AcomeA SGR : Nonostante il cessate il fuoco, il conflitto in Medio Oriente continua a pesare sull’economia globale: lo Stretto di Hormuz rimane di fatto chiuso e gran parte dell’impatto economico deve ancora manifestarsi.
Martina Daga, Macro Economist, AcomeA SGR
Le ultime navi cariche partite dal Golfo sono arrivate solo poche settimane fa e, considerando che il transito verso l’Europa richiede circa un mese, questo ci dice che la carenza fisica di beni non si è ancora trasmessa all’economia reale.
Oltre a petrolio e prodotti raffinati, il Golfo fornisce circa il 30% delle materie prime agricole mondiali (fertilizzanti, urea, ammoniaca) e il 70-80% della nafta destinata all’Asia: la fermata di grandi impianti chimici in Indonesia, Singapore e Corea sta innescando tensioni nelle filiere globali di plastiche, packaging, tessili, farmaceutici ed elettronica. L’Europa importava dal Golfo il 60% del jet fuel e si registra un rincaro dei noli marittimi. Tutte queste pressioni non sono irrilevanti, ma a differenza dell’aggiustamento immediato del prezzo del carburante, impiegheranno più tempo a scaricarsi sui prezzi al consumo.
L’outlook è, inoltre, marcatamente asimmetrico: anche in caso di una riapertura immediata dello Stretto, il prezzo del petrolio resterebbe tra 80 e 90 dollari fino a fine anno, alla luce dei danni alle infrastrutture, delle tempistiche per riprendere la produzione e dei rischi geopolitici ancora presenti: il rischio al rialzo è potenzialmente illimitato. Se lo Stretto rimanesse chiuso, le alternative di offerta sono marginali e le scorte commerciali in progressiva erosione, lasciando il prezzo come unico strumento disponibile per riequilibrare domanda e offerta. Il prezzo del greggio potrebbe salire fino a 120 $/barile tra luglio e agosto e a 150 $/barile in autunno.
Fonte: InvestmentWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




