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AW Paesi e Emittenti: La Cina e la Russia hanno siglato un accordo per la cooperazione nel settore energetico

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Cina – Russia. La Cina e la Russia hanno siglato un accordo per la cooperazione nel settore energetico, dalle forniture russe di gas sino al nucleare. Proprio sul gas naturale è stata posta la maggior attenzione, in merito al quale sono stati presi accordi di massima che verranno sviluppati in futuro. Gazprom…

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potrebbe addirittura ricevere un prestito da parte dello stato cinese al fine di concludere l’accordo. La conclusione dell’intesa sul gas permetterebbe alla Russia di incrementare il suo potere sul controllo dell’energia, diversificando le esportazioni a est, considerato che ora la maggior parte dell’export è diretto verso l’Europa. Con riferimento al petrolio, la Cina avrebbe richiesto alla Russia di raddoppiare le forniture per i prossimi anni. Eventualità tuttavia di difficile attuazione tecnica da parte della Russia.

Usa – Cina. Il Congresso Usa ha approvato la legge volta ad introdurre dazi doganali per i prodotti cinesi, a Causa della decisione della Cina di non svalutare lo yuan, mettendo così in pericolo la competitività delle imprese statunitensi e le loro esportazioni. La Cina ha subito accusato gli Stati Uniti di non comportarsi in conformità alle regole del WTO. La legge americana non piace neanche alle imprese Usa che hanno l’attività produttiva dislocata in Cina, secondo le quali i nuovi provvedimenti non sono la soluzione per rilanciare l’economia Usa. Per essere approvato definitivamente, il progetto di legge dovrà essere approvato in Senato.

Regno Unito.
È Ed Milliband il nuovo leader del partito laburista inglese, si è battuto nel testa a testa finale col fratello David di idee più centriste, dato inizialmente per favorito. Il fratello Ed, 40 anni, collocato più a sinistra, ha trionfato grazie all’appoggio dei sindacati, che si stanno battendo contro i duri tagli alle spese della coalizione Conservatori-Liberal Democratici. Durante il suo primo discorso, il nuovo leader ha criticato Brown ed ha accusato il partito di non aver saputo resistere alla deregulation del mercato finanziario. Intanto è si aperto il dibattito in UK in merito alla possibilità di una nuova politica monetaria espansiva con i membri del Monetary Policy Commettee (MPC) della Bank of England spaccati in merito. Secondo il membro esterno Adam Posen, tali misure sarebbero necessarie e ha chiesto quindi di incrementare il programma di quantitative easing, considerata la situazione economica stagnante e il calo della fiducia dei consumatori. Tuttavia, John Gieve, ex-Governatore della BoE e membro del MPC, sostiene sia giunto il momento di alzare i tassi dallo 0,5% attuale, considerato il livello di inflazione, pari al 3,1%, per il nono mese consecutivo più elevato rispetto al target della banca centrale del 2%.

Irlanda.
La banca centrale irlandese ha stimato un costo massimo di 34 miliardi di euro per il salvataggio di Anglo Irish Bank, con un minimo di spesa di 29,3 miliardi, mentre per Allied Irish Banks è necessario un aumento di capitale da 3 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Secondo indiscrezioni, Allied Irish potrebbe inoltre cedere la sua partecipazione del 22,4% nell’istituto Usa M&T Bank a degli investitori istituzionali, dopo che si sono interrotte le trattative con Santander. Sul fronte dei conti pubblici irlandesi, la banca centrale d’Irlanda ha tagliato le previsioni sulla crescita del Pil allo 0,2% dal precedente 0,8%. La banca, nel bollettino trimestrale, ha avvertito che, alla luce dei timori internazionali sulla tenuta delle finanze irlandesi, il governo guidato da Brian Cowen non potrà evitare ulteriori tagli di bilancio. Il Prodotto nazionale lordo, considerato una misura migliore dell’economia irlandese perché esclude i profitti delle multinazionali che operano nel Paese e gli interessi pagati sul debito estero, è visto, dalla banca centrale, scendere dell’1,7% nel 2010. Il deficit di Dublino è invece stimato al 32% del Pil a causa delle regole Ue sui bilanci, che costringeranno l’Irlanda a contabilizzare gli aiuti al settore bancario. Depurato degli interventi a sostegno delle banche, il deficit, ammonta all’11,6% circa. Il Governo irlandese sta valutando l’ipotesi di chiedere ai detentori di obbligazioni subordinate in Anglo Irish Bank di condividere parte dei costi di smantellamento dell’istituto di credito nazionalizzato, ipotesi che piace all’Ue.

Hedge Fund. La Germania e la Francia hanno unito le loro forze nel tentativo di bloccare la nuova regolamentazione Ue riguardante gli hedge fund che potrebbe permettere agli asset manager con sede al di fuori dell’Ue di ottenere un “passaporto europeo” per poter vender i loro prodotti nell’Unione Europea. L’obiettivo dichiarato è quello di ostacolare quei fondi che hanno le loro sedi in paradisi fiscali. Tuttavia, si rischia di porre regole restrittive anche ai fondi di altri Paesi, come quelli statunitensi. A non essere d’accordo con la Germania e la Francia in merito alla questione è il Regno Unito, dove sono presenti diversi fondi con sede legale in paradisi fiscali per sfruttare una tassazione più conveniente. La linea inglese è quella appoggiata da Bruxelles.

Goldman Sachs. Loyd Blankfein, ceo di GS, ha avvertito che l’investiment bank potrebbe spostare le sue attività in altre aree nel caso il giro di vite sulla regolamentazione del settore bancario diventasse troppo duro in alcune giurisdizioni. Implicito il riferimento all’Unione Europea che tuttavia resta di fondamentale importanza per la banca, visto che ora le attività Usa pesano meno del 50%. Il ceo ha comunque precisato di sostenere le nuove regole per il settore bancario sinora approvate, che tuttavia peccano di non omogeneità tra i diversi Paesi.

