grecia 1

AWFI: Alle volte i problemi nascono per questioni di “Wording”

Alle volte i problemi nascono per questioni di “Wording”. Penso che in pochi avrebbero immaginato di vedere una curva greca tanto massacrata quanto in questi giorni…..

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Michele Romano – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


L’inversione è netta con una curva CDS sostanzialmente flat: dopo aver varcato la soglia dei 600 bps tra giovedì e venerdì, in apertura di settimana la base ha raggiunto area 565 bps spread sui due anni ed area 200 bps sui 5.
Quest’ultimo nodo è stato quello più colpito dalla volatilità oscillando in settimana in maniera violenta tra i 150 ed i 550 bps, complici ovviamente i rendimenti “mostre” sul cash spinti al rialzo dalle speculazioni riguardo la possibile ristrutturazione del debito greco.
Parlavamo appunto di una questione di wording. Fino a qualche giorno fa i policy maker dell’Europa centrale (i ferrei tedeschi) si erano potuti trincerare dietro una questione sintattico/logica.
Se non ci hanno chiesto i soldi, allora non dobbiamo neanche discutere sui termini per darglieli. Basti sapere che questi soldi li abbiamo e possiamo sborsarli con rapido preavviso.
Ma una volta messo alle strette il ministro delle finanze tedesco Schauble si è trovato costretto a rivedere le sue posizioni, stretto tra le maglie di una feroce opposizione interna che vede ormai l’euro come una limitazione piuttosto che come un vantaggio.
I soldi si, ma a patto che si inizi a tagliare. La questione qui diventa semantica, laddove il senso ultimo della parola tagliare va inteso da unire a: tutto e subito.
A parte le facili ironie del caso sulla situazione greca (due deputati tedeschi starebbero preparando un pitch book per la vendita di un paio di isole, e ci chiediamo se non ci siano già bid tedeschi) e sui rischi che corrono gli altri periferici, dobbiamo necessariamente notare che il terrore dello “straniero al ministero” (del tesoro) sembra essere in realtà una certezza. Sebbene la scure dell’IMF sembri essersi affinata nel corso degli ultimi anni, altrettanto non può dirsi delle proposte tedesche.
Veniamo al secondo punto: l’Euro. Spingersi a sottolineare come, in fondo, le turbolenze innescate dalla Grecia abbiano indebolito l’euro quel tanto che basta a ridare fiato alle esportazioni mi sembra un po’ come pretendere che trovarsi sotto un acquazzone senza ombrello sia un buon modo per risparmiare sull’acqua utilizzata per la doccia.
Trovo lo “stratagemma” un po’ aggressivo. Da questo punto di vista speculazioni interessanti sono state prodotte (in quantità industriali) sulla potenziale sopravvivenza dell’euro ad un eventuale default greco.
Fare calcoli sul peso della Grecia sull’economia dell’eurozona (il famoso 3% del Pil) potrebbe essere misleading.
La presenza di una limitatissima dispersione dei rendimenti sui bond a 10 anni all’interno dell’eurozona (nonostante i rating dei singoli paesi siano decisamente differenti) rappresenta di per sé un valido esempio di come l’idea stessa delle politiche monetarie di convergenza impattino sull’andamento dei mercati.
A rigor di logica, dunque, un default greco non rappresenterebbe solo il mancato rimborso di alcune obbligazioni, ma il più vasto fallimento di una precisa filosofia economica.
Questo genererebbe immediatamente un rialzo nei tassi a livello di tutto il sistema con conseguenze che sono probabilmente sottostimate da alcuni policy maker.
Una cosa deve essere chiara, la tendenza delle banche dell’eurozona a comprare titoli di debito pubblici denominati in euro rappresenta una debolezza che potrebbe avere conseguenze devastanti.
Il default della Grecia comporterebbe necessariamente un completo risk-repricing sui governativi che potrebbe riportarne i rendimenti sulla media storica devastando di fatto le sottili armi di trasmissione della politica monetaria della BCE.
A questo punto si profila un problema quantitativo. La definizione del rating infatti è frutto della ponderazione di una serie di fattori. Tolto il supporto implicito dell’appartenenza all’unione europea (ed all’euro a questo punto) il repricing del rischio sovrano sarebbe confermato anche dai rating.
Ci renderemmo improvvisamente conto che la suddivisione tra Emerging e Developed Markets non regge più. Ancora una volta sarebbe necessario un cambiamento di “wording”.
