India: La banca centrale indiana, RBI, ha rialzato i tassi d’interesse per la terza volta nel corso dell’anno in una sessione non programmata mostrando forte accelerazione alla politica monetaria, volta ad un ritorno ai livelli pre-crisi. RBI è tra le banche centrali asiatiche più attive nell’area e la prima a muovere i tassi nel periodo post ….
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Lehman. Il movimento è stato di 25bp, portando il borrowing rate a 5.5% ed il repo rate al 4%, al contempo prolungando la scadenza del pacchetto di agevolazioni concesse alle banche commerciali dal 2 Luglio al 16. Secondo le dichiarazioni del Primo ministro, Mukherjee, la decisione è stata dettata dalla necessità di ancorare la forte inflazione che sta vivendo il Paese. Rientra in quest’ambito la decisione di aumentare i coefficienti di riserve per gli istituti finanziari. Il Wholesale Price Index è, infatti, salito nel mese di Maggio al 10.2%, dal 9.6% di Aprile, soglia che potrebbe significare il 15% di inflazione alla fine dell’anno. In aumento il livello dei prezzi manifatturieri ex food al 6.6%, da 5.4% di Aprile. Tale mossa della banca centrale segue la manovra che ha visto protagonista il prezzo dei carburanti durante la settimana precedente. Annunciata, infatti, la volontà del governo di eliminare, deregulation, i controlli sul prezzo del petrolio per aumentare il prezzo del diesel, aggiungendo in tal modo circa 1 punto percentuale al tasso d’inflazione. Rimane molto robusta la crescita del Paese, ad Aprile la produzione industriale segna +17.6% mentre le previsioni di crescita del Pil sono superiori all’8% per il 2010, rispetto al 6.7% registrato nel 2009. Rimane invece sotto pressione il settore bancario dopo l’innalzamento dei tassi. L’impatto della manovra ha avuto un effetto diretto sul credito, più costoso, e sul prezzo dei governativi che indirettamente si riflette anche sui bancari che hanno i titoli in portafoglio. Si noti come il listino di Bombay, Bankex, abbia registrato nell’ultimo mese +1.8% contro il 4.3% del Sensex.
National Bank of Greece: il Qatar Investment Authority (QIA) ha annunciato la volontà di acquisire una quota di partecipazione nella National Bank of Greece (NBG). La partecipazione dovrebbe riguardare un ammontare intorno al 5-7% con un controvalore di circa Euro 250 mln. Di certo è che la quota non supererà il 10% dati i limiti di natura legale che richiederebbero particolare permesso da parte dei regulators greci. Il QIA detiene già partecipazione del settore finanziario greco, detiene, infatti, una partecipazione pari al 4% in Alpha Bank acquisita prima della forte crisi di fiducia e dei conti pubblici toccasse il Paese. NGB risulta, comunque, un investimento a buon mercato. Si consideri che dall’inizio del 2010 ad oggi il titolo ha perso sul listino di Atene il 58%, il cds, il costo della protezione dal default, è salito del 263%. L’istituto sembra comunque sulla giusta strada per un ritorno alla redditività, utile netto del Q4 09 era pari a -86.9 mln, utile netto Q1 10 a +21mln, ancora distante dal Q1 09 pari a +317mln. L’annuncio arriva in seguito alle dichiarazioni del Primo Ministro, Papandreou, sulla necessità per gli istituti nazionali di operare scelte ed investimenti strategici per la ristrutturazione e il mantenimento di un buon grado di liquidità dopo i forti shock e tagli a cui il Paese verrà sottoposto. Gli interessi del gruppo mediorientale nel paese ellenico hanno riguardato anche il settore energetico. Iniziati, infatti, mesi fa, dialoghi con il governo per progetto di siti di stoccaggio e lavorazione del LPG (liquefied petroleum gas), progetto da circa Euro 2 mld. Tali dialoghi rientrano nel più ampio tentativo del governo di spingere il settore del turismo, bancario ed energetico per stimolare la crescita alla luce delle riforme fiscali da Euro 110mld.
