abrdn – Sono stati tempi difficili per il debito emergente in valuta locale. La pandemia è stata seguita a ruota dalla crisi immobiliare cinese, insieme all’aumento dell’inflazione globale e all’inasprimento della politica monetaria.
Commento di Kieran Curtis, Head of Emerging Market Local Currency Debt, abrdn
Poi sono arrivati la guerra in Ucraina e l’aumento dei prezzi dell’energia che hanno fatto salire ulteriormente l’inflazione.
Il risultato di tutto questo è stato un aumento significativo dei rendimenti per il debito emergente e, per gli investitori, la domanda chiave ora è: gli attuali rendimenti più elevati forniscono un adeguato trade off rischio/rendimento?
Storicamente, i flussi cedolari sono stati il fattore più importante per i ritorni del debito emergente in valuta locale, più importante sia del ritorno derivante dalla duration sia di eventuali guadagni realizzati per effetto valutario. In effetti, su archi temporali più lunghi, il livello di rendimento iniziale è stato spesso un buon indicatore dei rendimenti totali annuali. Nel caso dell’indice JP Morgan GBI-EM Global Diversified, la compensazione dai rendimenti è aumentata in modo significativo negli ultimi 18 mesi: il rendimento dell’indice è ora del 7,2%, rispetto al 5,7% di fine 2021 e al 4,2% di fine 2020, ed è nettamente superiore alla media di lungo periodo del 6,5%.
Riteniamo tuttavia che la valutazione dell’asset class sia sottostimata, visti gli importanti cambiamenti nella composizione dell’indice che si sono verificati nel corso del tempo.
In passato, i Paesi più grandi (con pesi maggiori nell’indice) erano quelli con rendimenti più elevati, ma ora molti di questi, in particolare la Cina, sono tra quelli con rendimenti più bassi. Inoltre, il peso dell’indice di due paesi tradizionalmente più volatili, la Russia e la Turchia, si è ridotto in modo significativo, passando da un 20% combinato dell’indice nel maggio 2013 a poco più dell’1% attuale.
Per quanto riguarda le prospettive del debito emergente in valuta locale, l’inflazione è sempre importante in quanto è un fattore chiave dei tassi d’interesse nazionali.
Attualmente l’inflazione più elevata degli ultimi decenni è diventata la preoccupazione principale per i responsabili delle politiche monetarie, sia nei mercati emergenti sia in quelli sviluppati. Pertanto, nel valutare le prospettive per l’asset class, riteniamo possa essere utile considerare diversi potenziali scenari di inflazione.
Su un orizzonte temporale di tre anni, il best case prevede che l’inflazione raggiunga un picco e poi scenda, sia nei Paesi emergenti sia in quelli sviluppati. In questo caso, i ritorni totali del debito emergente in valuta locale sarebbero probabilmente eccellenti in quanto alcuni dei massicci aumenti dei tassi degli ultimi nove mesi potrebbero essere riassorbiti, spingendo al ribasso i rendimenti locali e sostenendo la componente di duration dei rendimenti. Anche la componente valutaria potrebbe essere inoltre favorevole poiché in questo contesto si potrebbe avere una stretta monetaria più controllata negli Stati Uniti.
D’altra parte, lo scenario “peggiore” per i ritorni totali del debito emergente in valuta locale sarebbe quello in cui l’inflazione rimane a livelli elevati nei mercati emergenti, mentre si riduce su livelli più “normale” nei paesi sviluppati. Ciò significherebbe che i rendimenti degli emergenti continuerebbero probabilmente a salire (con un impatto negativo sulla duration). Allo stesso tempo, sebbene i rendimenti possano fornire una certa protezione dal carry, potremmo anche aspettarci un deprezzamento nominale delle valute emergenti.
Tra questi due casi estremi esistono una serie di scenari. Ad esempio, un contesto sfavorevole sarebbe un’ulteriore crescita dell’inflazione sia nei mercati emergenti sia in quelli sviluppati. In questo caso, i ritorni per entrambi sarebbero scarsi, poiché i rendimenti continuerebbero a crescere, anche se ci aspettiamo che i mercati emergenti continuino a sovraperformare, dato il loro vantaggio in termini di rendimento, e i rendimenti probabilmente aumenterebbero relativamente di più nei mercati sviluppati.
Un altro scenario positivo per il debito emergente in valuta locale sarebbe quello di un picco dell’inflazione ovunque, ma di un calo più rapido nei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati, che consentirebbe di annullare più rapidamente i passati rialzi dei tassi avvenuti nelle economie emergenti.
A nostro avviso, sulla base della nostra analisi dei dati sull’inflazione globale, riteniamo che lo scenario positivo di un picco e di una riduzione dell’inflazione sia nei mercati emergenti sia nei paesi sviluppati stia diventando sempre più imminente. L’incertezza principale riguarda tuttavia il momento in cui ciò avverrà. Più a lungo si ritarda il roll over dell’inflazione, più a lungo i rendimenti potrebbero continuare a salire.
Dal punto di vista dell’investimento, siamo propensi a preferire i Paesi con rendimenti reali interessanti e dove vi siano poche evidenze di un’inflazione guidata dalla domanda, come ad esempio un’elevata crescita dei salari. Ne è un esempio il Brasile che, come altri esportatori di materie prime, sta beneficiando del rafforzamento dei termini di scambio e del miglioramento della posizione delle partite correnti. D’altro canto, siamo più cauti nei confronti dei Paesi ad alto rendimento, dove l’inflazione è guidata dalla domanda, come ad esempio in molti Paesi dell’Europa centrale.
Rendimenti storicamente elevati hanno migliorato notevolmente la valutazione del debito emergente in valuta locale. Riteniamo che il fattore più decisivo per i ritorni totali in un’ottica triennale sarà la prospettiva dell’inflazione, sia nei paesi emergenti sia in quelli sviluppati. A nostro avviso, si sta profilando uno scenario positivo di picco dell’inflazione in entrambe le aree, ma il fattore di rischio principale è la tempistica, e vi sono notevoli variazioni a livello di paese, sia nell’inflazione sia nelle valutazioni, che possono incidere notevolmente sui ritorni, sottolineando l’importanza di un’attenta selezione.
Fonte: BONDWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