Spagna. Anche Moody’s ha tolto il massimo livello creditizio allo stato spagnolo abbassandolo a Aa1 con outlook stabile, seguendo quindi le orme di Standard & Poor’s che aveva tagliato per prima il rating nel gennaio 2009 e Fitch (maggio 2010). La motivazione indotta dall’agenzia di rating riguarda le precarie condizioni economiche del Paese. Nel dettaglio, Moody’s si aspetta che l’economia spagnola cresca in media solamente dell’1% l’anno per diversi anni. Ha però aggiunto che la Spagna raggiungerà gli obiettivi di bilancio che si è proposta per l’anno in corso e per il prossimo, ma saranno necessarie altre misure per ridurre il deficit dopo il 2011. Infatti, secondo Moody’s, potrebbe risultare difficile ridurre il deficit sotto il 3% del Pil entro il 2013. Il riequilibrio dell’economia spagnola, al di là dal settore real estate che richiederà diversi anni, è in corso e l’impegno del governo nella riduzione nel debito è tra le ragioni principali che hanno portato a rivedere il rating di un solo gradino. Ma l’impegno per la salvaguardia dei conti pubblici non è stato ben accettato dai lavoratori spagnoli, i cui sindacati hanno indetto il primo sciopero generale da otto anni a questa parte. Nonostante abbiano partecipato allo sciopero circa il 70% dei lavoratori (secondo quanto hanno dichiarato le sigle sindacali spagnole), non si sono verificati scontri e i disagi sono stati limitati. Sulla base del successo ottenuto dallo sciopero, il Governo spagnolo è pronto a rivedere il progetto di aumento dell’età pensionabile.

BHP – Potash. Prosegue la battaglia legale tra BHP e Potash con la prima che chiede ai giudici Usa di respingere la richiesta di documentazione avanzata dal produttore di fertilizzanti Potash, vittima di una scalata ostile di 40 miliardi di dollari da parte di BHP. Secondo BHP, Potash sta utilizzando la vertenza legale per ottenere informazioni riservate della società mineraria australiana, nonché per prendere ulteriore tempo. Sembra invece fallito il tentativo della cinese Sinochem di lanciare una contro-offerta con il supporto dei fondi pensione canadesi. Fallite anche le trattative della società cinese di un possibile accordo per un’offerta congiunta con la società russa Uralkali, anch’essa produttrice di fertilizzanti. Per la Cina persistono quindi i timori di un cambio di gestione di Potash, che potrebbe spingere verso l’alto il prezzo del cloruro di potassio, essenziale per aumentare la produzione di grano per il fabbisogno della nazione in forte crescita.

Liberty Mutual Agency. Quella che doveva essere la più grande IPO del 2010 negli Stati Uniti è stata rinviata. La quotazione della compagnia assicurativa Liberty Mutual Agency, attraverso la quale la capogruppo Liberty Mutual Group voleva ottenere circa 1,3 miliardi di dollari, non verrà effettuata in quanto, secondo la controllante, la richiesta di titoli da parte del mercato è risultata inferiore rispetto alle aspettative. A questo vanno ad aggiungersi, sempre secondo la società, una ripresa economica che stenta a decollare, un’elevata volatilità del mercato azionario e una sottovalutazione dei titoli del settore assicurativo che non permettono di ottenere un prezzo di vendita appropriato al valore della società.

British Petroleum. Robert Dudley ha ufficialmente preso le redini di BP, sostituendo così il precedente ceo Tony Hayward, dopo le polemiche che hanno investito la compagnia petrolifera dopo la fuoriuscita di greggio dal pozzo del Golfo del Messico. Dudley, divenuto responsabile della pulizia nel Golfo del Messico, avrà il compito di gestore una situazione aziendale con molte incertezze, tra le quali le trattative per il risarcimento del disastro ecologico causato da BP. Molta sarà inoltre la pressione per ristabilire la reputazione e l’indipendenza della compagnia, dopo le continue indiscrezioni in merito a possibili interessamenti dei maggiori concorrenti. A tal fine il nuovo ceo ha già affermato di voler creare una nuova divisione di BP dedicata alla sicurezza mentre il ritorno al dividendo potrebbe avvenire già dall’anno prossimo. Dudley sostiene inoltre che 20 miliardi di dollari sono una cifra ragionevole per ripagare i danni provocati da BP nel Golfo del Messico. BP, dovrebbe inoltre lanciare bond a 4 e 7 anni per un totale di 2 miliardi di euro. L’emissione è stata divisa equamente in due scadenze: una a 4 anni prezzata a 135 punti base sul mid-swap e una a 7 anni a 160 punti base, rating A2/A (stable/negative).

Brasile. La candidata del partito al governo, Dilma Rousseff, è prima alle elezioni presidenziali che si sono svolte ieri in Brasile, ma dovrà affrontare il ballottaggio, dopo che diversi elettori le hanno voltato le spalle a causa di uno scandalo di corruzione e delle sue idee in campo sociale. Rousseff, l’ex guerrigliera marxista scelta dal presidente Lula per proseguire nelle politiche economiche di centrosinistra che hanno fatto del Brasile uno dei più apprezzati mercati emergenti, ha ottenuto il 46,9% dei voti validi. Aveva bisogno del 50% per evitare il ballottaggio del 31 ottobre, dove affronterà José Serra, governatore dello stato di San Paolo, arrivato secondo con il 32,6%. Inaspettato è stato il gradimento del terzo candidato, la verde Marina Silva, che ha ottenuto il 19,3%.


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