Avremmo infatti paesi “vecchi”, caratterizzati da crescenti tensioni sociali e da una situazione finanziaria prossima al collasso, da paesi “nuovi”, che come le formiche hanno approfittato dello sviluppo e di economie di conoscenza per accantonare riserve, risorse e fondi pensionistici. Potremmo così scoprire che sulla base del default Greco (e delle potenziali pressioni che potrebbero nascere su stati quali Italia, Portogallo, Belgio, Irlanda etc etc etc) le matrici di transizione sui sovrani prodotte dalle società di rating abbiano bisogno di una rivisitazione.
Normalmente si identifica nell’”anziano” quantomeno una maggior capacità di discernimento. L’abilità insomma di trarre insegnamento dal passato per evitare che l’anziano (o i più giovani) non commettano nuovamente gli stessi errori.
Da questo punto passa sicuramente l’idea per la quale i paesi vecchi possono ancora competere con i paesi giovani per via della loro capacità di gestire ed arginare crisi sistemiche, riducendo così la volatilità degli investimenti.
Da questo punto di vista, il passaggio “generazionale” dei diritti di voto in ambito IMF sembra avere un significato allegorico ancora più grande.
Sottolineato peraltro dal recente meeting svoltosi a Washington che ha auspicato la rapida ratifica dell’accordo programmatico di Istanbul.
Il meeting dell’IMF di questo week-end non ha fornito particolari spunti di discussione. Il ministro delle finanze giapponese ha raffreddato l’eccitazione dei giornalisti confermando che non si è parlato di rivalutazione dello Yuan probabilmente perché la Cina “non avrebbe gradito molto”. Nonostante l’aprirsi di un fronte “no-tax” e il compiacimento per una graduale ripresa anche nei paesi emergenti (quale riflesso dei consumi dei G20) il meeting si è svolto in qualche modo “aspettando Godot” che, infatti, non è arrivato.
E’ sempre più forte la sensazione che la Cina stia utilizzando un approccio simile a quello dell’allora segretario del tesoro John Connolly che, nel 1971, disse davanti ad un basita delegazione europea: “The Dollar is our Currency, but Your Problem”.
La dichiarazione sarebbe coerente anche con l’idea (portata avanti da Geithner) che il peg dollaro-Yuan costringe gli Stati Uniti a decidere politiche monetarie che hanno un impatto combinato sia sul dollaro che sulla divisa cinese.
Giovedì i capi delle banche centrali indiana e brasiliana avevano già appoggiato in maniera chiara ed esplicita la causa di una rivalutazione dello Yuan.
E’ stato il segnale più esplicito di una nuova tendenza a livello globale che vede anche le economie emergenti fare pressioni per una rivalutazione dello Yuan.
Nel corso delle passate settimane anche personalità fino a poco tempo prima piuttosto scettiche (ci riferiamo a Jim O’Neal) sembrano avere sposato la causa di una rivalutazione dello Yuan nel giro di poche settimane.
Sicuramente va considerato come il potenziale impatto sugli emergenti derivante dall’apprezzamento dello Yuan (ancora incerto solo nel timing).
Se da un lato verranno avvantaggiate le esportazioni di alcuni paesi, per altri potrebbe intervenire un effetto trascinamento che aumenterebbe la tendenza alla rivalutazione che nel lungo termine andrebbe a minare il differenziale competitivo nei confronti delle “vecchie” economie.
Sempre in ambito IMF, il botta-e-risposta tra il già citato Geithner e Darling sulla questione della regolamentazione e della tassazione del sistema finanziario.
Il paventato rischio di “arbitraggi regolamentari” è un chiaro segno proprio di questa crescente contrapposizione tra vecchio e nuovo in un lotta per risorse ed investimenti che diventa sempre più palese.
L’esigenza di interventi coordinati (ed il peso che il G20 ha assunto nel corso degli ultimi 18 mesi, mandando di fatto in pensione il G8) è solo il primo sintomo di debolezza delle economie industrializzate che, dopo anni passati ad esternalizzare le produzioni, finiscono per cercare di arginare il potenziale esodo di quell’industria di servizi che in molti paesi costituisce ormai la colonna portante del gettito fiscale dei governi.
Per la settimana entrante ci auspichiamo che si raggiunga un accordo. Ci auspichiamo che i lavoratori greci comprendano di essere parte di un cambiamento più grande: severi tagli nei salari delle posizioni più costose e più importanti incentiverebbero infatti l’imprenditoria e lo sviluppo del settore privato incentivando una crescita secondo quello che è stato lo sviluppo della Germania federale all’indomani della riunificazione.
Nel frattempo l’S&P 500 macina nuovi massimi lasciando dietro se gli indici europei in qualche modo “schiacciati” dal peso del rischio sovrano.
Nel corso della settimana infatti la correlazione tra l’andamento dei CDS greci e quella del SovX è stata elevata (scontato) tanto quanto quella nei confronti del Crossover (chiaro segnale di ritorno della risk aversion).

