Santander: Il gruppo Santander, il maggior gruppo bancario europeo per capitalizzazione, ha riportato ottimi risultati trimestrali con un aumento del 5,7% dell’ utile netto, a € 2,21 mld rispetto € 2.10 mld nel primo trimestre 2009. I risultati del gruppo sono stati guidati dalle performance ….
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più che positive registrate nei paesi dell’America Latina, Brasile in testa, dimostrando l’elevato livello di diversificazione sia geografica che settoriale. Nel dettaglio: in Europa Continentale l’utile è stato pari a € 1,36mld, +5,1%, e accantonamenti in calo del 1,1%; in UK utile pari a € 480mln, +14,5%, con una riduzione dei costi operativi del 1,2%; in America Latina utile pari a € 1,02mld, +14,6% con un miglioramento del margine d’interesse del 9,8% e una diminuzione degli accantonamenti del 7%. Escludendo i guadagni derivanti dalla vendita del Banco de Venezuela gli utili sono cresciuti del 11,7%; in Spagna i guadagni hanno registrato un calo pari al 8,2% con un rapporto tra crediti deteriorati su bonis pari al 3,59% e un calo negli affidamenti pari al 5%. Guardando i dati di bilancio si riporta un aumento del 17,9% del margine d’interesse, beneficiando di una crescita nei depositi pari al 13% su base annua, che si riflette in un aumento degli utili operativi pari al 14,1%, continuano però a salire l’ammontare destinato ad accantonamenti per crediti deteriorati, in aumento del 10,3%.
BBVA: Il Banco Bilbao Vizcaya Argentaria riporta risultati trimestrali migliori delle aspettative, conseguiti attraverso un aumento del lending e buoni profitti del comparto trading che mitiga l’aumento degli accantonamenti per crediti deteriorati. Dopo un quarto trimestre 09 caratterizzato da risultati fortemente al di sotto delle aspettative degli analisti, i primi mesi del 2010 mostrano un utile netto pari a € 1,24mld con un book che non registra ulteriori deterioramenti ed in attesa di un successivo boost dato le previsioni legate alle economie americane e messicane. Sotto pressione invece l’andamento borsistico soprattutto a causa della situazione macro e del taglio di rating della Spagna, anche se la quasi totalità dei guadagni è stata ottenuta fuori dai confini spagnoli. Margine d’interesse sale del 3,5%, costi operativi sebbene efficientemente sotto controllo salgono del 2,3%. Nonostante la congiuntura economica gli utili operativi salgono del 12,9% a dispetto di volumi in contrazione. Rimane pressoché invariato il livello dei Non-performing-asset al 4,3% accompagnato però da un miglioramento dei tassi di recupero che a loro volta hanno riflessi positivi sul capitale detenuto per copertura. In Spagna e Portogallo la maggior componente di guadagno viene dal margine d’interesse che non si traduce, però, in un aumento dell’utile operativo. Estremamente positive le performance in sud America con una crescita degli utili pari al 26%, una riduzione dei crediti deteriorati e un ROE del 43,4%.
Nomura: Nomura Holding riporta i dati di bilancio relativi al quarto trimestre e il full year 2009 (l’anno fiscale a cui è soggetta ha termine il 31 Marzo) registrando un ritorno alla redditività dopo un anno estremamente difficile. Il totale dei ricavi del trimestre si attesta a Y 277 mld, sostenuto dalle commissioni per sottoscrizioni di equità domestico, i ricavi per il FY09 a Y 1.550mld. I risultati sono fortemente deludenti se paragonati ai competitors negli USA, aiutati dai brillanti risultati delle attività di trading sul fixed income, mercato sul quale la presenza della banca giapponese è ancora debole (rientra tra gli obbiettivi prospettici). L’ utile netto per il gruppo nel Q4 si attesta a Y 18.4mld, un deciso reverse dalla perdita netta di Y 215.8mld registrata nel quarto trimestre dell’anno precedente.
L’utile netto per il full year 2009 è stato pari a Y 67,8 mld rispetto ad una perdita pari a Y 708,2mld dell’- anno fiscale 2008. La performance sconta però l’acquisto degli asset europei ed asiatici di Lehman Brothers a seguito del default della banca americana. Acquisto che non ha però riguardato gli asset americani lasciando un gap nelle intenzioni del broker nipponico di configurarsi come hub globale. Nel quarto trimestre il risultati derivanti del trading si attestano a Y 133mld, 14 volte il livello dell’anno precedente ma in calo del 19% rispetto al terzo trimestre 09, con una contribuzione del perimetro statunitense limitata al 10%. Guardando il dettaglio del FY riportiamo i risultati ottenuti dalle varie unità di business: Asset Management + 17%; Investment Banking + 87%; Retail Banking + 33%; Merchant Banking da Y -69.9 mld a Y +12,2md; Gobal Market da Y -157mld a Y +658mld.
