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Analisi Weekly : Paesi e Emittenti

Venezuela: nuova manovra volta al controllo del tasso di cambio tra bolivar e dollaro us annunciata dal presidente Chavez per cercare di. ….

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Abax Bank


di rispondere alle sempre più difficili condizioni economiche dell’unico paese sud americano con prospettive di crescita negative per l’anno in corso. Dopo che nel 2003 venne abolita la libera fluttuazione, la determinazione del tasso di cambio viene fissata dalla Banca Centrale (BCV) insieme al Ministero delle Finanze attraverso CADIVI, la commissione governativa atta al controllo del cambio. Secondo la BIS, BCV fissa un allocazione mensile di moneta estera che deve essere amministrata da CADIVI, acquista moneta estera dai residenti e la vende ai settori pubblici e privati. Secondo la legge venezuelana, il PDSVA (Petroleos de Venezuela SA) deve vendere moneta estera alla BCV che colma la differenza tra la domanda di moneta richiesta per le importazioni e quella generata dalle esportazioni. Con un duplice tasso di cambio, 2,60 per i generi di prima necessità e 4,30 per i generi valutari, tale sistema aveva causato un mercato parallelo che ha visto il bolivar raggiungere un livello del tasso di cambio pari a 8,30. Tale condizione unita agli attacchi speculativi ed un inflazione che è intorno al 25% annuo hanno determinato le ultime mosse del governo. Il governo ha introdotto una banda di movimento per i tassi ufficiali di cambio e bloccato le attività sul mercato parallelo del bolivar. Il prezzo dei governativi sui mercati internazionali verranno utilizzati come riferimento per un cambio valutario più trasparente e volto a ridurre le speculazioni. Secondo il valore di tali securities verrà fissata la banda di oscillazione che con ogni probabilità sarà tra i 5.0 ed i 7.0. Questa manovra potrebbe però creare un quarto mercato parallelo ed illegale per la vendita di dollari, mancando così i risultati desiderati.

Commerzbank: gli azionisti di Commerzbank hanno approvato l’aumento di capitale necessario per migliorare i conti, alla luce della perdita netta per l’anno fiscale 2009 pari a Eur 4,5mld. L’obbiettivo è quello di rientrare nei parametri regolamentari sul capitale e soprattutto di ripagare i massicci aiuti ricevuti dal governo tedesco. Il piano dell’aumento di capitale prevede l’emissione di 590 milioni di azioni per un valore complessivo di Eur 1.535 mld. Inoltre è stato prevista l’emissione di strumenti ibridi, con ogni probabilità convertible bonds, per un valore nominale di Eur 4mld. Le misure possono essere interpretate come un “exit strategy” di Berlino, che ha fornito all’istituto tedesco una cifra pari a Eur 18.2mld dopo l’acquisizione di Dresner Bank. Il governo detiene infatti Eur 1.8mld in azioni, con una quota pari al 25% più 1 azione che gli dà ampia discrezionalità nell’assemblea dei soci che ha approvato le misure. Ulteriori Eur 16.4mld di capitale, iniettati dallo stato attraverso il veicolo Soffin, sono detenuti sotto forma di strumenti ibridi convertibili.

Per questi ultimi la cui conversione è soggetta alla esclusiva vendita ad una terza parte e non per aumentare la partecipazione azionaria. Secondo il CEO, Mr Blessing, Commerzbank dovrebbe tornare agli utili alla fine del 2011 e iniziare a ripagare il governo dal 2012. il costo della protezione ha visto il suo massimo storico a Maggio di questo anno con il CDS a 175bp.

Santander: il gruppo finanziario spagnolo, che non ha mai nascosto la propria ambizione di aumentare la sua presenza negli USA, ha ufficializzato le trattative con l’americana M&T Bank (Utile Netto 09 a $379mln) per una fusione con la banca di dimensioni regionali controllata al 100% da Santander, Sovereign Bank (Utile Netto 09 a $48mln). Le trattative, in un momento di stallo secondo persone vicine ai due gruppi, produrrebbe un’entità con più di 1.500 filiali e circa $ 150mld in asset. Parte centrale del deal è la necessità, per motivi di regolamentazione, di Allied Irish Banks di vendere la propria quota del pari al 22,5%. in M&T. La cessione a Santander non verrà perfezionata all’interno delle operazioni di fusione e dovrà necessariamente essere effettuata sul mercato. Sembra comunque chiara l’intenzione di Santander di acquisire un pacchetto di controllo che gli consenta di avere un influenza dominante all’interno del nuovo gruppo.

Vodafone: i dati pubblicati relativi all’anno fiscale concluso il 31 Marzo mostrano un utile netto in forte crescita, quasi triplicato, che si attesa £ 8,6mld (vs £3mld al 31 Marzo 09). Salgono i ricavi dell’8,4% attestandosi a £ 44.4mld. Il più modesto aumento dell’ EBITDA (+1.7% a £ 14.7mld) è da imputare all’aumento dei costi diretti ed operativi, nonostante una favorevole dinamica dei costi finanziari. Salgono dunque anche i free cash flow (+26,5% a £ 7,2mld), stimati sostanzialmente stabili per i prossimi 3 esercizi. I risultati consolidati con l’inclusione della consociata Indiana e Sudafricana mostra una flessione del 2,3% dei ricavi, del 7,4% dell’EBITDA e del 7% dei profitti operativi. Sul territorio indiano pesano infatti le pesanti svalutazioni (più di £ 2.3 mld) di asset, nonostante l’operatore sia diventato il secondo gruppo della telefonia a seguito dei forti investimenti effettuati nel 2007. Forte la presenza e l’importanza per il gruppo nel territorio cinese, sul quale però pagala mancanza di infrastrutture.

British Airways: l’anno fiscale concluso al 31 Marzo 2010 vede BA in perdita per il secondo anno consecutivo, con peggiore risultato dalla privatizzazione della compagnia nel 1987. Pesa soprattutto la diminuzione del fatturato che impatta sul risultato operativo negativo per £ 231mln, 5% in più rispetto al 2009, inclusi i costi di ristrutturazione per £85mln. Perdite operative Q4 2010 pari a £135mln rispetto ad una perdita operativa nel Q4 2009 di £309mln. L’andamento negativo della compagnia britannica è stato accompagnato da tagli di personale ed una serie di scioperi da parte dell’equipaggio di cabina che si oppone alla ristrutturazione in atto, dolorosa ma necessaria. Migliorano invece le aspettative circa il timing della ripresa. Secondo il management infatti, il punto di break even è previsto per l’anno in corso grazie ai positivi segnali nel settore cargo.


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