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AWFI: EFSF vs EFSF: le “regole di condominio a garanzia” nascondono le Incertezze sul rischio contagio e sull’esposizione del club dei AAA.

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Meccanismi operativi di sostegno alla prova del mercato mentre il Club AAA si riunisce per la prima volta evitando di sottolineare come soprattutto l’esposizione di Francia e Germania sia di gran lunga superiore a quella dell’Italia. Per non parlare dell’esposizione dell’Inghilterra verso l’Irlanda che si arrocca nell’opzione opt-out offrendo un sostegno laterale al pacchetto. La prima emissione EFSF debutta con ordini di oltre 40 mld eur su una size 5 mld eur a midswap +6 bp a 5 anni mentre l’EU (EFSM-EA 27) aveva piazzato il 5 gennaio 5 mld eur a 5 anni a midswap +12 bp……

Questo materiale è destinato unicamente ad Investitori Professionali

Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP


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“Ogni promessa è debito” varrebbe proprio la pena di dire di fronte alla conferma dell’impegno preso dal Giappone (preannunciato nell’Abax Weekly dell’11 gennaio) di sottoscrivere il 20% della prima emissione EFSF (EA16 meno Slovacchia, Grecia e Irlanda) che ha raccolto un book otto volte superiore all’ammontare effettivamente emesso. Per quanto riguarda l’impianto delle garanzie, pare chiaro a tutti che un’emissione AAA di questo genere, anche se overcollateralizzata ma non “joint and several”, vede in prima linea proprio quei Paesi che hanno il massimo merito creditizio. Ed il tentativo di questi ultimi di fare corpo a sé non trova nessuna logica quando la stessa Germania possiede, per esempio, 187 mld eur di titoli delle banche irlandesi (superiore al Pil irlandese!) mentre le banche italiane sono esposte solo per 22 mld di eur. E quindi Francia, Germania e la stessa UK, che ha offerto un aiuto laterale non essendo SME, intervengono perché devono e non per salvare i PIIGS dall’effetto contagio!

L’emissione EFSF resta meno appetibile di BEI (vedi la nuova EARN odierna a 3 anni ms -6/8) e Cades ed inoltre pone qualche dubbio sul prezzo “politico” che l’Irlanda deve pagare e che ha visto l’utilizzo come parametro principale del livello dei CDS. In sostanza chi partecipa all’EFSF vede un’Irlanda pagare swap più 350/450 contro un costo di finanziamento, come si è detto, decisamente basso. Il differenziale remunera quindi ampiamente i partecipanti al pool.
Ovviamente accantonata l’ipotesi di allargamento dell’EFSF a Paesi come l’Italia che restano in termini di debito più che “ too big to fail” dei ”too big too be saved” per l’EU, ma fortunatamente attualmente stanno capitalizzando un ritorno di interesse crescente, che però paradossalmente potrebbe altresì essere condizionato proprio dalle emissioni EFSF.
L’atmosfera che si respira sui mercati finanziari è decisamente migliore di quella che si percepisce in politica dopo la caduta del Governo irlandese, il braccio di ferro tra il MinFin spagnolo Salgado e Moody’s e la latitanza da ben 200 giorni di quello belga. Ma il punto non è solo una stabilità di Governo proattiva per mettere in atto misure fiscali draconiane necessarie a tutti gli Stati, ma soprattutto recuperare sul lato della credibilità finanziaria possibilmente prima che certi sondaggi come quello di Davos, di cui parliamo qui sotto, minino alla base quella fiducia necessaria a riportare i real money verso un’asset allocation non solo fatta di covered bond (mese di gennaio record per questo segmento!) e titoli governativi, ma anche capace di ampliare la diversificazione nuovamente verso la carta bancaria europea, abbandonando le strategie eccessivamente difensive.

Contagio nei Paesi islamici. Le tensioni politiche nell’area del Mediterraneo, come descriviamo nelle News della settimana, si allargano da Tunisia e Albania sino a lambire l’Egitto, e potrebbero estendersi ad Algeria e Giordania.

Il deterioramento delle condizioni socio economiche tipiche dei regime più autoritari alimentano le tensioni politiche settarie che a macchia d’olio si stanno estendendo dal Nord Africa al Medio Oriente alimentando non poche preoccupazione dall’Osservatorio privilegiato e di leadership saudita.

