Quando si parla di Panico e Paura (parafrasando il ben più noto Greed & Fear di CLSA) ci si aspetta qualcosa di simile a quanto visto nel corso della passata settimana. Nelle ultime 10 sedute il crossover si è mosso nervosamente tra i 550 ed i 630 bps
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Michele Romano – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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Una chiave di interpretazione potrebbe darla la riunione sudcoreana del G20 svoltasi lo scorso week-end. Il comunicato seguito al meeting ha dato ampio risalto al ritmo con il quale dovrà effettuarsi il consolidamento fiscale. Passato il tempo per gli stimoli, ora è il momento di ritornare a restringere gli attivi del bilancio pubblico traendo “profitto” dai crescenti utili industriali. Non è probabilmente questa la sede per discutere del fatto che una porzione consistente degli introiti pubblici derivino dalle famiglie e neanche per dissertare riguardo all’ancora lontano traguardo di inversione del trend occupazionale (in America si discute di base effect che ha in qualche modo “falsato” la reale inversione del trend). Insomma magari possiamo non discuter del timing ma non possiamo ignorare gli strali lanciati dall’onnipresente Roubini sulla crescita europea, che hanno in tutti i modi possibili monopolizzato le pagine dei quotidiani europei nel corso delle passate settimane.
Sicuramente i primi dubbi riguardo al fatto che Roubini possa, nel medio periodo, avere in qualche modo ragione iniziano a sfiorare anche i puristi del bull market. Gli strategist sembrano divisi tra quelli che vedono un bull market continuare sugli emergenti e quelli che vedono tutto nero e basta. Il primo round di tightening fiscale è stato però avviato dalla Spagna ad inizio d’anno (con effetti modesti), tutte le altre iniziative entreranno in vigore da qui alla fine dell’anno. Abbiamo dunque un po’ di strada da fare prima di fasciarci la testa ed i risultati potrebbero essere tendenzialmente positivi nel breve periodo. Il ritracciamento di 1/3 del rally dell’anno scorso sull’S&P 500 non è detto rappresenti l’anticamera dell’inferno.
El-Arian, dal Financial Times, sottolinea i potenziali punti critici del comunicato, tra questi ci ha colpito la sua fotografia di un mondo “a più velocità” nel quale vanno riconsiderate le prospettive di “auto sostentamento del recupero del settore privato nelle economie industriali”. Sicuramente le due anime del comunicato (attenzione ad una crescita ancora debole e prontezza nel rispondere a nuovi problemi vs. necessità di limitare i problemi di bilancio delle singole economie) sembrano puntare ad un progressivo decoupling tra le economie. Anche qui ulteriori divisioni. Paesi sviluppati contro emergenti o Europa contro tutti? Il peso degli emergenti è testimoniato dal commitment ad aumentare il loro diritto di voto in seno alla world bank del 3.13%, mentre per ciò che concerne l’Europa in apertura di settimana spiccano soprattutto le manovre di UK e Germania. In Regno Unito Cameroon mette in guardia il proprio elettorato sulle difficoltà nel gestire un deficit di bilancio pari a 156 mld di GBP. Il prossimo periodo di restrizioni sarà a sua detta “difficile per tutti”, ed il budget che verrà presentato il 22 giugno (anticipato da tagli per 5.6 mld di GBP) potrebbe riproporre uno scenario simile a quello che si trovò ad affrontare Margarethe Thatcher. In Germania il cancelliere tedesco Angela Merkel ha approntato un piano per ridurre il deficit di bilancio da 80 mld di Euro da qui al 2014, riportandolo così agevolmente entro i limiti imposti dall’UE. L’obbiettivo passerebbe attraverso il taglio di 15.000 posti di lavoro nel settore pubblico e non dovrebbe passare attraverso un aumento delle imposte. Gli effetti della manovra, sostengono gli esponenti del governo tedesco, saranno principalmente strutturali (a titolo esemplificativo per i partner dell’area euro). L’- obbiettivo è ovviamente quello di non ridurre la competitività delle industrie tedesche ma sarebbe raggiunto attraverso gli strumenti più controversi presentati negli ultimi: tagli sul settore pubblico, carbon (ma anche nuclear) Taxation e Imposizione sul settore finanziario.
Il terzo grande tema (liquidato in verità piuttosto brevemente) è appunto quello della cosiddetta Tobin Tax (o bank levy). Nessun accordo in tal riguardo anche se Stati Uniti e Germania si sono già attivati in merito. Continua in tal senso a persistere il rischio di un “moral hazard” a livello di sistema. Non dobbiamo dimenticare che ciò che è successo in Islanda è frutto del mero incentivo alla crescita per le banche domestiche.
La presenza di una sproporzionata competizione tra sistemi potrebbe infatti portare trasferimenti opportunistici di una serie di operatori di piccole e medie dimensioni che da un lato eroderebbero gli introiti dello stato di partenza, e dall’altro andrebbero ad ingigantire il settore finanziario dei paesi di destinazione. La presenza di sistemi finanziari con asset “multipli” del PIL esporrebbe i paesi a severe conseguenze nel corso di crisi cicliche che colpiscano i singoli paesi, esattamente come succede agli stati dipendenti dalle commodities nelle fasi ribassiste del ciclo economico globale.
Sul piano Micro da segnalare ancora pesanti rumors di mercato che venerdì hanno travolto i CDS 5 years di Società generale, che sono passati da 160 bps ad oltre 180 bps sull’onda lunga di possibili pesanti perdite sul trading di derivati. Le perplessità hanno preso piede dalle forti esposizioni che il gruppo avrebbe verso l’est Europa: il widening non sarebbe rientrato nonostante le smentite ufficiali dell’azienda e il parziale rientro della “non crisi” ungherese.
Continua ad aumentare la volatilità sui mercati del credito con Bid più aggressivi (o più ragionevoli a seconda dei punti di vista) nei momenti di maggiore positività del mercato. Trading opportunistici possono essere sfruttati cavalcando le fasi allargamento generalizzato dei mercati. Un classico Long Hi-Vol short Main potrebbe garantire dei risultati convincenti se “montato” in un momento di positività dei mercati. IL trading range visto questa settimana è destinato a rimanere intatto in attesa della prossima stagione di Earnings che potrebbe avere un effetto placebo quantomeno sui nervi degli investitori. Unica eccezione sono i financial, in attesa di possibili downgrade per alcune Banche Usa (a seguito dell’introduzione della nuova legislazione bancaria) e soprattutto con l’imminente presentazione di possibili nuove regole di capitalizzazione in ambito Basilea III e non.
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