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abrdn – La lezione delle crisi bancarie del passato per gli investitori obbligazionari

abrdn – Tutte le crisi bancarie degli ultimi 300 anni presentano analogie: la fiducia viene meno, il panico si diffonde, il denaro si muove e le autorità di regolamentazione reagiscono; tuttavia variano le cause scatenanti e il panico, mentre le nuove normative provocano esiti inaspettati. E non è ancora possibile prevenirle.


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Commento di Luke Hickmore, gestore obbligazionario di abrdn


  • Le crisi bancarie si assomigliano un po’ tutte
  • Nonostante tutte le regolamentazioni, le banche falliscono comunque
  • Le banche moderne falliscono più velocemente

In primavera, tre banche statunitensi, Silicon Valley Bank, First Republic e Signature Bank, più Credit Suisse in Europa, sono state oggetto di crisi e interventi. Ora i mercati sono in attesa di vedere se prevarrà la stabilità o se altre banche cadranno. Per un investitore obbligazionario è importante imparare le lezioni della storia e comprendere le possibili ramificazioni dei recenti fallimenti.

Le crisi bancarie sono inevitabili, perché le economie si baseranno sempre sul debito. I finanziamenti “buoni”, per creare ed espandersi, sono la linfa vitale delle economie capitaliste.

Se in passato, i fallimenti bancari erano sempre motivati da una ragione precisa: guerre, carestie, fallimento di compagnie ferroviarie, oggi, anche solo la minaccia di un problema può creare scompiglio. La fiducia nelle istituzioni finanziarie è facilmente minata da voci che possono diventare virali nel giro di un nanosecondo.

Nel 2008, per ritirare i propri depositi era ancora necessario fare la fila presso una filiale di Northern Rock. Questa visibilità ha fatto sì che un numero maggiore di persone si mettesse in coda e si facesse prendere dal panico. Oggi invece il denaro può uscire dai conti in qualsiasi momento, cliccando un tasto. Non si saprebbe mai che è in corso una corsa agli sportelli perché avviene su migliaia di telefoni e laptop, non per strada.

Anche il tempo di reazione di una banca è ormai incredibilmente breve. Nel giro di poche ore, dalle prime voci sulle preoccupazioni per SVB, sono stati ritirati 42 miliardi di dollari, un quarto dei fondi della banca. Tuttavia, né le banche né le autorità di regolamentazione sembrano essersi adeguate alla velocità e alla disponibilità di informazioni, comunicazioni e accesso 24 ore su 24 ai conti bancari e al trading.

Le autorità di regolamentazione si affrettano a porre rimedi per evitare che tali crisi si diffondano e si ripetano, ma i rimedi stessi possono avere esiti imprevedibili. In seguito al crollo finanziario del 2008, è stata introdotta una serie di nuove normative per rendere le banche “più sicure” e per frenare l’eccessiva assunzione di rischi. La crisi finanziaria ha anche inaugurato un’era di tassi d’interesse estremamente bassi, per garantire che i rimborsi del debito fossero sostenibili. Ma negli ultimi 15 anni i tassi bassissimi hanno finito per diventare “normali”. Sembrava che tutti si fossero dimenticati che sia l’inflazione sia i tassi d’interesse possono salire o scendere, portando le banche a investire in titoli di Stato a lunga scadenza.

Nell’ultimo anno, dunque, quando i tassi di interesse hanno iniziato a salire in risposta ai dati sull’inflazione globale, i risparmiatori hanno ritirato contanti dai conti bancari non remunerativi e si sono spostati sui fondi del mercato monetario, per beneficiare rapidamente dell’aumento dei tassi. Avendo a disposizione numerose piattaforme di investimento online, è stato facile.

Nel frattempo, le banche hanno risentito dell’impatto delle loro partecipazioni in titoli di Stato. In effetti, il punto debole di Svb è stato proprio il portafoglio in Treasury statunitensi a più lunga scadenza. Quando i tassi d’interesse salgono, il prezzo delle obbligazioni scende, quindi il valore del portafoglio è crollato. La banca si è trovata a corto di liquidità e i correntisti si sono subito fatti prendere dal panico, twittando e ritirando il denaro. Altre banche sono state rapidamente coinvolte nel contagio.

I crolli e le crisi hanno esiti imprevedibili. Alcune sono addirittura creano delle opportunità. In seguito alla crisi bancaria del 1825 in Inghilterra, ad esempio, gli editori che non potevano contrarre prestiti per pagare anticipi elevati, diedero vita alla serializzazione e le riviste. Altre, però, sono devastanti: i crolli finanziari sistemici globali degli anni Venti hanno portato all’antisemitismo e al fascismo degli anni Trenta. Quello che può accadere quando viene minata fiducia nel sistema finanziario non è affatto scontato, e il quadro emerge solo anni dopo. La crisi finanziaria del 2008 ha portato alla Brexit o all’instabilità politica negli Stati Uniti? Il Bitcoin è stato una conseguenza diretta, ma chi poteva aspettarselo?

Nonostante la sensazione di dramma senza fine, vale la pena notare che le normative successive alla crisi finanziaria del 2008 hanno contribuito a limitare la crisi a un numero relativamente ridotto di banche. Durante la Grande Depressione del 1929-1930, il Pil mondiale è sceso del 15% circa. Tra il 2008-2009, il Pil mondiale è sceso meno dell’1%. Durante la pandemia globale del 2020, il Pil mondiale è sceso del 3,3%, per poi passare a una crescita del 5,8% nel 2021.

L’impatto economico di tali crisi richiede tempo per essere valutato. Ma possiamo aspettarci che l’inasprimento delle condizioni sui prestiti colpisca la crescita nei mercati sviluppati. Ora che una semplice voce può dilagare in tempi brevissimi in rete, è probabile che si verifichino altre crisi e crolli, che porteranno banche, imprese e consumatori a diventare più avversi al rischio: alcuni diversificheranno, altri nasconderanno i risparmi sotto il materasso. Nasceranno fonti di finanziamento alternative. Le autorità di regolamentazione a livello globale cercheranno di migliorare i benefici per i correntisti, comportando un costo per le banche e un ulteriore inasprimento delle condizioni dei finanziamenti, dato che i margini sono sotto pressione.

Negli ultimi 14 anni, l’investimento in obbligazioni bancarie è stata una scelta fondamentale per gli investitori del mercato del credito, grazie al risanamento dei bilanci e delle prospettive dopo la crisi finanziaria. Ora, con la pressione esercitata sulle banche affinché rigenerino il capitale in modo organico attraverso gli utili, proprio mentre l’economia è in fase di stallo, la scelta di acquistare debito bancario diventerà molto più selettiva.

Fonte: BONDWorld.it


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