Portugal Telecom: Dopo contrattazioni che hanno visto salire il bid, a Euro 7.15 mld, offerto da Telefonica a Portugal Telecom per l’acquisto della partecipazione in Vivo, arriva lo stop del governo portoghese alla trattativa. Vivo è tra i maggiori player nel settore della telefonia mobile in Brasile e di cui possiede una fetta di mercato del 30%. Il mercato di servizi al consumo è in forte espansione nel paese sudamericano ed ha un tasso di utilizzo dei servizi mobile ed internet estremamente basso rispetto al potenziale. Il no del governo arriva attraverso l’utilizzo delle tanto usate, ed ora tanto criticate, golden share. Le golden share sono state create per facilitare le privatizzazione attraverso il mantenimento di una piccola quota da utilizzare per bloccare eventuale takeover ostili e/o ingerenza da parte di player stranieri in quei settori che storicamente e formalmente gli Stati ha un interesse istituzionale. Da pochi anni Bruxelles ne ha disapprovato l’utilizzo e la stessa esistenza. Sull’argomento si esprimerà la Corte Europea di Giustizia il’8 luglio ’10. Colpa imputata alle golden share è quella di limitare l’eventuale volontà degli investitori, limitare i poteri in capo al management e limitare così il libero mercato (caso più recente ha visto come protagonisti il governo tedesco ed il gruppo Volkswagen). A difendere la decisione del governo, è stato lo stesso Primo Ministro, Josè Socrates, dichiarando che la decisione è stata presa con il fine di preservare un forte interesse nazionale ed, economicamente, una vendita non profittevole dato il potenziale sviluppo della compagnia brasiliana. Si segnala come il 74% degli shareholders di PT ha votato a favore della vendita. Segnaliamo inoltre come la cifra in gioco sia stata modificata più volte nel corso delle ultimissime settimane partendo da Euro 5.7mld per poi raggiungere i 6.5 mld ed infine i 7.15 mld. Da inizio anno il titolo di PT ha perso lo 0.80% toccando un massimo a € 8.93 ed un minimo a € 6.48, Telefonica registra -22% con un massimo a €19.83 ed un minimo a 14.95, Vivo registra -11.8% con un massimo a 55.10 reais ed un minimo a 43.09.
Bank of China: Annunciato l’aumento di capitale, attraverso l’emissione di azioni privilegiate, da parte di Bank of China. La vendita sarà effettuata sia sul listino di Hong Kong che su quello di Shanghai per un controvalore di circa $ 8.9 mld (60mld yuan). Proposto per i detentori di azioni BOC un concambio di 1.1 nuove azioni per ogni 10 possedute. L’offerta rientra nel totale aumento di capitale per i quattro maggiori istituti dell’area di circa $45.6 mld. Il governo cinese ha, infatti, apportato forti limitazioni agli istituti di credito in termini di coefficienti patrimoniali e ammontare degli affidamenti, misure volte a prevenire o meglio a controllare la formazione ed evoluzione delle bolle speculative che dal mercato immobiliare potrebbero trasferirsi in altri settori. I policy makers hanno infatti cappato a 7.5mld yuan il lending per l’anno in corso, -22% rispetto al lending da record del 2009, e un capital ratio al 11.5%. L’istituto, che ha segnato i più corposi affidamenti durante il 2009, era sceso sotto il limite imposto per il capital ratio alla fine di Marzo, garantendo, per rientrare, un emissione obbligazionaria, convertibile, per yuan 40mld ($5.9 mld) e maturity 6 anni. Nel giorno dell’annuncio il titolo, che durante l’anno in corso ha perso il 5.5% vs -8% dell’Hang Seng, sui listini cinesi è stato bloccato a causa delle informazioni sensibili che sarebbero state date a mercati aperti.
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