27 SOLDI

A – Gli investitori devo collaborare alla costruzione di un’economia sostenibile

Londra: La ONG britannica Forum for the Future, che promuove lo sviluppo sostenibile, ha pubblicato oggi uno studio in cui sottolinea il ruolo chiave che avrebbero gli investitori nel creare un’economia solida, stabile e sostenibile utilizzando la loro influenza e facendo pressione sui governi….


Shahid Ikram, Deputy CIO – Fixed Income di Aviva Investors


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Intitolato Sustainable Economy in 2040: a roadmap for capital markets (Economia sostenibile nel 2040: una mappa per I mercati di capitali), lo studio è stato commissionato dal team SRI di Aviva Investors, che si occupa di investimenti responsabili e sostenibili, e si rivolge a fondi pensione, banche, gestori, aziende e politici. Dallo studio emerge che i mercati starebbero sovvenzionando attività che spingono il pianeta oltre i limiti di sostenibilità ambientale. Queste attività non sostenibili starebbero minacciando gli interessi di lungo termine degli investitori stessi. “Gli investitori difficilmente riusciranno a mantenere buoni rendimenti finanziari se si troveranno a dover affrontare l’accelerazione dei cambiamenti climatici e il collasso dell’ecosistema” è il duro monito dello studio.

Il report invita gli investitori ad utilizzare la loro influenza finanziaria per rimodellare i mercati, mostrando come possano ottenere rendimenti a lungo termine e contribuire alla creazione di un’economia sostenibile. Lo studio chiede inoltre agli investitori di far pressione sulle aziende affinché sviluppino strategie sostenibili e sui governi affinché intervengano, fornendo una guida pratica su dove investire e cosa evitare.

“Gli investitori hanno un ruolo fondamentale nel creare un’economia che ci metta sulla strada di una crescita sostenibile. Se iniziassero ad investire in nuove tecnologie, prodotti e modelli di business in grado di migliorare il pianeta e la vita delle persone, riuscirebbero a generare maggiori rendimenti a lungo termine per i clienti – e un futuro migliore per tutti noi” – ha dichiarato Alice Chapple, Director of Sustainable Financial Markets di Forum for the Future.

Il report, scaricabile gratuitamente all’indirizzo web www.forumforthefuture.org/project/vision-sustainable-economy/overview, spiega come gli investitori possono passare da attività non sostenibili a sostenibili al fine di raggiungere un’economia prospera, solida e stabile. Lo studio elenca inoltre i limiti ambientali e le condizioni sociali che un’economia sostenibile deve rispettare.

Nell’introduzione si scrive ad esempio che “la nostra crescita dipende da un’ampia gamma di risorse e di servizi che vengono messi a disposizione dal pianeta, dall’acqua dolce, ai metalli e i minerali ai prodotti originati dalle api. Molti di questi sono sovra-sfruttati e sotto-prezzati oppure non valutati per nulla nelle economie di oggi”.

Il report incoraggia inoltre gli investitori a far pressione sui governi affinché adottino politiche a favore dello sviluppo di un’economia sostenibile, per esempio: nuove definizioni di successo economico che prendano in considerazione la salvaguardia dell’ambiente e il bene comune; prezzo dei carburanti più ragionevole e obbligo per tutte le aziende di diminuire le loro emissioni di gas; incentivi finanziari per la produzione di energia alternativa; stop agli incentivi per il combustibile fossile.

Peter Michaelis, head of SRI presso Aviva Investors, ha affermato: “Tutti gli investitori dovrebbero cercare di sviluppare un’economia più stabile e durevole nell’offrire un maggiore benessere. Il report Sustainable Economy 2040 mostra agli investitori come dovrebbe essere un’economia sostenibile e quale sarebbe il loro ruolo nello svilupparla. Descrive in modo dettagliato le caratteristiche dei maggiori settori dell’economia, permettendoci di selezionare gli investimenti in quelle società meglio posizionate per riuscire a trarre profitto dal passaggio ad un’economia più sostenibile.

“Per realizzare la completa visione dell’economia sostenibile promossa Forum for the Future, abbiamo tuttavia bisogno di una maggiore azione da parte dei governi globali per correggere i segnali del mercato. Tutti i costi sociali e ambientali delle aziende verranno inclusi nelle loro valutazioni solo se questi influenzano realmente gli utili della società”.

Forum for the Future richiede l’intervento urgente di investitori, società e governi per le seguenti tematiche:

• Gli investitori devono pretendere che tutte le società inseriscano nelle loro strategie a lungo termine l’impegno a rendere l’attività più sostenibile e ad occuparsi dei rischi futuri, come il cambiamento climatico, l’utilizzo dell’acqua, la perdita di biodiversità e la crescita demografica.

