Ancora segnali poco incoraggianti dai dati italiani

Torna a calare l’inflazione, nuovo massimo per i disoccupati. Ma un aiuto arriverà dal petrolio…...


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Commento di Paolo Mameli, senior economist servizio studi di Intesa Sanpaolo


Dopo il rimbalzo dei due mesi precedenti, l’inflazione è tornata a calare a dicembre, a zero (da +0,2% a/a di novembre) secondo l’indice NIC e a ‐0,1% a/a (da +0,3% precedente) in base alla misura armonizzata Ue. Nel mese i prezzi sono rimasti stabili dopo il calo di novembre. Il dato è risultato al di sopra sia della nostra previsione che di quella di consenso.

Nel mese, i prezzi sono saliti nei comparti delle spese per il tempo libero (+0,5% m/m), dei trasporti (+0,4% m/m) e delle comunicazioni (+0,2% m/m). I rincari delle spese per tempo libero e cultura e quelli dei trasporti sono di natura tipicamente stagionale; nel caso dei trasporti gli aumenti sono dovuti ai servizi di trasporto aereo e marittimo passeggeri (+28,4% e +8,8% rispettivamente), che hanno più che compensato il calo dei prezzi dei carburanti (benzina ‐4,1%). Nel caso delle comunicazioni, si tratta di un rimbalzo (per il terzo mese consecutivo) dopo un anno di forti diminuzioni, che mantiene l’andamento tendenziale in territorio ampiamente negativo (‐2,3%; si tratta della flessione tendenziale più ampia, seguita dal ‐0,9% proprio dei trasporti); in particolare, il rimbalzo nel mese è dovuto agli aumenti dei prezzi dei servizi postali di corrispondenza e pacchi. In sostanza, non si tratta di rincari in grado di mutare lo scenario di persistenti rischi verso il basso sull’inflazione.

Dall’altro lato, sono calati i prezzi dei servizi ricettivi e di ristorazione (‐0,6% m/m), anch’essi in parte condizionati da fattori stagionali, e, in minor misura (‐0,1% m/m), quelli di abitazione, acqua, elettricità e combustibili.

In sintesi, il calo di dicembre (sebbene meno accentuato del previsto) conferma la nostra ipotesi che il rimbalzo dell’inflazione di ottobre e novembre fosse di natura temporanea. A nostro avviso la variazione dei prezzi tornerà in territorio negativo già a gennaio (favorito dal calo delle tariffe di luce e gas, del 3% e dello 0,3% rispettivamente) e vi resterà per la maggior parte del primo semestre.

Un segnale negativo viene dal nuovo record toccato dalla disoccupazione. Il tasso dei senza lavoro è salito a 13,4% a novembre, dal 13,3% (rivisto al rialzo di un decimo) di ottobre. Si tratta di un nuovo massimo storico ove si consideri non solo la serie mensile (disponibile a partire da gennaio del 2004) ma anche quella trimestrale (ovvero dal 1977).

Nel mese si registra un secondo calo mensile significativo per gli occupati, di 48 mila unità dopo le 65 mila del mese precedente. Di conseguenza, il tasso di occupazione è sceso di un ulteriore decimo, al 55,5%, arrivando molto vicino al minimo storico toccato nel settembre 2013 (55,4%).

Il calo degli occupati è stato solo in parte compensato dalla flessione delle forze di lavoro (‐8 mila unità), peraltro dovuta a fattori demografici mentre gli inattivi sono scesi per il terzo mese consecutivo, anche se ad un ritmo inferiore a quello dei mesi precedenti (‐12 mila, dopo i ‐38 mila di ottobre e i ‐124 mila di settembre). Di conseguenza, il tasso di attività si conferma ai massimi storici, al 64,3%.

Nuovo record anche per la disoccupazione giovanile (nella fascia d’età 15‐24 anni), salita al 43,9% a novembre dal 43,3% di ottobre. Nell’eurozona, solo Spagna e Grecia hanno un tasso di disoccupazione giovanile più elevato di quello italiano (Spagna 53,5% a novembre, Grecia 49,8% a settembre).

Il calo di 113 mila unità registrato dagli occupati negli ultimi due mesi conferma la nostra idea che i segnali di miglioramento dell’occupazione (quasi interamente a tempo determinato) visti nei mesi centrali dell’anno potessero essere dovuti agli effetti del decreto Poletti di aprile che aveva reintrodotto maggiore flessibilità in entrata. Quell’effetto di natura una tantum sembra già svanito e, poiché una ripresa congiunturale deve ancora materializzarsi (a nostro avviso è rimandata al 1° trimestre 2015), non è alle viste un miglioramento del mercato del lavoro. Anzi una pressione verso l’alto sul tasso di disoccupazione continuerà a venire dal trend di calo degli inattivi, che in questo momento sembra dovuto più ad accresciute necessità economiche che non a una attenuazione dell’effetto‐scoraggiamento.

In prospettiva, una spinta per la ripresa e, indirettamente, per la stabilizzazione del mercato del lavoro potrebbe arrivare dai recenti movimenti sui mercati finanziari, del cambio ma soprattutto del prezzo del petrolio. La nostra stima di crescita del PIL dello 0,4% nel 2015 (dello scorso novembre) incorporava un cambio euro/dollaro pari a 1,22 e un prezzo del brent crude di 72 dollari in media nell’anno. Rispetto a tali ipotesi tecniche assunte alla base della stima sul PIL, l’euro si è deprezzato in misura relativamente modesta (del 3%) mentre il greggio (anche valutato in euro) si è deprezzato in misura significativa (del 30% circa). In base alle nostre simulazioni, ne deriverebbe un impatto aggiuntivo di circa 0,3% sul PIL medio annuo. L’effetto sull’occupazione è positivo ma di minore entità (0,1%). L’impatto netto sull’inflazione è significativamente negativo (‐0,5%).

Fonte : BondWorld.it


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