Forse qualche riflessione in più sul fallimento delle politiche EuroMed sarebbe d’uopo… Certamente questa situazione potrebbe anche aiutare l’accordo israelo-palestinese incagliato sulla moratoria in Cisgiordania sui nuovi insediamenti e su Gerusaemme est, ma il segno sancito dal CIO con gli israeliani per allenare la squadra palestinese per le prossime Olimpiadi di Londra 2012 è un segno non trascurabile.

Sociale ed Occupazione anche per Obama: nel discorso alla Nazione incentrato su “tagli ed efficienza”. Cinque anni di congelamento per tutta una serie di capitoli di spesa a forte impatto sul deficit americano verso il quale l’IMF lancia un Alert importante pronosticando lo sforamento della double digit al 10.75% nel 2011 e richiamando l’attenzione anche sul debito che potrebbe raggiungere il 110% del PIL nel 2016. Ovviamente senza contare i famigerati debiti municipali, per i quali alcuni analisti parlano di un 300%! Obama cerca di venire incontro alla richiesta dell’IMF su un piano credibile di medio termine per risanare le finanze pubbliche riportando l’attenzione su tutte quelle misure che potrebbero favorire il rafforzamento del trend di ridimensionamento di una disoccupazione ancora molto lontana dal target governativo del 5%. Il piano di Obama che ha come obiettivo tagli fino a 100 mld di $ nel 2011 spiazza i Repubblicani e li costringe a venire a patti sul budget, ovviamente dopo un inevitabile braccio di ferro. Obama guarda alle elezioni 2012 implementando da tre a 5 anni il piano 2010, e riporta la palla in mezzo al campo dopo aver subito un pressing post sconfitta elettorale autunnale pesante. Gli investitori plaudono ed attendono fiduciosi il risultato del dibattito. Intanto i cinesi imperterriti continuano a guadagnare terreno sugli scambi commerciali internazionali e sul processo di internazionalizzazione dello yuan contribuendo a ridurre gli spazi di manovra americani all’estero… Ed il sorpasso di GM nella vendita di auto in Cina superiore a quelle vendite in USA è la dimostrazione che il mondo economico finanziario non può più fare a meno della Cina.

DAVOS 2011: uno sguardo al sociale ed i timori su Eurozona. Il sondaggio Bloomberg da Davos vede il 56% dei partecipanti temere che una o più delle nazioni europee possano lasciare l’Eurozona entro il 2016, ed un 11% addirittura entro un anno. La maggioranza è fiduciosa sulla Spagna mentre sul Portogallo i pareri son molto divisi.

Il Meeting più importante per i banchieri a livello mondiale, dopo l’IMF Meeting di Ottobre, si apre all’insegna di un tema prioritario legato alla sostenibilità della crescita economica e quindi alla
massima attenzione per i temi sociali che vedono Governi e banche uniti nel tentativo di offrire soluzioni e supporto al ripristino di condizioni produttive e socio economiche effcienti e sostenute.

L’altro tema che vede tutti uniti è la resistenza all’eccessiva complessità dell’impianto di nuove regole che da Basilea 3, la “rule N.1”, sino alle prossime Direttive europee che si abbatteranno sulla patrimonializzazione delle banche, già impegnate a gestire un roll over del debito complesso per il permanere di una certa difficoltà del mercato di assorbire carta bancaria e tutto proteso verso la carta governativa, comunitaria ed in parte su Corporates ed EM.

Ad una voce sola si invoca un “level playing field” che allinei tutti i continenti e permetta a tutte le entità che operano sul mercato di “giocare ad armi pari”, e questa resta forse la maggior sfida per i banchieri infreddoliti di Davos.

Nella pre conference di lunedì a Parigi l’ammonimento di alcune banche primarie core UE verso quei Paesi che dovessero eccedere in virtuosismo delle istituzioni di mercato impone una riflessione. Si vuole scoraggiare quei Paesi che inseriranno troppo presto, e quindi prima del tempo, regole eccessivamente rigide… E quindi le Autorità di Mercato dei Paesi che cercano di bruciare le tappe sulla dimostrazione di eccessive virtù disallineate al resto dell’UE sono avvisate!


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