli ultimi mesi si è osservato un proliferare di vertici ristretti, sia riferibili a gruppi formali, come quello di Visegrad fra gli Stati orientali, sia informali (il vertice mediterraneo o quello a tre fra Italia, Germania e Francia). Da questi, sono emerse agende incompatibili e spinte contrastanti sui temi chiave, oltre che su aspetti di governance generale, in alcuni casi fino a richiedere modifiche dei Trattati. Inoltre, la Spagna è ancora priva di un governo, l’Ungheria è in rotta di collisione con l’UE e tre Stati chiave rinnoveranno il Parlamento nel 2017 (Olanda, Francia e Germania). La sfida di questo vertice sarà quella di far emergere dall’interazione di queste forze centrifughe un insieme minimo di misure in grado di ottenere la convergenza di una maggioranza di Stati e di offrire una visione positiva dell’Unione.
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