• Le società dovrebbero inserire nei loro bilanci il valore dei servizi ambientali e delle relazioni sociali da cui dipendono, come la disponibilità di acqua e di terreno fertile e le relazioni con i clienti e le comunità locali.

• Le istituzioni finanziarie dovrebbero dimostrare che i prodotti e i servizi che offrono aiutano lo sviluppo del bene pubblico sul lungo termine e non aumentano il rischio e l’instabilità.

• I governi dovrebbero offrire incentivi fiscali ai fondi che investono in società che condividono la visione di un’economia sostenibile.

• I fondi pensione dovrebbero richiedere ai gestori di prendere in considerazione temi sociali e ambientali nei loro investimenti.

• Le società dovrebbero modificare i loro sistemi di remunerazione in modo da premiare i dipendenti che mettono in pratica attività volte ad aumentare il valore del business sul lungo termine e non improntate esclusivamente a rendimenti nel breve termine.

• Le società assicurative dovrebbero far pagare sovrapprezzi alle attività che creano rischio sistemico contribuendo al cambiamento climatico, all’impoverimento delle risorse naturali e all’instabilità sociale.

Lo studio, inoltre, offre agli investitori una guida specifica su come investire nei cinque settori ritenuti fondamentali per un futuro sostenibile, ovvero food, salute e benessere, energia, mobilità e finanza, al fine di poterli considerare realmente sostenibili tra 30 anni.

Fonte: BONDWorld – Aviva Investors

I disordini politici nell’area MENA, la conseguente impennata
dei prezzi del petrolio e i disastri naturali in Giappone
si sono manifestati in un momento di solidità della dinamica
economica a livello globale. Gli indicatori anticipatori di
molte economie avanzate, come l’Ifo tedesco e il PMI USA,
hanno toccato, o addirittura superato, i massimi storici. La
solida dinamica indica che la ripresa globale probabilmente
non è stata seriamente compromessa, soprattutto perché
la politica monetaria rimane favorevole (v. grafico). Prevediamo,
però, un indebolimento almeno temporaneo della
crescita.
Giappone: l’impatto globale sarà probabilmente
limitato
Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno provocato perdite
terribili in termini di vite umane e distruzione fisica. Le
aree interessate incidevano per il 6%–7% circa sul PIL,
ma produzione industriale e commercio sono stati pesantemente
colpiti in molte altre regioni del paese e in marzo e
aprile riporteranno cali significativi. Successivamente sarà
però probabile un forte rimbalzo. La perdita delle forniture
elettriche provenienti dalle centrali di Fukushima dovrebbe
essere presto colmata grazie alle capacità inutilizzate di altre
regioni, e anche le opere di ricostruzione dovrebbero dare
una forte spinta alla crescita. La speranza è che l’impatto
ecologico di lungo corso sarà limitato alle zone immediatamente
circostanti alle centrali. Dovrebbe essere ridotto
anche l’impatto sulla crescita globale. Nel breve termine,
alcune catene di fornitura dipendenti dal Giappone saranno
interrotte; nel lungo termine, potremmo assistere a un certo
abbandono del nucleare.
Gli aumenti dei prezzi del petrolio provocano rischi
per la crescita
Le stime degli effetti sulla crescita degli aumenti del prezzo
del petrolio nell’ambito della fornitura non sono omogenee.
Non sorprende comunque che, secondo gran parte
degli studi, l’effetto negativo sulla crescita tende a essere
maggiore quanto più grande, veloce e durevole è il picco
dei prezzi del petrolio. A nostro parere, la crescita globale
potrebbe ridursi dello 0,5% circa a seguito di un aumento
del 50% del prezzo del petrolio. Ma per supportare la stabilità
sociale, le spese di alcuni governi, come quello saudita,
saranno più alte dei rispettivi maggiori ricavi derivanti dal
petrolio. Ciò dovrebbe imprimere una spinta alla crescita
globale.
Politiche di inasprimento per BCE e BoE, Fed in attesa
I rischi al rialzo per l’inflazione rimangono elevati nei ME,
e di conseguenza è probabile che prosegua la politica di
inasprimento. Gli accordi dei leader europei – per maggiori
fondi destinati alla crisi (EFSF/ESM) e minori (e perciò più
sostenibili) costi di finanziamento – dovrebbero ridurre le
limitazioni per la politica della BCE. I dati indicano un’inflazione
elevata, pertanto prevediamo un primo aumento dei
tassi in aprile. Un’inflazione ben oltre il target del 2% suggerisce
un’azione anche da parte della Bank of England,
probabilmente a maggio. Al contrario, per quest’anno la
Fed dovrebbe rimanere in attesa. Non dovrebbero esserci
interventi della BNS, a meno che non si verifichi un notevole
indebolimento del CHF.


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