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AllianzGI – Una riapertura riuscita dello Stretto di Hormuz sarebbe positiva per l’Asia

AllianzGI : La firma del protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran dovrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz, ma permangono ancora ostacoli a un ritorno alla normalità dei flussi.

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a cura di Christiaan Tuntuono, Senior Economist, Asia Pacific AllianzGI


Potrebbero essere necessarie alcune settimane prima che le petroliere – nel frattempo riallocate verso altre aree – tornino a transitare nello Stretto. Sarà inoltre necessario del tempo per riportare a regime la produzione nei giacimenti di petrolio e gas naturale che hanno interrotto l’attività. Resta infine incerta la possibilità che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto oltre i 60 giorni: molto dipenderà dai progressi dei negoziati in corso tra Stati Uniti e Iran sui principali punti controversi, tra cui il programma nucleare iraniano e la destinazione delle scorte di uranio arricchito.

Ciononostante, con la firma del protocollo d’intesa, i prezzi globali del greggio potrebbero moderarsi nel breve termine, attestandosi in un intervallo di circa 70–80 dollari al barile. L’Asia è uno dei principali beneficiari del calo dei prezzi energetici, poiché la maggior parte delle economie dell’area è importatrice netta di energia. Si stima che ogni riduzione di 10 dollari dei prezzi globali del greggio, se sostenuta nel tempo, possa aumentare la crescita del prodotto interno lordo (PIL) asiatico di circa 20–30 punti base.

Una riduzione dei prezzi globali dell’energia e la ripresa delle forniture di prodotti raffinati contribuirebbero ad allentare le pressioni in Asia, in particolare nelle seguenti economie:

  • Filippine, Corea del Sud, Australia, Singapore e Hong Kong: queste economie potranno registrare un rallentamento dell’inflazione, poiché non hanno in atto misure di sussidio sui carburanti.
  • Indonesia e Malesia: queste economie vedranno ridursi la pressione sui conti pubblici, poiché dispongono di misure dirette di sussidio sui carburanti.
  • Thailandia, India e Filippine: i loro ingenti disavanzi commerciali nel settore energetico dovrebbero ridursi con la moderazione dei prezzi globali dell’energia.
  • India, Giappone e Australia: queste economie trarranno vantaggio dalla ripresa delle forniture di prodotti raffinati quali diesel, nafta, urea e gas naturale provenienti dal Medio Oriente.

Negli ultimi mesi, l’offerta energetica globale è stata sostenuta dal calo delle importazioni cinesi di petrolio e gas e dal contemporaneo aumento delle esportazioni statunitensi di combustibili fossili. La ripresa delle esportazioni cinesi di carburanti raffinati a maggio ha ulteriormente contribuito ad alleviare le gravi carenze in Asia. I dati sulle petroliere in arrivo nel periodo giugno-luglio suggeriscono che questa dinamica potrebbe continuare nel breve periodo e sostenere l’attuale situazione di domanda e offerta.

Da una prospettiva di investimento, i titoli governativi e le valute di alcune economie asiatiche, come Filippine, Indonesia e India, che hanno subito forti vendite, con l’attenuarsi dei timori di mercato potrebbero rappresentare interessanti opportunità tattiche di posizionamento lungo. Sul fronte azionario, il calo dei prezzi dell’energia riduce il freno di breve termine sul superciclo industriale e degli investimenti in capitale Asia, con potenziali benefici per i mercati dell’area maggiormente esposti ai temi legati all’intelligenza artificiale, come Corea del Sud, Taiwan, Giappone, Cina e Malesia.

La settimana prossima

Negli Stati Uniti, l’attenzione del mercato si concentrerà sui dati sull’occupazione non agricola di giugno e su altri indicatori del mercato del lavoro. Dopo l’aumento di 172.000 occupati registrato a maggio e un tasso di disoccupazione al 4,3%, gli investitori cercheranno ulteriori segnali di solidità del mercato del lavoro. Saranno inoltre seguiti con attenzione l’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) di Chicago di giugno, in uscita martedì, e il PMI manifatturiero dell’Institute of Supply Management (ISM) di giugno, in uscita giovedì. L’indice di fiducia dei consumatori di giugno, in uscita martedì, rivelerà l’attuale stato dei consumi statunitensi.

Nell’Eurozona, i dati sull’inflazione saranno al centro dell’attenzione, con la pubblicazione, mercoledì, dei dati preliminari dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo (HICP) relativi a giugno. Il mercato valuterà come potrà reagire la Banca Centrale Europea (BCE) qualora sia l’inflazione complessiva sia quella core si mantenessero costantemente al di sopra dell’obiettivo del %. Oltre all’inflazione, saranno da osservare con attenzione anche l’indice del clima di fiducia delle imprese di giugno, l’indice di fiducia dei consumatori di giugno e il tasso di disoccupazione di maggio.

In Giappone, mercoledì verrà pubblicata l’indagine Tankan relativa al secondo trimestre. Si prevede che il sentiment di tutte le imprese manifatturiere e non manifatturiere, grandi e piccole, subisca un indebolimento sotto la pressione dell’aumento dei prezzi dell’energia. Lunedì verranno diffusi i dati sulla crescita delle vendite al dettaglio di maggio, che riflettono lo stato della domanda dei consumatori. Martedì saranno resi noti i dati sul mercato del lavoro e quelli relativi ai nuovi cantieri residenziali per il mese di maggio.

In Cina, martedì verrà pubblicato il PMI manifatturiero di giugno del National Bureau of Statistics (NBS). Un calo al di sotto di 50 indicherebbe un ulteriore indebolimento della dinamica di crescita.

Fonte: InvestmentWorld.it


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