Barclays: il gruppo bancario inglese riporta profitti al lordo delle tasse in aumento del 47% nei primi tre mesi dell’anno attestandosi a £ 1.82mld. Le performance del gruppo sono state guidate dai risultati di Barclays Capital con profitti pari a £ 1.462mld in aumento del 62% rispetto ai primi tre mesi del 2009, guadagni che contano per l’80% sul risultato totale del gruppo. Risultano in calo i crediti deteriorati del 19% rispetto il quarto trimestre 09 e del 35% rispetto il primo trimestre 09. Analizzando i dati nello specifico riportiamo l’aumento del 29% dell’utile netto attribuibile agli shareholders, il miglioramento dl Roe che passa dall’8 al 8.7% ed un aumento del 12% del rapporto costi su entrate al 60%. Guardando i risultati delle singole business units riportiamo i cali nelle performance di Barclayscard -34%, Western Europe Retail Banking -32%, Barclays Corporate da un utile di £ 79mln ad una perdita pari a £ 75mln, Continental Europe da una perdita di £9mln aggrava registrando una perdita di £ 70mln, New Market riporta una perdita in salita a £ 163mln. Le units meglio preformanti sono state la già menzionata Barclays Capital e ABSA, la sussidiaria sud africana del gruppo che riporta guadagni in aumento del 114% a £ 167mln. I risultati hanno estremamente deluso gli analisti e gli investitori in generale. Delusioni che si sono riflesse in una caduta del titolo pari al 5%, acuendo le polemiche circa l’eccessivo ilivello dei bonus pagato ai dipendenti, CEO Diamond in testa.
Hewlett-Packard: Hp, la maggior compagnia tecnologica in termini di ricavi, annuncia l’acquisizione di Palm Inc., azienda informatica statunitense specializzata nella produzione di mobile device. L’acquisizione catapulta il colosso dei computer nel sempre più dinamico e prospettico campo di battaglia dei mobile device e applicazioni per smartphone. Battaglia che si svolgerà tra i colossi Apple, Google, BlackBerry e Microsoft. Hp pagherà $ 5,70 per ogni azione Palm con un premium pari al 23% per un totale di $ 1,2mld incluso il ridotto cash e crescente debito dell’acquisita. Le performance di Palm non sono state positive , -53% registrato dalle azioni in quest’anno, con una forte sofferenza dal lato delle vendite di smartphone e deterioramento delle riserve di capitale che hanno spinto la chiusura del deal. I ricavi del primo trimestre si attesteranno, secondo le dichiarazioni della società, su una cifra compresa tra i 90 e 100 mln di dollari, rispetto ad un consensus dei mercati di 300 mln di dollari con un calo di capitale in “cassa” da $ 600 mln a $ 350-400 mln. Il deal si configura come l’ennesima conferma degli ampi guadagni sul fronte dei consumi di tecnologici soprattutto mobiles che durante l’ultimo anno, non felice per i consumi, hanno visto le vendite attestarsi a 172,4 mln di smartphone. Palm Inc. può contare su più di mille brevetti ma la creazione e lo sviluppo del sistema operativo WebOS è il punto centrale della scommessa di Hp. Il sistema OS è in effetti estremamente innovativo e permette di essere caricato direttamente su un browser e no su supporti di memoria. Sistema operativo che trova utilizzo non solo su smartphone ma anche su dispositivi touchscreen tablets come Apple iPad.
Vale SA: L’ex azienda pubblica brasiliana, privatizzata nel 1997, particolarmente focalizzata sulla produzione di minerali ferrosi di cui è il maggior produttore ed il maggior esportatore al mondo, ha concluso due importanti deals che potrebbero spostarne gli interessi geografici. Il primo deal è l’acquisizione in territorio africano del 51% della BSG Resources per $2,5mld di cui $ 500mln in cash e gli addizionali $ 2mld soggetto a specifici target non ben indicati dal gruppo. Iniziando dal 2000 il gruppo Vale ha iniziato un pianificato programma di acquisizioni di gruppi minerari volta al consolidamento della propria posizione dominante nel settore. Il legame tra Brasile ed Africa è dettato da una configurazione geologica estremamente simile, ritenuti facenti parte dello stesso continente milioni di anni fa, e ciò ha mosso l’interesse del gruppo che prevede livelli estrattivi in linea con quelli sudamericani. Il secondo deal, da $ 4,9mld, in questione vede la vendita degli asset dell’alluminio alla norvegese Norsk Hydro che si accaparra un’offerta di materiali grezzi per decenni. Norsk, attualmente detenuta per il 43% dal governo norvegese, pagherà $ 1,1mld in cash, $ 700mln in assunzione di debito e il restante ammontare in azioni che permetteranno al gruppo brasiliano di detenere il 22% di Norsk mentre la quota governativa scenderà al 34%. L’acquisizione sarà seguita da un aumento di capitale per Norsk Hydro pari a $ 1,7mld e includerà il 91% della partecipazione di Vale in Alunorte, il 51% di Albras. La vendita di asset che assicurano un entrata di $2,97mld nel 2008 può sembrare sorprendente ma la giustificazione è da trovare nell’elevato costo dell’energia in Brasile, le basse aspettative di crescita di asset considerati in maturità e la possibilità di continuare a beneficiare di interessi prodotti dall’asset rinunciando all’operatività.
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