AllianzGI : Visto il clima di incertezza che ci circonda all’inizio del nuovo anno, vale la pena dare uno sguardo all’economia per capire quanto sia stabile.
a cura di Hans-Jörg Naumer, Director, Global Capital Markets & Thematic Research. AllianzGI
L’economia mondiale è entrata nel 2026 più o meno come aveva chiuso l’anno precedente: sotto pressione ma sostanzialmente stabile. Una serie di dati indica che nei prossimi trimestri la crescita convergerà gradualmente verso il potenziale, valutazione supportata anche dal nostro indicatore proprietario Macro-Breadth, che aggrega più di 350 serie di dati a livello regionale e nazionale (cfr. il nostro grafico della settimana). Ciò detto, il momentum economico resta disomogeneo. Il ritmo della decelerazione varia da regione a regione e le prospettive rimangono vulnerabili a shock improvvisi che potrebbero modificare rapidamente la direzione di marcia.
Una delle caratteristiche salienti del contesto attuale è la crescente divergenza tra crescita e aumento dei prezzi. Per quanto in molte economie l’inflazione complessiva si sia attenuata un po’ più del previsto, le sottostanti pressioni sui prezzi restano elevate, soprattutto negli Stati Uniti. I nuovi dazi, così come gli effetti ritardati di quelli già in essere, rischiano di esercitare ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi, a prescindere dalla solidità dell’attività economica. Questa dinamica va a complicare il compito delle banche centrali, che devono sostenere l’economia senza perdere di vista il loro mandato principale della stabilità dei prezzi.
A livello geografico, il quadro resta disomogeneo. Per gli Stati Uniti si prospetta un percorso tutt’altro che semplice: nel 2026 la crescita economica resterà probabilmente al di sotto del potenziale, mentre l’inflazione dovrebbe rimanere al di sopra dell’obiettivo di politica monetaria. Quanto all’Europa, la prospettiva è di un quadro più equilibrato, sostenuto, in parte, dall’allentamento dell’inflazione e dall’aumento della spesa pubblica, che fa da vento di coda, soprattutto in Germania. Intanto, la Cina si trova ancora ad affrontare una situazione delicata: sebbene nel breve termine sia possibile un rimbalzo ciclico, è improbabile che l’economia del Paese sfugga a un tasso di crescita tendenziale strutturalmente inferiore. I fattori d’incertezza restano comunque numerosi.
La settimana prossima
Con l’inizio della nuova settimana emerge un’ulteriore fonte di incertezza, proveniente dagli Stati Uniti. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve (Fed), la banca centrale statunitense, è oggetto di indagine penale in relazione ad alcune dichiarazioni rilasciate riguardo ai lavori di ristrutturazione della sede dell’istituto. Powell respinge le accuse e ha messo in guardia contro un attacco politico volto a minare l’indipendenza della Fed in materia di politica monetaria. Il senatore Thom Tillis ha annunciato che bloccherà la conferma delle nuove nomine alla Federal Reserve nella competente commissione bancaria del Senato fino a quando le questioni legali non saranno risolte. La successione e il futuro orientamento della politica della Fed potrebbero quindi rimanere poco chiari ancora a lungo. È quindi probabile che le preoccupazioni per l’inflazione tornino a rafforzarsi.
Ulteriore fonte di disagio per il mercato potrebbe essere la politica commerciale. La Corte Suprema degli Stati Uniti sta esaminando la questione della legittimità dei principali dazi imposti dall’amministrazione Trump e se la loro emanazione in ragione della presunta emergenza economica trovi legittimo fondamento nell’International Emergency Economic Powers Act.
Ulteriore fattore di rischio sono le proteste in Iran, dove la situazione è ancora decisamente poco chiara.
Il calendario dei dati economici si presenta denso. All’inizio della settimana la Cina pubblicherà due indicatori principali su crescita e consumi. La produzione industriale dovrebbe aumentare del 5,0% rispetto al precedente 4,8%, mentre nelle vendite al dettaglio si attende un leggero calo che dall’1,3% le porterà all’1,2%.
I dati in arrivo dalla Germania riguardano la crescita annuale del PIL per il 2025 (rispetto al precedente -0,5%) e l’Indicatore ZEW del Sentiment Economico (valore precedente 45,8).
Seguirà l’Eurozona, con la lettura finale dell’inflazione di dicembre. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere invariato al 2,0%. Nel corso della settimana si prevede anche la pubblicazione del dato preliminare della lettura della fiducia dei consumatori (valore precedente -13,1).
Negli Stati Uniti l’attenzione si concentrerà sull’indice dei prezzi delle spese per consumi personali (PCE), l’indicatore dell’inflazione preferito dalla Federal Reserve. I valori headline e core più recenti si attestano entrambi al 2,8%. Saranno pubblicati anche i nuovi dati richieste iniziali di sussidi di disoccupazione.
Verso la fine della settimana sarà resa disponibile un’ampia serie di indicatori anticipatori, tra cui gli indici dei responsabili degli acquisti di Germania (valore precedente 51,3), Eurozona (51,5) e Stati Uniti, e l’indice di fiducia dei consumatori GfK del Regno Unito (-17). Negli Stati Uniti verrà pubblicata anche la lettura finale dell’indice del sentiment dei consumatori dell’Università del Michigan (valore precedente 54). Infine, la Banca Centrale del Giappone annuncerà la decisione sui tassi di interesse (precedentemente alzati allo 0,75%).
A nostro parere, l’incertezza sua sul fronte dei fondamentali sia su quello politico resta elevata, ma ha già toccato il picco. Il contesto sembra favorevole agli asset rischiosi (azioni), nonostante ci si trovi in una fase avanzata del ciclo economico.
Fonte: InvestmentWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it