27042010 1


DISCLAIMER
Il presente materiale informativo non è destinato a clienti al dettaglio o potenziali clienti al dettaglio, ma è rivolto unicamente a investitori professionali quali: 1) banche; 2) imprese di investimento; 3) imprese d’assicurazione; 4) società di gestione collettiva del risparmio. In nessun caso il presente materiale informativo potrà essere distribuito a soggetti diversi da quelli sopra indicati.
Il presente materiale informativo è il prodotto di un desk di vendita/trading e non del dipartimento ricerca. Le opinioni espresse possono differire da quelle di altre divisioni di AbaxBank, incluso il dipartimento ricerca. AbaxBank può effettuare operazioni di trading su qualsiasi dei nominativi menzionati nel documento e potrebbe avere accumulato posizioni lunghe o corte negli strumenti stessi o in strumenti derivati.

Abaxbank pertanto non assume alcuna responsabilità nel caso in cui tale documento sia in qualunque modo messo a disposizione di un soggetto diverso da quelli sopra indicati. Le notizie di cui al presente documento hanno una finalità puramente informativa e non si propongono in alcun modo di sostituire l’autonomo giudizio degli investitori professionali cui le notizie medesime sono destinate. In particolare, tali notizie non costituiscono una proposta di contratto, né,
tantomeno, offerta o sollecitazione ad acquistare o vendere strumenti finanziari. Eventuali generiche indicazioni circa l’andamento dei tassi di cambio e/o di altri indicatori finanziari oggetto di analisi, benché siano fornite in buona fede sulla base dei dati disponibili, non costituiscono in alcun modo quotazioni operative ai fini della conclusione di operazioni su strumenti finanziari.
Il presente materiale informativo non costituisce, altresì, prestazione di attività di consulenza da parte di Abaxbank. L’opinione e le indicazioni espresse da Abaxbank nel presente documento potrebbero, infatti, variare nel tempo, senza necessità di comunicazione da parte di Abaxbank. Abaxbank non fornisce, dunque, alcuna garanzia sul risultato di eventuali investimenti negli strumenti finanziari/tassi di cambio che sono oggetto dell’analisi.

Pertanto né Abaxbank, né alcuno dei suoi rappresentanti, amministratori e dipendenti potrà essere ritenuto in alcun modo responsabile per le perdite o i danni a chiunque derivanti in conseguenza dell’uso, a qualsivoglia titolo, delle notizie contenute nel presente documento.

Fixed Income Area & OFP


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.